Si tinge sempre più di ‘giallo’ il caso delle Farmacie comunali di Spoleto, finito al centro del dibattito comunale (sollevato da Alleanza civica) per la gestione dell’amministratore, il conte Franco Silvano Toni di Cigoli, che dovrebbe essere tuttora in prorogatio (dal 6 giugno scorso) anche per la mancata accettazione dell’incarico da parte dell’avvocato Valia Fedeli Alianti che la Giunta Sisti aveva nominato praticamente quasi a sua insaputa (la richiesta è del 4 luglio us).
Per chi volesse approfondire gli atti ufficiali, pubblicati solo il 4 luglio può consultarli qui.
Il primo cittadino, che da oggi dovrebbe essere in ferie (il condizionale è d’obbligo), ha convocato per mercoledì 30 luglio l’assemblea dei soci alla quale dovrebbe comunque partecipare da remoto e che dovrebbe portare alla nomina del nuovo amministratore. Sul cui nominativo vige il più stretto riserbo. Una scelta che Sisti dovrà condividere con l’assessora delegata Luigina Renzi.
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Di queste ore l’ulteriore presa di posizione dei consiglieri Dottarelli e Profili che, in una nota stampa, rivelano la risposta che la Giunta ha fornito alla loro interrogazione. Un documento che preoccupa non fosse che per la conferma di alcune questioni (dalla carta di credito di cui l’amministratore era, o è, in possesso, all’acquisto di vasi in ceramica antichi, alle spese per hotel e pranzi non ancora quantificati fino alla maleva che il sindaco ha concesso a Toni di Cigoli per il suo operato). Leggiamo la nota: “Abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta per fare luce su una vicenda che riteniamo seria e delicata, sia dal punto di vista amministrativo che politico, una scelta, quella della risposta scritta, che per Regolamento avremmo dovuto ricevere entro 30 giorni previsti. Ancora una volta, però, ci troviamo di fronte a una risposta tardiva e incompleta” esordiscono i due rappresentanti di Alleanza civica.
“Rileviamo che un parente stretto di un membro della Giunta collabora con l’Amministratore. Ci domandiamo quanto ciò sia opportuno. Inoltre, abbiamo avuto conferma dell’utilizzo della carta di credito aziendale per pranzi, soggiorni in albergo per importi ancora non quantificati e per l’acquisto di vasi da un antiquario per 12.000 euro. Tuttavia, non è stato chiarito se tali vasi siano corredati dai certificati di autenticità, come da noi espressamente richiesto. Una semplice ricerca online dimostra che vasi antichi possono essere reperiti a prezzi decisamente inferiori, ma il punto non è solo economico: si tratta di una questione di trasparenza e di opportunità. Il Sindaco ha giustificato tali spese affermando che rientrano nell’autonomia dell’Amministratore. Tuttavia, in qualità di rappresentante dell’85% della proprietà, quali indirizzi ha fornito? Li ha forniti? Seguendo questa logica, dovremmo forse considerarci fortunati che non sia stata acquistata un’auto di rappresentanza da 50.000 euro?”.
La risposta dell’amministrazione comunale sarebbe incompleta: “molti dei nostri quesiti restano senza risposta: in particolare, riguardo ai certificati di autenticità dei vasi, all’uso della carta di credito per spese di rappresentanza e alle sponsorizzazioni. Avevamo chiesto il dettaglio di tali spese, ma, nonostante sia stato dichiarato che esistono gli estratti della carta, nessuna informazione concreta ci è stata fornita. Nessuno contesterebbe due cene di lavoro, ma se fossero molte di più? È legittimo chiedersi come mai tutti questi incontri si svolgano a pranzo o cena. Sulle sponsorizzazioni, ci è stato risposto che non si sa se siano state effettuate, né in quale entità. È grottesco che il socio di maggioranza, che ha nominato l’Amministratore, affermi di non sapere nulla della gestione.
È fondamentale comprendere come l’Amministratore – scelto direttamente dal Sindaco Sisti – abbia gestito l’azienda, anche alla luce della manleva concessa: un atto con cui lo si solleva da eventuali responsabilità patrimoniali, approvato nell’ultima assemblea. La risposta ricevuta ha rivelato che sono stati spesi oltre 84.000 euro in consulenze in soli due anni. Presenteremo pertanto un nuovo accesso agli atti per ottenere un riscontro puntuale su quanto effettivamente prodotto e se vi siano eventuali contestazioni da parte degli altri attori coinvolti, come soci e farmacisti. I consiglieri comunali – e soprattutto i cittadini – meritano rispetto e trasparenza”.
Appare inoltre contraddittoria la posizione del Sindaco in merito alle modifiche statutarie e alla parcella corrisposta a un notaio. È inaccettabile leggere: “di aver letto il verbale dell’assemblea del 15 novembre 2024 e, vista la presenza del notaio, si presume che l’A.U. lo abbia incaricato di esaminare lo statuto e fornire consulenza sulle modifiche statutarie da sottoporre al Consiglio comunale”. Ricordiamo ancora una volta che il Sindaco rappresenta la maggioranza della società: non può “presumere” cosa sia stato fatto. Doveva fornire un chiaro indirizzo politico, ricevuto a sua volta dal Consiglio comunale. Questo non è accaduto. Se avesse letto con attenzione il verbale, saprebbe che in quell’assemblea si sarebbe dovuto procedere alle modifiche dello statuto – volontà espressa dal socio di maggioranza, quindi da lui stesso. Le modifiche non sono state effettuate solo perché alcuni soci le hanno subordinate alla loro uscita dalla società. Se non ci fosse stata tale opposizione, le modifiche sarebbero state approvate senza che il Consiglio comunale ne fosse a conoscenza. Il che sarebbe grave, considerando che non vi era alcuna urgenza e che regolamenti e statuti prevedono un coinvolgimento diretto del Consiglio. A meno che il Sindaco non fosse davvero all’oscuro di tutto: in tal caso, ci chiediamo quali iniziative abbia intrapreso per censurare simili comportamenti. A tutto ciò si aggiungono due ulteriori elementi di preoccupazione: lo stato di agitazione proclamato dai lavoratori e la rinuncia all’incarico da parte del nuovo Amministratore prima ancora della nomina ufficiale. Com’è possibile che non fosse stata verificata preventivamente la sua disponibilità? Si tratta di una superficialità grave e inaccettabile.
Se qualcuno pensa che il riferimento alla normativa sulla privacy – in particolare al Regolamento UE 679/2016 – possa imporci il silenzio o ostacolare il nostro diritto ispettivo, si sbaglia. Continueremo con determinazione a pretendere risposte puntuali, complete e trasparenti. Faremo tutto quanto necessario per tutelare una realtà strategica come le farmacie comunali, presidio essenziale per il diritto alla salute dei cittadini. Ci opponiamo a chi, a parole, si dichiara a tutela dei diritti, ma nei fatti risponde in modo evasivo, parziale e poco chiaro sulla gestione della cosa pubblica. Questo non è più tollerabile. La trasparenza non è un’opzione. È un dovere” concludono Dottarelli e Profili.