Festival Spoleto, prima nazionale al Caio Melisso per “Memorie di Adriana” con Adriana Asti

Festival Spoleto, prima nazionale al Caio Melisso per “Memorie di Adriana” con Adriana Asti

Pienone di pubblico per la prima nazionale del nuovo spettacolo di Andrée Ruth Shammah | Giorgio Ferrara ricorda Carla Fendi nel “suo” teatro

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In prima nazionale a Spoleto60, ha debuttato ieri sera 1 luglio, al Teatro Caio Melisso-Spazio Carla Fendi, Memorie di Adriana. Con il nuovo lavoro di Andrée Ruth Shammah, protagonista Adriana Asti, in scena con Andrea Soffiantini, Andrea Narsi e Alessandro Nidi al pianoforte, riparte ufficialmente lo Spazio Carla Fendi dopo la recente scomparsa della mecenate e amica del Festival.

Come sta accadendo sin dalla prima del Don Giovanni, ad aprire la serata è proprio il direttore artistico Giorgio Ferrara che propone un ricordo di Carla Fendi alla platea e chiede a tutti un breve momento di raccoglimento in quello che è stato l’amato scrigno di bellezza e cultura in cui la Cittadina onoraria di Spoleto ha inteso profondere ogni sforzo per un restauro che lo potesse restituire alla città ed al suo utilizzo principale, il teatro.

 Non c’era dunque migliore occasione per ricordare Carla Fendi che mettere in scena in prima nazionale, proprio al Caio Melisso,  questa nuova coproduzione del Teatro Franco Parenti di Milano con il Festival di Spoleto e con protagonista la Signora Adriana Asti, che solo pochi mesi fa sedeva proprio accanto a Carla Fendi, alla presentazione della 60esima edizione del Festival al MIBAC. In teatro ieri sera presenti anche le sorelle di Carla Fendi, Alda, Paola e Franca Fendi e moltissimi affezionati della Signora Asti.

Memorie di Adriana è uno spettacolo sul punto di cominciare e che in effetti non si sa nemmeno se mai inizierà. E proprio davanti alla porta chiusa del camerino di Adriana Asti va in scena invece un altro spettacolo, apparentemente non previsto.

Una figura si affaccia nel buio, “Lei non verrà. Io la conosco. Molto meglio di quanto lei conosca se stessa…”. E sarà lei, questa figura, a raccontare di quell’Adriana che non vuole entrare in scena, che fugge pur restando dov’è, che mostrandosi si nasconde, che dimenticando ricorda, che canta per restare sola. “Lo so…io c’ero”, rassicura lei, la figura misteriosa che accompagna la vita della Asti momentaneamente non disponibile, quasi a certificare l’originalità del ricordo, una Doc di Adriana.
Un’attrice sul palco deve diventare un personaggio per riuscire a parlare di sé: è un inganno, forse una necessità.  Ancora una provocazione, ancora una fuga.  Fantasie, pensieri, racconti prendono vita, mescolandosi al teatro.

A raccontare non sono soltanto gli episodi di una lunga carriera, le ansie del palcoscenico, gli incontri con i più grandi registi di teatro e di cinema, i travestimenti e le nudità, la leggerezza e la follia. Momenti divertenti degli esordi, ma anche quelli bui della psicanalisi con Cesare Musatti che alla fine la guarirà dal “mal di se stessi”.
A raccontare invece è anche il meccanismo stesso di questo spettacolo, la scelta di apparire senza rivelarsi, di guardarsi da fuori quasi con distacco, riversando su quell’altra se stessa ironia e rabbia, irritazione e tenerezza.

Dentro questo meccanismo in cui nessuno gioca solo la sua parte, c’è un direttore del teatro che si vergogna della sua coda leonina, c’è un tecnico che vorrebbe non sentirsi una gallina che in realtà è un pollo, c’è un ammiratore che colleziona ricordi e non tutti legittimi.
E soprattutto c’è lei, e c’è l’altra: una impigliata nelle tavole del palcoscenico, l’altra in camerino, a guardarsi allo specchio e cercare un nuovo trucco. Sempre a sentirsi fuori posto, per poi scoprire che forse l’unico posto è il teatro, perché totalmente illusorio.

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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