di Carlo Vantaggioli
Ci sono alcune teorie sugli spettacoli di danza visti alla seconda o terza rappresentazione. Qualcuno osserva che a volte i ballerini di una compagnia potrebbero essere demotivati, un po’ abituati, come in una sorta di routine dopo che l’adrenalina del debutto è calata. Questo può generare errori nei passi ed imprecisioni. Altri invece paragonano lo spettacolo al processo di invecchiamento del vino, per cui più è lungo e migliore dovrebbe essere il risultato. In verità alla seconda rappresentazione, ieri sera (7 luglio) al Romano del Pacific Northwest Ballet, non sappiamo dire quale delle due teorie abbia prevalso. In egual misura ci sono state eccellenze e indecisioni, anche se l’attesa per lo spettacolo, che rappresenta uno dei pezzi forti di Spoleto55, era tutta rivolta alla coreografia di Twyla Tharp.
La leggendaria coreografa e ballerina americana, oggi 71enne, ha danzato a Spoleto negli anni eroici del Festival ed è stata presente con la sua Twyla Tharp Dance Company, prima formazione da lei fondata negli anni ’60. Lunghissimo l’elenco delle collaborazioni della Tharp. Citiamo per tutti tre colossi della danza contemporanea, l’American Ballet Theatre il New York City Ballet e la Martha Graham Dance Company. Come molto importante è stato il lavoro di coreografia svolto nel cinema e nei musical. La Tharp ha lavorato molto con il regista Milos Forman con il quale ha collaborato nei famosi Hair, Ragtime ed Amadeus. Impossibile non notare nei lavori l’influenza dei maestri con cui la Tharp ha mosso i primi passi, Martha Graham, Alwin Nikolais e Merce Cunningham. Una impronta formativa molto viva in tutto lo spettacolo del Romano ma soprattutto in Opus111.
Si può comunque dire che il programma visto a Spoleto55 rappresenta la summa di questa magnifica coreografa. Breve ma di una bellezza intensa Waterbaby bagatelles, eseguito in maniera splendida dai solisti del Pacific Northwest, dove linea e movimento si fondono in un continuum che sembra non avere mai termine. Pensato con dei riferimenti precisi all’universo acquatico, il pezzo era impreziosito dalla musica di John Lurie eseguita dal Kronos Quartet.
Un classico invece le Nine Sinatra Songs, dedicato al ballo di sala, ma alla Tharp maniera. La coreografia di questo balletto è un po’ la summa delle esperienze precedenti ed ha in se il germe che porterà la coreografa alle collaborazioni con cinema e musical. Degli abbinamenti scelti notevolissimo per esecuzione e bravura dei ballerini, quello su One for my baby, che riesce a rappresentare in maniera esemplare sia la creatività della Tharp che la vita e la bravura di Mr. Sinatra. Per curiosità ricordiamo che la canzone era il brano di chiusura nei concerti di The Voice quando alla fine della serata, con l’inseparabile bicchiere di bourbon, ormai arrochito da sigarette e fatica, dava la buonanotte (si fa per dire…) al pubblico dei casinò di Las Vegas come il celeberrimo Saints. Quest’ultima parte dello spettacolo del Romano è stata la più gradita, a riprova che la danza, soprattutto quando si parla di coreografie, ancora oggi viene vista con un certo sospetto, dando preminenza alle performance dei singoli ballerini, visti come divi.
Per quanto ci riguarda invece il vero pezzo forte della serata è stato Opus111 su musiche di Johannes Brahms. Un balletto corale che lascia il giusto spazio ai passi a due ma che è la voglia di rappresentare un mondo fatto di comunità in cui l’individuo ha il suo peso, con l’influenza innegabile sulla Tharp della società americana. Ma, ahinoi, anche il balletto in cui si sono viste alcune di quelle incertezze che danno corpo alla teoria del calo di tensione. E pensare che il Teatro Romano ieri sera era stracolmo di pubblico. Non c’era più un posto a sedere e lo spettacolo era soldout già dalla mattina presto. In apertura di serata c’è stata la premiazione dei ragazzi delle scuole elementari, primarie e superiori dell’Umbria per il concorso Il Festival siamo noi. Ieri era anche il giorno in cui tradizionalmente si celebrava il compleanno del M° Gian Carlo Menotti (avrebbe compiuto 101 anni) e Giorgio Ferrara, salutando i tanti studenti presenti lo ha ricordato con un lungo applauso del pubblico. Ma non è stata l'unica iniziativa. Alle 22 di ieri, infatti, al Teatro Caio Melisso è stata proiettata l'Amelia al ballo, Opera Prima del fondatore del Festival.
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Foto: Carlo Fiorelli