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GIUSTIZIA TROPPO LENTA. A PERUGIA LA CORTE D'APPELLO RISCHIA LA PARALISI

Giusto processo, imparzialità del giudice, velocità del procedimento. Sono questi i temi affrontati nell'incontro di ieri al Rotary Club da alcuni esponenti di primo piano della magistatura umbra e nazionale.

Giuseppe Nicoletti, presidente onorario della Corte dei conti, ha illustrato i cambiamenti dellarticolo 111 della Costituzione della Repubblica italiana dopo le modifiche apportate con la legge costituzionale n. 2 del 1999. Principi come il giusto processo, la terzietà del giudice, il contraddittorio nella formazione della prova. Valori che per molto spesso non vengono applicati adeguatamente tanto da spingere il legislatore a varare nel 2001 la cosiddetta legge Pinto che disciplina il diritto di ogni cittadino di richiedere la riparazione a seguito di un danno subito per l'eccessiva durata di un processo.Mauro Volpi, costituzionalista gi consigliere laico del Consiglio superiore della magistratura, ha affermato che il problema centrale della giustizia italiana è la lentezza, effetto di altri punti critici come la carenza di personale, il cattivo impiego delle risorse, lelevato numero di avvocati, i troppi magistrati fuori ruolo. Secondo Volpi la politica italiana dovrebbe cominciare a discutere seriamente sulla riforma della giustizia ed in particolare sulla durata dei procedimenti.Ulteriori difficoltà sono state evidenziate dal presidente della Corte d'Appello di Perugia Wladimiro De Nunzio in particolare per gli uffici giudiziari del capoluogo umbro. Anticipando alcuni punti della prossima relazione annuale, De Nunzio ha spiegato che a causa della competenza sulle sentenze del Tar del Lazio la Corte d'Appello di Perugia rischia la paralisi per la valanga di ricorsi su cui deve esprimersi.

Alberto Bellocchi, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Perugia, ha invece posto laccento sull'eccessivo numero di fasi che caratterizzano i procedimenti. Paragonato a quelli di altri paesi europei – ha spiegato – il sistema giudiziario italiano mostra una sproporzione nel numero di procedure, circostanza che determina l'eccessiva durata dei processi.

Al termine i tre relatori hanno concordato sulla necessità urgente di trovare, per la giustizia italiana, un punto di equilibrio fra efficacia e velocità.