Perugia

Frasi contro la divisa sui monitor del Pincetto, è polemica “La giunta spieghi”

Non si placa l’ondata di polemiche a Perugia attorno a “Datemi un martello”, il workshop dell’artista Sara Leghissa promosso da Densa Cooperativa Sociale nell’ambito del percorso “Social Sculpture”.

Da qualche giorno 80 frasi scritte da 15 adolescenti di Perugia e provincia occupano gli spazi di affissione della città e i display luminosi della stazione Pincetto del Minimetrò, scatenando la durissima reazione del centrodestra cittadino.

A far saltare sulla sedia le opposizioni sono stati alcuni messaggi specifici proiettati proprio sui monitor del Minimetrò, in un momento in cui l’afflusso in centro è altissimo. Frasi come “Quando incontro una persona in divisa, paura. Non so perché, paura” o “Le persone in divisa sono tutte raccomandate” hanno innescato una vera e propria bufera politica, trasformando un progetto artistico sull’uso dello spazio pubblico da parte delle giovani generazioni in un terreno di scontro ideologico.

Dopo la presa di distanza, arrivata nei giorni scorsi, da parte di Gioventù Nazionale e di Fratelli d’Italia — con il consigliere comunale Nicola Volpi che aveva definito le scritte “antieducative” e “fuori luogo nel pieno di Umbria Jazz” — l’attacco al Comune è diventato frontale con l’intervento della Lega.

Ci sono fatti che segnano un confine, e i manifesti comparsi a Perugia contro donne e uomini in divisa rappresentano uno di questi dichiarano in una nota congiunta Paola Fioroni e Giacomo AreniAffermare certe cose non è un’opinione, ma una violenta delegittimazione di chi ogni giorno indossa una divisa per proteggere i cittadini. Non è arte, non è cultura e di certo non è educazione: siamo davanti alla peggiore propaganda”.

Il Carroccio sposta l’asse della polemica direttamente sulle responsabilità della giunta Ferdinandi, chiedendo di uscire dal silenzio: “I ragazzi hanno il diritto di esprimere dubbi e disagi, ma gli adulti hanno il dovere di educare al senso delle istituzioni. Chiediamo a sindaco e giunta di chiarire chi abbia autorizzato questa campagna e concesso gli spazi pubblici. In uno scenario cittadino segnato da furti e spaccate, le forze dell’ordine sono l’ultimo presidio di legalità”.

Sulla stessa linea si erano espressi i rappresentanti dei giovani di Fratelli d’Italia. Il commissario regionale di Gioventù Nazionale Tommaso Granieri, e il coordinatore comunale Tommaso Merli avevano rimarcato come quel sentimento di paura non rappresenti affatto la loro generazione: “Per noi è l’esatto contrario. La stragrande maggioranza dei giovani guarda alle Forze dell’Ordine con rispetto e gratitudine, cresciuta nel mito di Salvo D’Acquisto e delle scorte di Falcone e Borsellino. Chiediamo al Comune se sia opportuno veicolare messaggi che alimentano diffidenza verso lo Stato anziché promuovere la legalità”.

Dal canto loro, i promotori del progetto “Datemi un martello” difendono la natura dell’iniziativa, descrivendola come un percorso di ascolto e scrittura condivisa per raccontare come i ragazzi percepiscono il potere, il pericolo e il diritto di esistere liberamente in città. Secondo gli organizzatori, si tratta di “frasi dirette che raccontano una generazione che osserva lo spazio pubblico con uno sguardo molto più lucido e profondo di quanto si pensi”. Le affissioni rimarranno visibili per 15 giorni, ma c’è da scommettere che il dibattito nelle aule del Consiglio comunale durerà molto più a lungo.