Gabriele Lavia è tornato a calcare il palco, il suo amore di sempre, e lo ha fatto nel migliore dei modi. Ieri sera, nelle vesti di regista e protagonista, ha inaugurato, in prima assoluta, la stagione di prosa al Morlacchi con ‘Il Malato immaginario’ di Molière. Un classico del ’600 difficile da restituire al teatro e traslato da Lavia in maniera quasi estrema, con contaminazioni moderne che si mescolano al passato, un mix che rende l’opera molto vicina ad una storia contemporanea. La commedia di Molière precorre i tempi moderni di una società corrotta e sottomessa alle volontà del potere e narra in maniera sarcastica tutti gli aspetti negativi.
Lavia, già precedentemente interprete de ‘L’avaro’, ha spiegato quanto sia difficile portare sul palco un testo che, nonostante sia una burla, parla di morte. “Molière, durante la stesura dell’opera, stava morendo di tisi e ha voluto che il pubblico, tramite la figura dell’ipocondriaco protagonista Argante, conoscesse la dipartita. La nostra grande condanna è che siamo consapevoli della morte, ma ne abbiamo paura. L’uomo malato, al contrario, ha coscienza del significato, lo tocca con mano. Argante rappresenta quella parte oscura di tutti noi e mostra proprio questo aspetto. Il titolo stesso dell’opera pone un dilemma filosofico, è ambiguo e, probabilmente, vela il senso profondo. È la storia di un malato-soggetto e immaginario-predicato, oppure è l’immaginario-soggetto e malato-predicato? In fondo, basta spostare l’enfasi su una parola piuttosto che un’altra e cambia tutto. Il XVII secolo è dilaniato da questi pensieri e Molière usa la malattia come metafora del potere e del malessere di una società sofferente nell’anima e nella mente, in cui la cultura e l’arte sono in odio ai reggenti, così come il teatro e la filosofia. E a tale proposito, il pensiero di Pascal sembra dare una risposta al conflitto interiore di Molière: il cuore può dare misura e prezzo alle cose e ciò significa che il valore di tutto è in qualcosa che sfugge alla coscienza e sta nel sentimento. La sofferenza che affligge Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori-avvoltoi, salassatori e ciarlatani, è solo il male di vivere”.
(Geraldina Rindinella)