Ci ha pensato Giove Pluvio a far saltare la manifestazione di “Frantoi aperti a Spoleto”. Per i più non è stata una sorpresa, visto che i servizi meteo della penisola avevano ampiamente preventivato il cattivo tempo per lo scorso week end. I commercianti, chiamati dall’assessora Lezi a fare la loro parte, hanno fatto quel che hanno potuto. In Borgo, grazie alla omonima associazione, domenica scorsa tutto era pronto, con le migliori degustazioni dei prodotti tipici locali. Ma l’acqua ha mandato in frantumi i sogni dei più ed in giro per le strade, di gente se n’è contata davvero pochina.
Leggermente meglio nella parte alta dove il programma, che qui partiva con alcune iniziative mattutine, ha registrato qualche presenza in più. Straordinaria la performance offerta dal Buyocco della presidente Emanuela Ferracchiato, accorsa all’appello lanciato dalla Lezi dopo la debacle della Pro Spoleto che aveva rinunciato ad organizzare l’evento.
In meno di 3 giorni, l’associazione è riuscita a dipingere le vetrine del centro – grazie all’immancabile e prezioso contributo degli studenti dell’istituto Leoncillo Leonardi di Spoleto –, e a mettere d’accordo diversi ristoratori che si sono prestati a preparare le degustazioni. Merita una citazione l’addobo della vetrina di Zucchero, la più bella a nostro parere fra quelle allestite nella zona alta.
Uno sforzo che, a quanto è dato sapere, la Lezi ha deciso di premiare con un piccolo stanziamento che sarà probabilmente stornato da quanto promesso in un primo momento alla Pro Spoleto per la stessa attività. “Un ringraziamento particolarmente sentito – ha dichiarato la Ferracchiato – lo dobbiamo al funzionario del comune Anna Cedroni per la disponibilità e l’attenzione mostrata nei confronti del settore dei commercianti. Un vero punto di forza del Comune sul quale associazioni e privati sanno ormai di poter contare”.
Peccato dunque per il maltempo che ha reso così solo virtuale un successo quasi annunciato. Non si può dire altrettanto per quanto andato in scena al Chiostro di San Nicolò dove il “Teatro delle Ariette” ha dato vita ad una performance unica: il “Teatro da mangiare?”, infatti, ha registrato non solo il tutto esaurito – con i partecipanti giunti da ogni parte d’Italia – ma ha conquistato tutti i “sensi” del pubblico. Scritto e interpretato da Paola Berselli e Stefano Pasquini (con la partecipazione di Maurizio Ferraresi) lo spettacolo si snoda nel tempo di un pranzo. Tutti vengono fatti sedere a tavola e, fra una portata e l’altra, a base di prodotti biologici coltivati nell’agriturismo Le ariette a Castello di Serravalle di Bologna, lo spettacolo ha avuto inizio. Quanto dura? “Un’ora e quaranta più le tagliatelle” rispondono dalla compagnia bolognese. Già, tutto ruota intorno alle tagliatelle, la specialità emiliana: perchè il tempo di arrivare alla rinomata pastasciutta occorre agli attori per entrare in simbiosi con il pubblico. Al punto che, scolate le tagliatelle, a continuare lo spettacolo saranno poi gli stessi spettatori.
A dir poco entusiasta l’assessore all’urbanistica Yuri Cerasini che, terminata la cena-spettacolo, non solo si è voluto complimentare con la Compagnia ma ha cominciato a tempestare di telefonare i vertici del Comune sollecitando una loro presenza alla perrformance teatrale del giorno seguente.
“Una chicca, ho assistito ad uno spettacolo unico nel suo genere, profondo e divertente” ha detto ai microfoni di Tuttoggi.info “mi sono complimentato personalmente con l’ufficio del Comune che ha creduto in questo evento e ci ha dato la possibilità di conosere questa Compagnia. Credo che dovremo fare in modo di portarli nuovamente a Spoleto, io di certo sto pensando di fare una capatina nel loro agriturismo”. Soddisfatti anche l’assessore regionale Fernanda Cecchini e il sindaco Benedetti che hanno preso parte al spettacolo domenicale.
Un bel successo, anche se l’unica a non averci creduto più di tanto è stata proprio l’assessora Lezi che ha snobbato l’invito. Uno spettacolo replicato più di 500 volte in giro per l’Europa e recensito dai più grandi giornali. “Certo è ancora un po' fragile, ma è un esperimento e dà furiosamente voglia di andare a vedere quello che succede nella loro valle dei sogni” ha scritto Brigitte Salino de Le Monde. “Il tutto raccontato con una genuinità tanto autentica da fare male – ha messo nero su bianco Claudio Cumani de Il Resto del Carlono – perché fra verdure biologiche e pane cotto al forno si ha quasi l'impresione di toccare quella terra di nessuno dei sentimenti che attraversa chiunque”.
(Carlo Ceraso)