Il suo destino sembra quello di dover sempre rincorrere la verità. E per le vicende più tragiche che possono capitare ad una donna, ad una mamma. Il nuovo dramma di Rita Calisti – la stimata pediatra di Todi che da 17 anni si batte per scoprire chi è stato ad uccidere sua sorella Mara la notte del 15 luglio 1993 – ha ora il nome del proprio figlio, Marco Maria Dominici, rinvenuto privo di vita la sera del 22 luglio scorso nel parcheggio di Piazza Grimana a Perugia. In una lettera inviata a Tuttoggi.info, la Calisti – molto conosciuta in città per il suo impegno nel sociale e un passato in politica nelle file dei Ds – ripercorre le ultime ore del figlio, partito da Todi per una visita al suo psicoterapeuta. Ma a quell’appuntamento Marco Maria non c’è mai arrivato. Impossibile al momento conoscere l’esito dell’autopsia che è stata disposta dal magistrato. Forse un malore, forse un cocktail di medicine di cui il giovane faceva uso. Ma alla Calisti non è ancora dato sapere neanche se è stata ritrovata l’autovettura su cui viaggiava il figlio 27enne. Neanche se avesse indosso le chiavi dell’auto (al parcheggio di Piazza Grimana, a quanto sostengono i familiari, di sicuro l’auto non c’era). Un dettaglio, quello relativo all’autovettura, che tinge di giallo la morte del giovane. Per questo la Calisti, seguendo anche il consiglio degli inquirenti, ha nominato l’avvocato Luca Patalini quale legale di fiducia e il dottor Luca Lalli quale perito di parte. Ma dagli inquirenti non è arrivato nessun dettaglio, “in attesa che il magistrato che segue l’inchiesta torni dalle ferie”. Senza esito anche l’appello lanciato alla Presidente della Regione, Catiuscia Marini, alla quale la Calisti si era rivolta per avere informazioni sulla dolorosa vicenda. Ecco di seguito la lettera inviata dalla Calisti:
“Caro Direttore,
vivo in Umbria (Todi), rimasta ancora uno dei pochi “Baluardi Rossi”, laddove il diritto di uguaglianza sociale (istruzione, sanità, giustizia), dovrebbe per ideologie dichiarate, almeno qui essere tutelato. Mio figlio, Marco Maria Dominici, di anni 27, è deceduto improvvisamente a Perugia, nella serata del 22 luglio u.s. ed il suo cadavere rinvenuto all'interno di un parcheggio del centro storico. Della sua autovettura nessuna traccia, né a tutt'oggi sappiamo se le chiavi le avesse con sé (notizie che a me sembrano non far parte di un segreto istruttorio). Il ragazzo da circa due anni era affetto da epilessia primaria, malattia da lui mai accettata e trattata adeguatamente.Marco Maria aveva abbandonato l'infanzia poco più che decenne, quando nel luglio del 1993 venne uccisa sua zia Mara Calisti, con la quale convivevamo: un omicidio ancora avvolto nel mistero. Con il sopraggiungere dell'epilessia sviluppò dipendenza agli psicofarmaci che unitamente agli antiepilettici hanno più volte messo a rischio la sua vita, come successo il giorno 4 luglio, giorno in cui ricoverato in stato soporoso profondo presso il Pronto soccorso del nosocomio tuderte, risultava positivo alle benzodiazepine (psicofarmaci), negativo per altre droghe. Marco Maria abitava a Todi, si trovava a Perugia per sottoporsi ad una seduta di psicoterapia, ma quel giorno non si è recato dallo psicologo. Siamo in attesa dell'esame tossicologico post-autoptico, ma, se a quel mix di psicofarmaci abbia aggiunto anche una dose di sostanza stupefacente, non abbiamo notizia, ma nulla aggiunge di nuovo se non confermare la rinuncia del ragazzo a voler risolvere i propri problemi esistenziali. Questa volta infatti non sono alla ricerca della verità, ma a denunciare che, nonostante abbia nominato un legale di fiducia, l'Avv. Dott. Luca Patalini di Todi, anche al medesimo veniva comunicato che le indagini avrebbero preso il loro corso al ritorno del Magistrato, in ferie fino al 2 settembre. Lo stesso Avvocato Luca Patalini è dovuto ricorrere “per vie traverse” anche per ricevere informazioni sul ritrovamento dell'automobile di Marco Maria. A me le vie traverse non interessano, pretendo che siano le Istituzioni preposte allo scopo e che vivono con il contributo di noi cittadini, a svolgere il loro compito nei tempi dovuti senza che dipendano dalle esigenze estive del personale. Per dare un imput alle indagini mi sono rivolta personalmente alla Dott.ssa Catiuscia Marini, Presidente della regione Umbria, con la quale ho condiviso in passato anche attività politica in Consiglio Comunale a Todi. Mi sono rivolta a lei all'inizio di agosto, in quanto rappresentante istituzionale della mia regione, poichè ritenevo, e con me il mio avvocato, che fosse ingiusto ed inutile ai fini delle indagini, attendere il ritorno del Magistrato al 2 settembre – un mese e mezzo dopo la morte di mio figlio.
La Dottoressa Marini ha provveduto a rimandare gli appuntamenti previsti con me (quello del 13 agosto e quello del 24), fino al 28 agosto, quando rispondeva subito al mio messaggio telefonico con la seguente frase: “Cara Rita, i miei contatti in Procura non ci saranno fino al 30 agosto. Il Magistrato con cui devo parlare non c'è e neanche la sua segretaria”. Ho subito risposto con il seguente messaggio telefonico: “Grazie non ho più bisogno del tuo aiuto istituzionale, poichè mancano pochi giorni al 2 settembre e tornerà al lavoro chi di dovere”.
Intanto personalmente “ringrazio” (?) l'Istituzione a cui sono state affidate le indagini. “Ringrazio” (?) il Presidente della mia Regione per tale interessamento, ringraziamento maggiorato poichè Ella per ideologie dichiarate, avrebbe potuto far esercitare il diritto alla giustizia e alle indagini in virtù del principio di euguaglianza sociale. Auguro ancora Buone Ferie al Magistrato. Oserei porre un ulteriore quesito: se uno di questi signori sopra elencato avesse avuto un figlio affetto da patologia neoplastica e si fossero sentiti rispondere che l'oncologo era in ferie per oltre un mese, si sarebbero “inquietati” (tanto per usare una terminologia non scurrile)? Avrebbero reclamato il diritto ad una assistenza sanitaria nei tempi dovuti? A Lei Signor Direttore un grazie senza ironia per aver accolto queste mie parole. Rita Calisti”