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FOLIGNO SOTTO INCHIESTA, TRA TALK SHOW E CONSIGLIO COMUNALE. PD “NO LEZIONI DA PDL”. MANTUCCI “NON VOGLIO MISMETTI IN GALERA MA A CASA” (Foto TuttOggi.info)

(Elisa Panetto) – “Foligno sotto inchiesta: il ciclone “Tuttopoli”. Faccia a faccia tra i politici locali”: è il titolo dell’incontro pubblico, ideato e condotto da Claudio Bianchini in collaborazione con “La Gazzetta di Foligno”, che ieri sera, nella Sala Multimediale dell’Istituto San Carlo, ha visto protagonisti, 8 degli 11 capigruppo in consiglio comunale, Giovanni Patriarchi (Partito Democratico), Daniele Mantucci (Rinnovamento), Emiliano Belmonte (Partito Socialista Italiano), Riccardo Meloni (Popolo della Libertà), Ivano Bruschi (Sinistra, Ecologia e Libertà), Massimo Metelli (Udc), Giovanni Carnevali (Sinistra Indipendente) e Stefania Filipponi (Impegno Civile).

Un confronto pubblico, a metà strada tra talk show e un consiglio comunale informale, dove i politici del centrosinistra e del centrodestra folignate, moderati da Claudio Bianchini sulla base di un canovaccio di domande e di inevitabili giri di repliche, si sono confrontati, a volte anche animatamente, sulle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’amministrazione comunale di Foligno.

“Dopo “Tuttopoli” qualcosa a Foligno è cambiato? O cosa spera che cambierà?” è la domanda numero uno del “primo giro” posta a Daniele Mantucci. Per il leader del centrodestra folignate “non è cambiato molto. Avevamo già una valutazione sul centrosinistra, confermiamo quindi quello che già sapevamo e il nostro impegno. Non c’è stato un voto libero, la maniera in cui sono stati conquistati consensi non è stata sempre lecita e non è un sistema accettabile. Speriamo che tutto questo cambi”.

“In che situazione vi trovate dopo “Tuttopoli”? E pensate di uscirne?” viene domandato a Giovanni Patriarchi del PD. “Abbiamo da subito ribadito la nostra fiducia nei confronti della magistratura” ha affermato il capogruppo. “Non è scontato viste le vicende nazionali. La magistratura deve fare il proprio dovere e andare avanti fino in fondo e noi non vogliamo metterci becco. Non credo però che il voto non sia vero e non apprezzo il fatto che vengano utilizzati in maniera strumentale dei fatti così gravi. Questa è anche la dimostrazione dell’incoerenza del PDL che a Roma si comporta in una certa maniera e a Foligno in un’altra. Dovete comportarvi correttamente” ha detto Patriarchi ai capogruppo di centrodestra. “Se avrete un sindaco indagato cosa farete?”.

“Che cosa potrà cambiare a Foligno? Cogliete già dei segnali di cambiamento? Siete pronti a fare la vostra parte?” è il quesito posto a Riccardo Meloni del PDL. Per il capogruppo, “non sembra cambiato alcunché. Tutto è rimasto uguale. Spero che in futuro il voto sarà libero. Il PDL è coerente e la condanna politica già c’è”.

A Emiliano Belmonte del PSI è stato invece chiesto: cosa cambierà e vorrebbe cambiare? “Noi del Partito Socialista Italiano siamo dei giusti ed equilibrati osservatori. Come partito, gli attacchi ci feriscono e ci fanno sopravvivere allo stesso tempo: non siamo mai stati dei servi sciocchi e nemmeno dei traditori. A carico dei socialisti non c’è nessuna intercettazione ed abbiamo una vocazione garantista. Non comprendo il punto di vista sulla politica del centrodestra. Aspettiamo il risultato della magistratura per comprendere ma nel frattempo non saremo con le mani in mano, qualche passo va fatto”.

“In quali punti ci sarà collaborazione col Partito Democratico? E perché?” ha chiesto Bianchini a Massimo Metelli dell’Unione di Centro. “C’è mancanza di partecipazione alle scelte amministrative e di chiarezza. È il frutto di un modus operandi e non si può far finta che non sia successo nulla. L’effetto si vede nella differenza tra il voto alle europee e quello alle comunali nel gestire il potere e forzare il voto. La nostra posizione si è differenziata, ciascuno ha i propri ruoli e non vogliamo entrare nel balletto delle dimissioni: sono scelte personali. Abbiamo quindi messo dei paletti sulla chiarezza e la trasparenza”.

A Ivano Bruschi di SEL è stato chiesto se è “stata marcata una propria linea e cosa caratterizza Sel dalle altre forze di maggioranza?” “Aspettiamo tutti con attenzione i pronunciamenti della magistratura. La politica ha cambiato il suo rapporto col cittadino, che è costretto a dover chiedere al potere di turno il favore che gli dia delle garanzie. C’è dunque una vaporizzazione dei diritti. La risposta è sul cittadino pensando al collettivo”.

La posizione di Stefania Filippon: “Più che Foligno – ha replicato l’avvocato – è il sistema Umbria ad essere sotto inchiesta. I processi si fanno nelle aule di tribunale, non devono essere oggetto di strumentalizzazione politica. Questa sinistra non sa governare, quindi Foligno deve essere battuta sul terreno della politica: non dobbiamo parlare di intercettazioni ma di problemi. Mi dissocio dalla politica del centrodestra, non chiedo le dimissioni, è sbagliato, è un atto inutile e demagogico di tre gruppi. Se si è garantisti lo si è sempre”.

“Giovanni Carnevali è un indipendente di sinistra. Come ne esce la maggioranza da “Tuttopoli”? E se ne può uscire?”. Per il leader di SI, “il PDL a Roma fa certe cose e a Foligno altre. È una vicenda tutta da chiarire dove il centro destra parte all’attacco per partito preso. È chiaro che qualcosa vada messo in discussione: cosa è diventata la politica ed i partiti? Si limitano a selezionare i portatori di voti. Il metodo di selezione della classe dirigente è che se un tizio mi porta dei voti lo metto dentro”.

Terminato il giro di domande agli otto capigruppo, è partito il giro di repliche.

Mantucci: “non credo che la magistratura sia infallibile ma, sulla base di quello che ho visto, do una valutazione negativa sulla politica”.

Patriarchi: “Foligno non è sotto attacco e non credo al complotto. Se la vicenda è strumentalizzata è per mettere la città su un angolo, vista la sua crescita. Foligno è uno dei capofila della visione policentrica dell’Umbria. Ci sono degli interessi affinché dei processi tornino indietro”.

Meloni: “chiediamo le dimissioni anche perché sono stati votati degli atti non veritieri e in virtù di tutto quello che è emerso. Noi chiediamo le dimissioni, un atto concreto”.

Belmonte: “quello delle dimissioni è un atto giustizionalista. La Filipponi ha perlomeno fatto un’analisi critica. Servono nuove linee, i partiti sono svuotati. Se per il centrodestra il sistema è malato allora perché non ne escono?”.

Carnevali: “il Partito Socialista Italiano è il peggior elemento nella maggioranza, che si deve compattare. Il centrodestra a Roma è tutta un’altra cosa ed ha spinto alla degenerazione del sistema politico”.

Metelli: “abbiamo avuto ragione a non metterci in questo balletto, a non entrare nella dinamica di due partiti contenitore. Con più anime la scelta è più difficile e il posto non lo prendiamo né dal centrodestra né dal centrosinistra. Abbiamo posto dei problemi e la sfida è sul piano di quelli”.

Filipponi: “l’opposizione è quotidiana e costante su problemi più importanti. Dobbiamo disquisire sul programma, sulla trasparenza. Ad esempio sul sito internet del comune, alla voce albo pretorio, non c’è nulla. Il sito è difficile, incomprensibile. L’amministrazione non tutela gli interessi di Foligno, l’assestamento del bilancio è avvenuto nell’indifferenza generale, si pensa agli operai di Termini Imerese e non a quelli della Tmc”.

Patriarchi: “non accettiamo lezioni dal PDL, non ha credibilità politica. Il PD è l’unico partito popolare rimasto in Italia fatto di persone perbene. Riguardo alla Tmc ho chiesto alla giunta di tutelare e salvaguardare i lavoratori”.

“L’inchiesta blocca i lavori?” è stato chiesto a tutti i capigruppo.

Bruschi: “ha sicuramente avuto un impatto ma noi non vogliamo rimanere piegati su questa vicenda. Facciamo quindi una serie di proposte con costi sostenibili che vogliono ricentralizzare la politica, tutelare le fasce più deboli e favorire le innovazioni. Dare altre idee di sviluppo e cambiamento che stimolino le nuove generazioni”.

Meloni: “i tagli devono essere fatti sui 2 milioni e 800 mila euro di consulenze. E sulla vicenda “Tuttopoli” il comune è fermo”.

Belmonte: “c’è un empasse culturale e mentale, una sbandata forte, un blocco mentale e psicologico nella maggioranza. Sono un po’ stufo di questa continua retorica. Noi abbiamo dimostrato coerenza e se il sistema è inquinato e malato lo denuncerei, no alle strumentalizzazioni. Noi vogliamo che si rispetti il programma e siamo convinti di questa maggioranza e di questo sindaco. Non ci inventiamo nuove strade, da moderati siamo coerenti”.

Metelli: “gli effetti sull’amministrazione ci sono, c’è molta confusione nella maggioranza e serve un segno di coerenza. Bisogna rivedere tutto il sistema e porre in collaborazione la minoranza”.

L’ultima domanda è sta: “qual è lo scenario futuro? Aspettare la magistratura non è una sconfitta politica? Chi governerà Foligno nel prossimo futuro? L’opposizione è un’alternativa?”

Mantucci: “noi non aspettiamo la magistratura. Non vogliamo che Mismetti vada in galera, ma che vada a casa. Quindi aspettiamo gli elettori: siamo pronti e ce la metteremo tutta. Penso che Mismetti sia una brava persona, come altri dell’amministrazione comunale, ma non condividiamo il sistema del quale fanno parte. È sbagliato. Forse sono più vittime che protagonisti”.

Carnevali: “la discussione che si è aperta è seria ed è indispensabile per salvare l’anima del centrosinistra”.

Filipponi: “non bisogna attendere il ricorso della magistratura: è il fallimento della politica. Bisogna fare qualcosa. Se c’è una dittatura di maggioranza poi si ricorre alla magistratura o alla corte dei conti”.

Bruschi: “non serve la magistratura. Noi abbiamo dei validi criteri propositivi, vedi le nostre proposte a costo sostenibile”.

Metelli: “i cittadini sono assuefatti dalla magistratura, la gente non se ne accorge più ed è una conseguenza politica di tangentopoli. Il parlamento è pieno di indagati, avvisati. Dobbiamo ricominciare a parlare di politica, basta con gli ultrà”.

Belmonte: “nei gruppi politici c’è dialettica e confronto e noi siamo fedeli all’idea di sinistra. A Foligno si guarda al lato centrista e il PD è il punto di riferimento e d’incontro per chi crede ad una Foligno moderata e centrista”.

Meloni: “come forza di opposizione ci spendiamo in tutti i modi e creiamo le condizioni affinché Foligno cambi il modo di pensare e creare. Chi governerà dopo? Abbiamo dimostrato di essere pronti per essere una forza di maggioranza, abbiamo tutte le condizioni per essere davvero in grado di governare questa città. Siamo un gruppo fortissimo e preparato”.

Patriarchi: “c’è un programma di governo che vogliamo portare avanti e c’è una riflessione da fare sul ruolo della politica. Il PD è un partito ampio, popolare e fatto di persone per bene. Riflettiamo per migliorare e ragionare. Se amministriamo bene avremo le carte in regola anche per il futuro: c’è una classe dirigente che sta governando bene e ci sono nuove leve per costruire le proposte del futuro”.