Free World, al Festival il convegno su libertà di informazione e querele temerarie

Free World, al Festival il convegno su libertà di informazione e querele temerarie

Successo per l’iniziativa. Tra i relatori Stefano Corradino e Graziella Di Mambro (Articolo 21), Riccardo Noury (Amnesty International Italia), , Giuseppe Mennella (Ossigeno) e Carlo Ceraso (Tuttoggi)

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E’ all’insegna del successo la prima edizione del Festival Free Wor(l)d per la libertà di espressione, evento ideato e realizzato a Spoleto dalla giornalista Valentina Tatti Tonni che è riuscita a coinvolgere 13 associazioni e ad ottenere il patrocinio del Comune.

Sabato 19 appuntamento clou sulla libertà di informazione e le querele temerarie, al quale hanno preso parte più di 50 giornalisti umbri (l’evento era inserito tra quelli autorizzati dall’Ordine dei Giornalisti per il riconoscimento dei crediti formativi) e gli studenti del Liceo Sansi-Leonardi-Volta iscritti al Corso propedeutico di giornalismo “Walter Tobagi”.

A fare gli onori di casa, insieme alla Tatti Tonni, Luigi Rambotti, Direttore dell’Archivio di Stato che ha ospitato l’appuntamento, e la Vice Sindaco Beatrice Montioni che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale. A moderare l’incontro sono state le studentesse Chiara Patricolo e Olimpia Tempesti. Presente all’appuntamento anche la Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Maria Pia Fanciulli.

Ad aprire i lavori è stato Stefano Corradino, direttore di Articolo21 e giornalista di Rainews24, che ha ricordato l’importanza della informazione e il ruolo dei giornalisti, ricordando le figure di quelli che in Italia sono costretti a vivere sotto scorta.

Subito dopo è stata la volta di Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia, che ha illustrato e commentato la difficile condizione in cui vivono i giornalisti e più in generale tutti gli operatori dell’informazione.

Noury e Corradino hanno affrontato le minacce che stanno vivendo i cronisti che si occupano di immigrazione, a cominciare da Nello Scavo di Avvenire che proprio da qualche giorno è stato posto  scorta dalla Polizia di Stato a seguito dell’inchiesta che ha svelato i traffici di Bija. A seguire gli interventi dei giornalisti Regi e Bianconi. La dottoressa Maria Paola Bianchi, funzionaria dell’Archivio di Stato, ha invece illustrato una ricerca storica  sulla censura preventiva durante il ventennio fascista.

La seconda parte del convegno era dedicata alle “querele temerarie e casi pratici”.

Ad aprire questa sezione di lavori è stata Graziella Di Mambro (nella foto a sinistra con il prof. Mennella e Ceraso), giornalista minacciata per le sue inchieste sui rifiuti nel basso Lazio, che ha affrontato il tema delle tutele per i giornalisti e l’impegno della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Cnog e Assostampa in favore dei colleghi presi di mira. “Sono essenzialmente tre i gruppi che sono soliti prendere di mira i cronisti” ha detto la Di Mambro “la criminalità organizzata, la politica e le grandi società”.

E’ stata poi la volta del professor Giuseppe Federico Mennella, Segretario generale di Ossigeno per l’informazione e docente all’Università Tor Vergata di Roma, che ha affrontato il tema della deontologia.

A concludere i lavori il giornalista Carlo Ceraso che ha illustrato il recente caso di una denuncia ricevuta da un ex consigliere della locale Banca che si è trasformata per lo stesso querelante in un rinvio a giudizio per calunnia.

“Se pensiamo che il 92% delle querele finiscono con un nulla di fatto, tra proscioglimenti e assoluzioni e che almeno il 40% di queste sono infondate” ha commentato Ceraso “appare evidente la responsabilità della politica che non vuole tutelare questa categoria. Mi piace richiamare un esempio che ho sentito proprio dal professor Mennella in un precedente convegno e che meglio di ogni altro fa intuire in quale situazione vivono i giornalisit: per il nostro codice se un chirurgo opera la gamba buona o, che so, un rene anziché il fegato, viene indagato per colpa, il giornalista, qualunque sia l’errore,piccolo o grande, sempre per dolo. E questo è inaccettabile per un Paese cosiddetto democratico”.

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