"Genocida", re Carlo contestato da senatrice aborigena in Australia - Tuttoggi.info

“Genocida”, re Carlo contestato da senatrice aborigena in Australia

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“Genocida”, re Carlo contestato da senatrice aborigena in Australia

Lun, 21/10/2024 - 10:03

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(Adnkronos) - Re Carlo è stato contestato da una senatrice aborigena, che accusato la corona di aver rubato le terre australiane. In visita di cinque giorni in Australia con la regina Camilla, mentre concludeva un discorso al Parlamento di Canberra, nel quale aveva ricordato i suoi anni da studente nel continente e aveva parlato della pandemia di Covid e della vulnerabilità dell'Australia alla crisi climatica, Lidia Thorpe, senatrice indipendente di Victoria, si è avvicinata al palco urlando "questo non è il tuo Paese". 

"Avete commesso un genocidio contro il nostro popolo - ha inveito la donna contro Carlo -. Restituiteci la nostra terra. Restituiteci ciò che ci avete rubato: le nostre ossa, i nostri teschi, i nostri bambini, la nostra gente. Hai distrutto la nostra terra. Dacci un trattato. Vogliamo un trattato in questo paese. Sei un genocida". 

Mentre gli addetti alla sicurezza la allontanavano, la senatrice impegnata nel sostegno dei diritti degli indigeni ha aggiunto: "Questa non è la tua terra. Tu non sei il mio re. Tu non sei il nostro re". Prima del discorso di Carlo, il primo ministro australiano Anthony Albanese e il leader dell'opposizione Peter Dutton avevano accolto i regnanti britannici all'arrivo nel Parlamento, ringraziandoli per essere stati al fianco degli australiani nei momenti belli e in quelli bui. 

Albanese ha definito uno degli onori della sua vita aver guidato la delegazione australiana presente all'incoronazione del re e ha elogiato l'impegno del re su temi quali la crisi climatica e la riconciliazione. "Hai dimostrato grande rispetto per gli australiani, anche durante i periodi in cui abbiamo discusso del futuro dei nostri accordi costituzionali e della natura del nostro rapporto con la corona", ha detto Albanese. L'ex primo ministro Tony Abbott, presente all'evento, ha espresso il suo sgomento per la protesta, definendola "uno sfortunato esibizionismo politico". 

 

(Adnkronos) – Re Carlo è stato contestato da una senatrice aborigena, che accusato la corona di aver rubato le terre australiane. In visita di cinque giorni in Australia con la regina Camilla, mentre concludeva un discorso al Parlamento di Canberra, nel quale aveva ricordato i suoi anni da studente nel continente e aveva parlato della pandemia di Covid e della vulnerabilità dell’Australia alla crisi climatica, Lidia Thorpe, senatrice indipendente di Victoria, si è avvicinata al palco urlando “questo non è il tuo Paese”. 

“Avete commesso un genocidio contro il nostro popolo – ha inveito la donna contro Carlo -. Restituiteci la nostra terra. Restituiteci ciò che ci avete rubato: le nostre ossa, i nostri teschi, i nostri bambini, la nostra gente. Hai distrutto la nostra terra. Dacci un trattato. Vogliamo un trattato in questo paese. Sei un genocida”. 

Mentre gli addetti alla sicurezza la allontanavano, la senatrice impegnata nel sostegno dei diritti degli indigeni ha aggiunto: “Questa non è la tua terra. Tu non sei il mio re. Tu non sei il nostro re”. Prima del discorso di Carlo, il primo ministro australiano Anthony Albanese e il leader dell’opposizione Peter Dutton avevano accolto i regnanti britannici all’arrivo nel Parlamento, ringraziandoli per essere stati al fianco degli australiani nei momenti belli e in quelli bui. 

Albanese ha definito uno degli onori della sua vita aver guidato la delegazione australiana presente all’incoronazione del re e ha elogiato l’impegno del re su temi quali la crisi climatica e la riconciliazione. “Hai dimostrato grande rispetto per gli australiani, anche durante i periodi in cui abbiamo discusso del futuro dei nostri accordi costituzionali e della natura del nostro rapporto con la corona”, ha detto Albanese. L’ex primo ministro Tony Abbott, presente all’evento, ha espresso il suo sgomento per la protesta, definendola “uno sfortunato esibizionismo politico”. 

 

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