Due donne, due storie diverse, la prima una bambinaia di Assisi e la seconda una dipendente comunale. Entrambe hanno in comune di essere state una luce nel buio della Shoah, contribuendo a salvare vite umane. La prima, Lina Berellini, assunta in servizio dalla famiglia ebraica Calef a Perugia. Con la promulgazione delle leggi razziste nell’autunno del 1938 decise di non abbandonare i suoi datori di lavoro e fu al loro fianco anche quando la persecuzione si estese dai diritti alle vite, mettendo a rischio la sua stessa esistenza per offrire soccorso in particolare ai fratelli Fiorella e Sergio, i piccoli di casa Calef, portandoli via con lei e facendo finta che fossero figli suoi.
L’altra, Lucia Brozzetti, dipendente comunale che aiutò a falsificare carte d’identità e tessere annonarie. Fornì a uomini, donne e bambini perseguitati documenti d’identità falsi e tessere annonarie, documenti che volevano dire sopravvivenza in un’epoca in cui era un singolo pezzo di carta a decidere tra la vita e la morte. Grazie a queste azioni, salvò centinaia di vite.
Le loro figure sono state ricordate con documenti e testimonianze dirette dei loro nipoti, Margherita Brozzetti e Lina Apostolico, nel corso dell’iniziativa “Donne&Memoria” svoltasi nel Giorno della Memoria nella sala della Spogliazione di Assisi, alla presenza, tra gli altri, di Francesco Zito, prefetto della Provincia di Perugia, di don Giovanni Zampa, delegato delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, di Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, e del sindaco di Assisi, Valter Stoppini.
Marina Rosati – ideatrice e curatrice dello spazio espositivo che ha aperto la cerimonia svelando un pannello dedicato alla Memoria di Berellini, che racconta la sua storia e la sua figura – ha ricordato che “ormai sono diversi anni che ci ritroviamo qui in un luogo simbolo in questa stanza simbolo di San Francesco e quindi dell’accoglienza che un vescovo fece nei confronti di Francesco. Al Museo della Memoria viene ricordata l’accoglienza che un altro vescovo insieme ai suoi collaboratori fecero nei confronti degli ebrei” ed ha sottolineato che in “ogni periodo c’è una memoria che riemerge, basta solo andarla a cercare”.
“Questo luogo e questo giorno – ha ricordato il delegato diocesano, don Giovanni Zampa – ci insegnano che il bene è possibile, che il male non sempre ha l’ultima parola sulla vita degli uomini e che i supereroi o gli eroi non sono solo persone o personaggi virtuali o da film cioè aspirazioni utopiche e irraggiungibili, ma gli eroi sono persone che in carne e ossa hanno dato la vita, hanno messo le proprie competenze, i propri studi, le proprie capacità a servizio di persone altrettanto concrete”.
Il sindaco Stoppini ha ricordato ai giovani che “siete il futuro della nostra comunità e voi siete importantissimi, dovrete ricordare nel futuro queste storie che sono storie di grande attualità e che ci ricordano che, oggi come non mai, è importante vigilare per il rispetto di tutte le persone”.
“Mia nonna ha avuto paura ma era coraggiosissima e grintosa ed è giusto che la storia si conosca perché è una storia bellissima”, ha detto Lina Apostolico, nipote di Lina Berellini, mentre Margherita Brozzetti, visibilmente commossa, ha ricordato come la “nonna scelse il silenzio e la riservatezza ma è emerso che seppe offrire un contributo concreto e determinante per salvare chi era in grande pericolo”.
La presidente Proietti ha ricordato come i sopravvissuti alla Shoah siano diventati qualche anno fa cittadini onorari di Assisi, “una città che è medaglia d’oro al valore civile per la sua opera di salvezza degli ebrei: il merito di questa riscoperta va a due straordinarie persone, don Aldo Brunacci e Marina Rosati. Siamo felici di vedere tanti ragazzi e ragazze protagoniste di queste giornate”. Infine, il prefetto Zito ha raccomandato ai ragazzi di “visitare questo Museo”, sottolineando l’importanza della Memoria, che non significa solo ricordare quanto di brutto avvenuto, ma anche del bene che c’è stato. Oggi è difficile pensare che una cosa come l’Olocausto – milioni di persone uccise per la loro religione e la loro ascendenza – possa essere avvenute, ma è importante ricordarlo per evitare che si ripeta”.
Gli appuntamenti erano partiti domenica 25 gennaio con un itinerario nei luoghi e tra le pietre della memoria: dal cimitero comunale, il percorso si era snodato attraverso le tombe di cittadini ebrei e dei Giusti tra le Nazioni, toccando punti simbolici come la Basilica di San Francesco e l’hotel Windsor Savoia, domicilio assisano del colonnello Valentin Müller. A raccontare le vite e i vari protagonisti, Rosati insieme allo storico francescano fra Felice Autieri, a Francesca Cerri, direttrice dell’ufficio beni culturali diocesano, e all’assessore al Turismo e all’Onu-Unesco Fabrizio Leggio. Giovedì 29 gennaio alle 10.30 sempre nella Sala della Spogliazione, si terrà la presentazione e l’inaugurazione della mostra “La vicenda degli internati militari italiani, 1943-1945”. L’esposizione, curata dall’Anei, raccoglie riproduzioni di opere e fotografie degli IMI e sarà presentata da Marco Terzetti, presidente e consigliere nazionale Anei. L’esposizione, ad ingresso gratuito, resterà aperta al pubblico fino al 15 febbraio 2026, con orario continuato dalle 9.30 alle 17.30.