"Il primo record è quello delle emozioni"Cipriani chiude il suo primo "Spoleto" - Tuttoggi.info

“Il primo record è quello delle emozioni”Cipriani chiude il suo primo “Spoleto”

Sara Cipriani

“Il primo record è quello delle emozioni”Cipriani chiude il suo primo “Spoleto”

Alla conferenza di chiusura, il direttore artistico ripercorre la sua prima edizione tra responsabilità e gratitudine. E il sindaco-presidente Andrea Sisti: "Fare un festival in sei mesi è una vittoria straordinaria"
Dom, 12/07/2026 - 20:16

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Alla conferenza di chiusura, il direttore artistico ripercorre la sua prima edizione tra responsabilità e gratitudine. E il sindaco-presidente Andrea Sisti: "Fare un festival in sei mesi è una vittoria straordinaria"

Prima dei numeri — pure da primato — Daniele Cipriani ha voluto parlare d’altro. “Il primo record è quello delle emozioni”, ha detto chiudendo la sua prima edizione del Festival dei Due Mondi, negli spazi dell’Ex Museo Civico, con alle spalle le immagini delle video proiezioni di David Szauder. Dirigere per la prima volta la manifestazione “immaginata, creata e amata da Gian Carlo Menotti” è stato, ha ammesso, “un grande onore, ma anche una grandissima responsabilità”: la prima sensazione, mesi fa, fu proprio quella, e da lì il lavoro con la squadra e con i due consulenti d’eccezione, Beatrice Rana e Leo Muscato.

A restituirgli la misura del percorso, ha raccontato, non sono stati i numeri, peraltro da primato per il Festival, ma le persone: il pubblico che riempiva i teatri, e soprattutto la gente comune di Spoleto che lo fermava per strada per ringraziarlo. “Sono quelle reazioni che mi hanno detto che eravamo sulla strada giusta”. Il senso della sua direzione lo ha riassunto in un’immagine semplice: mettersi al servizio del Festival, “ascoltarne la storia, ritrovare le sue radici e, da quelle radici, far nascere nuovi germogli”. Non a caso il vero valore aggiunto, per lui, non sta nel successo dei singoli spettacoli, “ma nella capacità di trasformare una città in una comunità unita dall’arte”.

I ringraziamenti, uno per uno

Il commiato si è trasformato in un lungo giro di gratitudine: ai mecenati e alla loro presidente Maria Teresa Venturini Fendi, agli sponsor, allo staff della Fondazione, all’ufficio stampa, ai volontari, agli albergatori che hanno accolto gli artisti, fino alle “persone che ho scelto di avere accanto” — perché “le radici sono anche nelle persone”. Un pensiero particolare Cipriani lo ha riservato a un progetto a cui tiene in modo speciale: la collaborazione con la Casa di Reclusione di Spoleto e la compagnia #SIneNOmine, fondata e diretta dall’architetto Giorgio Flamini, i cui detenuti-artisti hanno realizzato anche le altalene-bilico diventate simbolo grafico dell’edizione. Aver preteso che quello spettacolo avesse biglietti veri e pubblico pagante, ha spiegato, significava riconoscergli “piena dignità” dentro il palinsesto del Festival.

Il direttore artistico non non ha mancato di salutare tanti dei collaboratori presenti al saluto di questa edizione, citandoli per nome. A chiudere l’intervento, un passaggio di stima quasi affettuoso per Ottorino Neri, memoria storica del Festival: l’uomo che, ha detto Cipriani, “conosce tutti i segreti” della manifestazione, sa dove sono le chiavi e come risolvere ogni imprevisto nel momento in cui accade. “Vorrei averlo sempre accanto, finché sarò direttore artistico”.

Sisti: “Una vittoria straordinaria in sei mesi”

A raccogliere il testimone, il sindaco di Spoleto e presidente della Fondazione, Andrea Sisti. “Quando ho conosciuto Daniele non immaginavo tutto questo”, ha detto, ricordando i mesi di lavoro fianco a fianco da settembre in poi: “Costruire un festival in sei mesi è una vittoria straordinaria”. Il metodo che gli ha riconosciuto è quello di “entrare dentro la città”: una direzione capace di coniugare memoria e contemporaneità, che ha “restituito ancora più chiaramente l’identità profonda del Festival e il legame inscindibile con la città che lo ha visto nascere”. Nel suo ringraziamento — esteso agli artisti, alla Fondazione, alle istituzioni, ai volontari e alle forze dell’ordine — Sisti ha rivendicato anche la scelta del tema “Radici” come “importante e lungimirante”, e ha letto i dati come prova della “forza internazionale del Festival”.

Il parterre istituzionale

A seguire da vicino il gran finale non sono mancate le istituzioni. Il Ministero della Cultura era rappresentato da Costantino D’Orazio, nuovo direttore generale Creatività Contemporanea. Nel giro dei ringraziamenti il direttore ha rivolto un pensiero anche alla politica: al senatore Franco Zaffini (Fratelli d’Italia), presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, per la vicinanza dimostrata; all’europarlamentare Camilla Laureti, vicepresidente del gruppo S&D, che quattro anni fa raccolse subito l’invito del sindaco Sisti a portare il Festival “fino a Bruxelles”; e al consigliere regionale Stefano Lisci, in nome del lavoro comune per il territorio. E sempre dal primo cittadino e presidente della Fondazione Festival arriva la richiesta ai polititici presenti di “trovare una casa” alla manifestazione. Un luogo fisico in cui stabilirsi con continuità, garantendo posti di lavoro.

Dalle radici alle visioni

Il congedo è stato anche un annuncio. Nel 2027 il Festival dei Due Mondi compie settant’anni: si terrà dal 25 giugno all’11 luglio, e dopo “Radici” il tema sarà “Visioni”. “Le radici hanno senso solo se continuano a generare futuro”, ha ripetuto Cipriani, prima di svelare l’anteprima del nuovo logo di Spoleto 70, firmato da Lorenzo De Rita e Patrizio Marini. Un modo per dire che la festa, anche quando cala il sipario, guarda già alla prossima alzata.

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