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GIORNATA FERROVIE DIMENTICATE: CON I PULMINI E CON GLI ASINI LUNGO LA EX SPOLETO – NORCIA (SuperMaxiPhotoGallery)

Redazione

GIORNATA FERROVIE DIMENTICATE: CON I PULMINI E CON GLI ASINI LUNGO LA EX SPOLETO – NORCIA (SuperMaxiPhotoGallery)

Lun, 03/03/2008 - 01:23

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Ha distanziato tutti ed ha superato perfino il “traguardo” il sindaco Brunini ieri mattina, che, in forma smagliante, ha lasciato di sasso tutti i partecipanti al tour lungo i cantieri ed il percorso della ex ferrovia Spoleto – Norcia organizzato dalla Spoletina trasporti.

Un'iniziativa promossa dalla Ssit – azienda che dal 2005 e per 25 anni ha ricevuto in gestione dal Demanio il tracciato in modo da poterlo mettere in sicurezza – in occasione della “Prima giornata nazionale delle ferrovie dimenticate”, organizzata in tutta Italia dalla Co.Mo.Do., la confederazione per la mobilità dolce. Un appuntamento che ha coinvolto 60 località in tutta Italia (due in Umbria) “per riscoprire il patrimonio ferroviario minore, per valorizzare le piccole ferrovie e ripristinare quelle in abbandono, per trasformare le ferrovie dismesse in piste ciclo-pedonali”. Tra l'altro, mentre una cinquantina di persone ieri camminavano lungo l'ex Spoleto – Norcia, in Liguria, sempre per l'iniziativa di Co.Mo.Do, sulla ferrovia Genova – Casella era in funzione il locomotore a scartamento ridotto “Spoleto” A6, che fino al 1968 (anno di dismissione della strada ferrata tra la città ducale e la Valnerina per opera dell'allora ministro dei trasporti Oscar Luigi Scalfaro) era utilizzato proprio “dal trenino azzurro”.

Ma partiamo dall'inizio. A fare da cicerone durante l'iniziativa – che ha visto la presenza tra gli altri del presidente Ssit Giancarlo Tulipani, del sindaco di Spoleto Massimo Brunini e di quello di S. Anatolia di Narco Amedeo Santini – è stato Paolo Capocci, dirigente della Spoletina che si occupa del recupero dell'ex ferrovia. Quattro i pulmini partiti dalla sede dell'azienda di trasporti intorno alle 9.30 di una domenica mattina soleggiata ed ideale per un'escursione. All'interno le persone che a vario titolo sono coinvolte nel recupero della Spoleto – Norcia (membri di Soprintendenza Archivistica, rappresentanti del Demanio, ingegneri e rappresentanti di enti ed istituzioni varie). Prima tappa l'ex stazione di Spoleto, dove sono in corso i lavori di ripristino dell'immobile da parte dell'amministrazione comunale. Lavori che porteranno (si spera entro fino 2008 – primavera 2009) il completo recupero dell'ex stazione che verrà adibita a museo dell'ex ferrovia e centro di documentazione ferroviaria. I quattro pulmini Ssit, poi, seguendo Flaminia e statale Valnerina sono arrivati all'ex stazione di Sant'Anatolia di Narco (anche questa in fase di recupero, con i lavori appaltati dalla Comunità montana Valnerina). Da qui i mezzi si sono introdotti nel percorso che fino a 40 anni fa ospitava i binari ed hanno continuato la loro marcia lungo il tracciato dell'ex ferrovia, parallelo alla statale, fino al casello di Castel San Felice, rimmettendosi quindi sull'arteria viaria principale.Da Piedipaterno il percorso seguito dai pulmini è tornato ad essere quello della ex ferrovia, aldilà del fiume Nera. Un percorso di particolare bellezza e fauna che è poi proseguito a piedi con una passeggiata di poco più di 3 km insieme ai somari della cooperativa “La Mulattiera” di Norcia, specializzata in trekking con muli ed asini in Valnerina. Ma c'è stato chi, come il sindaco Brunini ed altri pochi temerari, è voluto scendere dai pulmini qualche centinaio di metri prima del previsto. Ed è stato proprio il primo cittadino che in pochi istanti ha distanziato tutti, facendo perdere le proprie tracce. Mentre gli altri partecipanti all'escursione vociferavano che se ne fosse andato a casa. Ma lo sportivissimo sindaco non solo è arrivato primo al traguardo stabilito, l'agriturismo “Il Casaletto” sul Nera, ma lo ha anche superato, attendendo i pulmini a recuperarlo a Borgo Cerreto. “E' una passeggiata bellissima, si fa benissimo” ha detto raggiante a tutti, mentre la comitiva viaggiava in direzione Serravalle. Qui, dopo una visita all'ex stazione (che è quella dove gli interventi di recupero sono in stato più avanzato), è stato possibile assistere ad un'esibizione di rafting e di canottaggio sul Nera. Non a caso: una volta recuperata, infatti, l'ex stazione verrà adibita proprio a centro servizi per gli sport ambientali. Dalla Valnerina, poi di corsa alla “Osteria del trenino“, vale a dire il ristorante “La Macchia” che alla ex ferrovia ha dedicato una sala da anni. E dopo il lauto pranzo c'è stata la presentazione ai presenti, con l'ausilio di foto d'epoca, dei progetti di recupero dell'ex ferrovia, da parte del consigliere della Ssit Gasperini, di Paolo Capocci, del coordinatore tecnico scientifico Angeletti e del soprintendente archivistico Squadroni.

Il recupero

L'attività di recupero e di messa in sicurezza del percorso della vecchia strada ferrata per trasformarla in sentiero pedonale, ciclabile ed equestre è stata avviata da qualche anno grazie a tre diversi progetti. Il primo, promosso dal Prusst per un valore di circa 800mila euro, è stato per gran parte terminato ed ha previsto la messa in sicurezza del tratto compreso tra Spoleto e Borgo Cerreto. Principalmente si è trattato della messa in sicurezza dei viadotti e dei versanti, mentre per le gallerie ci sarebbe qualche problema a causa delle infiltrazioni d'acqua. L'altro progetto è quello che prevede il recupero di 5 tra ex stazioni e caselli, il “Piano integrato territoriale Valnerina c4 turismo ambiente e cultura”. Infine l'ultimo progetto è quello Piat, per contributi regionali pari a 3.350.000 euro, che non è ancora partito e che riguarda la messa in sicurezza di tutto il tracciato per trekking o passeggiate a cavallo o in bicicletta. Ed a proposito di biciclette, perlomeno il tratto tra S. Anatolia e Borgo Cerreto è già molto utilizzato per le escursioni dei ciclisti. Oltre alle varie persone in mountain bike, infatti, il gruppo di “escursionisti” della Spoletina ha incrociato diversi Scout in bici. E proprio il percorso della ex Spoleto – Norcia è molto conosciuto ed apprezzato proprio ai membri dell'Agesci, come dimostrano i resoconti di escursioni da giovani di tutta Italia pubblicati su vari siti internet.

(Sara Fratepietro)

La storia (nota a cura di Paolo Capocci)

Le ferrovie costituivano nell'ottica del Risorgimento nazionale un veicolo indispensabile per l'unione del popolo italiano. A metà anni ‘60 dell'Ottocento, mentre erano in pieno svolgimento i lavori per le ferrovie principali, iniziò il dibattito sulle ferrovie secondarie. Proprio in questo periodo il treno raggiunse Spoleto e Foligno, con l'inaugurazione il 4 gennaio 1866 del tratto Foligno-Orte, che alla fine dello stesso anno, il 12 dicembre, portò all'attivazione del primo collegamento Firenze-Roma via Arezzo-Perugia.

È in questo contesto che si inserisce la costruzione della ferrovia Spoleto-Norcia, il cui primo progetto fino a Piedipaterno risale al 1897, opera dell'ingegnere Giovanni Bezzi. Nel 1904 si formò un consorzio fra i Comuni di Spoleto, Norcia, Cascia, Cerreto, Poggiodomo, Preci, Santa Anatolia, Scheggino, Sellano e Vallo di Nera, nell'intento di portare i binari fino a Norcia e di proseguirli per incontrare la progettata ferrovia Antrodoco-Ascoli Piceno. Proprio il tentativo di emanciparsi dalla trazione animale, diede luogo nell'ottobre 1902 tra Spoleto e Norcia, in attesa dei binari, a uno dei primi esperimenti italiani di autobus in servizio pubblico, attuato con i “pirobus”, veicoli su strada dotati di motore a vapore che impiegavano 4 ore per collegare Spoleto a Norcia. Nel 1905, però un referendum popolare ne decise la fine per “l'elevato costo di manutenzione e per… la concorrenza del servizio a cavalli”. Nel 1909 il servizio riprese, ma date le difficoltà economiche, si riprese anche in esame la possibilità di collegamento ferroviario. E' in questa seconda fase che avvenne la stesura del progetto di massima della Spoleto-Norcia-Piediripa, ad opera dell'ingegnere del Genio Civile Carlo Carosso, approvato nel 1912 dal Consiglio superiore dei lavori pubblici. E, in questi stessi anni, proprio con il progetto Carosso, che il collegamento ferroviario Spoleto Norcia, superò la concorrenza tranviaria costituita dal prolungamento verso l'Alta Valnerina della tramvia Terni Ferentillo, e dal progetto del 1910 della Terni-Ferentillo-Visso-Norcia-Cascia fortemente caldeggiato da Terni. Ma per il treno si dovette invece attendere la metà degli anni '20. Infatti,nel 1913 veniva presentato il progetto esecutivo, redatto dall' ingegnere svizzero Erwin Thomann (già progettista della ferrovia del Lotschberg), per la costruzione della ferrovia già concessa con regio decreto n 1131 del 6 ottobre 1912. I lavori iniziati nel 1913, proseguirono lentamente a causa della prima guerra mondiale e delle ristrettezze economiche dell'impresa incaricata di costruzione ed esercizio, la Società Subalpina di Imprese Ferroviarie. La solenne inaugurazione del tragitto di 52 km si tenne il 1° novembre 1926, dopo 13 anni di lavori durante i quali si era pure cambiata la trazione dal vapore all'elettricità, seguendo la tendenza generale del primo Novecento, che vide un'ampia crescita del settore elettrico. La linea, il cui tracciato ha tutte le caratteristiche delle linee di montagna (scartamento 0,95 m, pendenza massima 4,6%, raggio minimo 70 m,) risultò “un capolavoro di ingegneria ferroviaria e di inserimento ambientale”ed era esercitata a trazione elettrica con corrente continua a 2.400 volt.

Dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale e la conseguente interruzione dell'esercizio di oltre un anno, il servizio fu ripreso nell' ottobre del 1945. Il progetto di diramazione per Cascia, elaborato dall' ingegnere Paolo Basler, direttore dell'esercizio, che avrebbe certo rivitalizzato la linea, rimase inutilizzato, mentre, pur parlandosi già di chiusura, per la crescente ed incontrollata concorrenza automobilistica, la linea fu ammodernata dal 1955 al 1957, con la ricostruzione della sottostazione elettrica di Piedipaterno, la sostituzione dei binari e delle traverse, la messa in funzione di 4 nuove elettromotrici. Ma il 9 luglio 1968 veniva firmato il decreto di chiusura dell'esercizio malgrado molte proteste e manifestazioni, così come attuato in quegli anni per altre linee ferroviarie, definite, con infelice espressione allora di moda, “rami secchi” e il 31 luglio 1968 fu data la partenza all'ultimo treno.


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