Trasimeno

Fotovoltaico galleggiante al Trasimeno, fattibilità tecnica e scontro politico

Legambiente Umbria interviene nel dibattito, finora tutto interno alla politica, innescato dalla proposta di Fabio Roggiolani di Ecofuturo, di valutare impianti fotovoltaici galleggianti sul Lago Trasimeno, oggi a -191 centimetri dallo zero idrometrico e a rischio di toccare quota -200 entro fine mese.

Lo scontro politico

Una proposta che il consigliere regionale Tp-Uc, Nilo Arcudi, aveva bollato come “una follia” e che invece viene valutata come interessante dall’assessore regionale Thomas De Luca, che ha postato delle foto (una è qui riportata) dell’impianto fotovoltaico galleggiante di Hapcheon Dam in Corea, sostenendo che il fotovoltaico galleggiante è tra le soluzioni più affidabili per ridurre l’evaporazione, come attesta la Banca Mondiale già dal 2019 con il report “Where Sun Meets Water”.

Zara (Legambiente): non la soluzione definitiva, ma un invito

“Non è la soluzione del problema Trasimeno, ma un invito a ragionare su come ridurre le perdite d’acqua, con il beneficio aggiuntivo di energia rinnovabile e minori emissioni climalteranti” è la posizione di Legambiente Umbria, che invita invece a ragionare con più realismo e meno ideologia. Per l’associazione ambientalista, al Trasimeno, come in altri bacini e canali, il fotovoltaico galleggiante può aiutare a mantenere l’acqua nel lago e a produrre energia rinnovabile.

“Va detto con chiarezza – dichiara Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria – che questa proposta non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così. Ha però il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico. Bollarla come ‘follia’ significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe di essere approfondita.” Un torpore che stride con i dati presentati lo scorso luglio, alla sesta tappa umbra della Goletta dei Laghi: il primo Bilancio Idrico Regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra in Umbria circa 2 millimetri di pioggia in meno ogni anno, con il Trasimeno tra le aree a maggiore riduzione di disponibilità idrica – un quadro coerente con il report “Laghi sotto pressione”, che nel 2025 rilevava un abbassamento di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale di 0,79°C oltre la media 1995-2020.

La soluzione tecnica

Sul piano tecnico, gli studi disponibili indicano che una copertura di pannelli flottanti, anche limitata a poche unità percentuali della superficie di uno specchio d’acqua, può ridurre l’evaporazione fino al 30% nell’area coperta, generando al contempo energia rinnovabile senza consumo di suolo. Come ricorda Roggiolani, ogni metro quadro di fotovoltaico installato corrisponde a circa 2,6 metri cubi d’acqua non evaporata e a circa 50 chilogrammi di CO2 evitati: benefici idrici, climatici ed economici che nessuna discussione seria può ignorare a priori. Proprio perché la tecnologia è seria, va trattata con altrettanta serietà: il Trasimeno è area naturale protetta, sito Ramsar e zona Natura 2000 (SIC/ZPS), e qualunque ipotesi di impianto galleggiante andrebbe ovviamente sottoposta ad analisi e valutazione di impatto ambientale su acqua, fauna e avifauna, con un confronto pubblico e trasparente con comunità locali, pescatori, operatori turistici ed enti del Parco.

Una misura strutturale per il Trasimeno

Proprio perché non si pretende che sia la soluzione definitiva, il fotovoltaico galleggiante per Legambiente va collocato accanto alle misure strutturali che il bacino richiede, non al loro posto: la crisi del Trasimeno è anche una crisi economica – cali di presenze nelle strutture museali fino al 34%, difficoltà di navigazione e di accesso alle darsene – che non si risolve né rimuovendo per ideologia ogni ipotesi tecnologica, né annunciando un progetto isolato senza una cornice di piano.