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Festival, gran finale sulle note di Verdi e Wagner / Il messaggio del presidente Napolitano / Ft, chi c'era / Vd, le interviste

Carlo Ceraso e Carlo Vantaggioli

Piazza Duomo al Concerto Finale, non è mai facilmente descrivibile. Da sempre l’appuntamento conclusivo del Festival dei Due Mondi rappresenta un insieme di tanti elementi che si compongono magicamente un secondo prima che la bacchetta del direttore d’orchestra si alzi per il primo attacco, diventando una sola cosa che per più di un'ora vive come un organismo perfetto. Vale dirlo perché spesso parte degli elementi che compongono l’organismo non sono, come dire, edificanti. Fino alla scorsa edizione, in piazza Duomo, si consumava il rito dei clan di potere che si mostravano al popolo perché tutti potessero riconoscerli nell’esercizio della loro forza. I politici avevano una ghiotta occasione per una passarella pubblica, gli artisti una ribalta internazionale per dimostrare di essere ancora nel “giro” che conta.

In questa Piazza, dunque, è passata molta parte di quella fenomenologia sociale che ha caratterizzato la vita del Paese dal dopoguerra in poi. Ma gli stanchi riti di potere o di immagine, si mettono a sedere e si immolano alla forza dell’arte, come dicevamo, un attimo prima che il concerto inizi. Accade così ogni volta e tutte le parole vacue o inutili vengono bruciate dalle note e dalle immancabili rondini, le vere proprietarie della piazza. Solo così è possibile riscrivere il copione da recitare fino al concerto successivo. Si potrebbe quindi definire il Concerto Finale come un bravo regista che mette in ordine tutti gli elementi della scena da recitare.
Se questa ipotesi descrittiva fosse degna di un fondo di verità, allora il Verdi Wagner Gala di ieri sera può essere considerato l’esemplare rappresentazione di ciò che questo nostro Paese sta vivendo. Sentimenti di grande passione e di coinvolgimento, di bellezza e forza, uniti ad una lotta atavica tra fazioni, che si dividono aspramente tra loro. Ovvero, nel nostro caso, verdiani contro wagneriani.
E’ già difficile scegliere con cosa fare colazione la mattina, figuriamoci se ci si può mettere a discutere se è meglio Wagner di Verdi. Eppure, essendo i due grandi artisti coevi (entrambi nati nel 1813), ed essendo la loro musica scritta e pensata per due popoli in parte diversi, anche se in alcuni momenti i contatti artistici ci sono stati, mai come nel loro caso la fazione del partito “pro” e quella dei “contro” si sono scatenate.
In piazza Duomo ieri era un bisbigliare fitto fitto su “tu cosa preferisci…hai sentito questa? Era meglio di quella…”, e così via impapocchiando.
Quello che si può affermare con cognizione di causa, è che l’Orchestra Filarmonica della Scala è un pregevole esempio di maestria tecnica ed esecutiva, un vanto nazionale, in questo caso diretta dal Maestro James Conlon, che senza tentennamenti conduce la musica dove vuole lui, rispettando però alcuni dettami classici nei tempi e modi dell’esecuzione, rassicurando così il pubblico più esperto presente in piazza.
Il programma eseguito è stato, va ammesso, ottimamente studiato, scegliendo le Overture di famose composizioni liriche dei due, in modo tale che si sottolineassero con chiarezza le differenze, ma anche i grandi punti di contatto tra i compositori.
Questa la sequenza importante di ieri: Richard Wagner – Rienzi, l’ultimo dei tribuni, Ouverture; Giuseppe Verdi – I masnadieri, Ouverture; Richard Wagner Il vascello fantasma, Ouverture; Giuseppe Verdi – Luisa Miller, Ouverture; Richard Wagner – Tannhäuser, Ouverture; Giuseppe Verdi – I Vespri siciliani, Ouverture; Richard Wagner –Lohengrin, Ouverture Atto I e Ouverture Atto III; Giuseppe Verdi – La forza del destino, Ouverture.
Come si nota nella successione delle Overture scelte, si può pensare ad un botta e risposta del tipo Rienzi contro Masnadieri, e così via lottando. In realtà la successione va capita, autore per autore, partendo dalle opere giovanili sino ad arrivare a quelle della maturità, intesa in parte come “maturità cronologica”, ma soprattutto come “maturità artistica”.
In questo la scelta fatta da Alessio Vlad, curatore della parte musicale del Festival, privilegia non tanto la divisione in fazioni, l’una contro l’altra armate, ma la sincera e consapevole scelta di ciò che è gusto musicale unito alla conoscenza dei due compositori. E quando si arriva alla fine del programma non rimane che godere della poetica, ormai matura, del Lohengrin e della Forza del Destino, che in tanti loro punti sembrano persino toccarsi, anche se con forze espressive dal carattere diverso.
Conlon tiene le briglie della Filarmonica della Scala ben in pugno, quando esegue una perfetta Overture del Der Fliegende Hollander (Il vascello fantasma), forse l’esecuzione più sentita dalla intera platea di Piazza Duomo, per la sua travolgente successione di cambi e potenza di suono. L’opera wagneriana inoltre ha un suo trascorso a Spoleto, quando una magnifica edizione in lingua della stessa, inaugurò al Teatro Nuovo il Festival di Spoleto del 1982.
Apprezzare le differenze per comprendere invece la grandezza dei due compositori è dunque il tentativo del Concerto finale di Spoleto56, operazione riuscita e testimoniata da 10 minuti di applausi ed un bis concesso da Conlon e dalla Filarmonica.

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Il messaggio del Presidente – poco prima di lasciare la scena al maestro Conlon, il direttore artistico Giorgio Ferrara ha voluto leggere al pubblico di piazza Duomo il messaggio che il presidente della Repubblica Napolitano aveva poco prima inviato alla Fendi. Il presidente della Repubblica, apprezzando lo sforzo profuso dal Festival in difesa della cultura, non ha mancato di ricordare la figura del Maestro Gian Carlo Menotti cui la platea ha tributato un lungo e sentito applauso. Leggiamo il testo: “In occasione della serata che conclude la cinquantaseiesima edizione del Festival dei 2Mondi, esprimo a lei, gentile Signora Fendi, al Sindaco Benedetti, al Maestro Ferrara, al Comitato promotore vivo apprezzamento per l’appassionato impegno profuso anche quest’anno nella programmazione di un calendario ricco di eventi di grande interesse, la cui proposta ha contribuito a valorizzare la suggestiva bellezza della città di Spoleto. La Rassegna, nata dalla straordinaria sensibilità artistica del Maestro Giancarlo Menotti e resa possibile dall’efficace lungimirante sinergia tra istituzioni pubbliche e private, costituisce nella sua continuità una concreta testimonianza dei risultati che si possono conseguire investendo nella cultura risorse ed energie. Le grandi potenzialità di iniziative di questo rilievo debbono essere colte nella convinzione che la promozione del patrimonio artistico e di una tradizione culturale unica come quella italiana sono elementi indispensabili per la crescita e lo sviluppo civile ed economico del nostro Paese. Nel complimentarmi con tutti coloro i quali hanno concorso alla realizzazione del Festival, rivolgo un cordiale e partecipe saluto a tutti i presenti”.
I vip – ricco il parterre di autorità presenti alla serata finale. Per il Governo era presente il sottosegretario agli interni Giampiero Bocci mentre la Regione Umbria schierava la presidente Catiuscia Marini e gli assessori regionali Fabrizio Bracco e Silvano Rometti, mentre le locali province erano presenti con i presidenti Marco Vinicio Guasticchi e Feliciano Polli. A fare gli onori di casa il sindaco e presidente della Fondazione Daniele Benedetti con il maestro Ferrara e il vicepresidente Dario Pompili. Fra i big Carla Fendi, l’arcivescovo di Spoleto monsignor Renato Boccardo, i registi Bernardo Bertolucci, Liliana Cavani e Marco Martani, il cantante-compositore Franco Battiato, lo sceneggiatore Enrico Medioli, la bellissima attrice Serena Autieri, i presidenti delle fondazioni umbre Carlo Colaiacovo (Perugia), Sergio Zinni (Spoleto), Marco Fornaci (Terni), il presidente delle Casse dell’Umbria Alberto Cianetti con il direttore generale Gianni Bovi e il presidente della Cassa Risparmio di Firenze Giuseppe Morbidelli. Fra i magistrati presenti il presidente del Tribunale di Spoleto Emilia Bellina, il procuratore della repubblica Gianfranco Riggio, i giudici Augusto Fornaci e Maria Grazia Manganaro, il giudice Federica Albano del Tribunale di Tivoli e il sostituto procuratore di Perugia Massimo Casucci. Per la politica erano presenti, fra gli altri, gli onorevoli Pietro Laffranco e Luciano Rossi, quasi tutti i consiglieri comunali, i consiglieri provinciali Massimiliano Capitani, Giampiero Panfili e Laura Zampa, i regionali Massimo Monni, Andrea Lignani Marchesani e Franco Zaffini. Tante le autorità militari. L’arma dei carabinieri era rappresentata dal generale Del Sette recentemente nominato Vice Comandante generale della Benemerita e rimasto molto legato all’Umbria (è originario di Bevagna) e a Spoleto dove ha comandato la locale compagnia; il generale Fanelli della Regione Liguria; il colonnello Angioni della Regione Umbria e il tenente colonnello dei Ros Paolo Vincenzoni (l’ufficiale che ha fatto parte dei pool investigativi che hanno risolto i ‘casi’ Scazzi e quello dell’attentato dinamitardo alla scuola ‘Morvillo-Falcone’ di Brindisi). Per l’Esercito notata la presenza del generale Venci del Cesifa, del comandante del 1° Reggimento Granatieri colonnello Caruso e del direttore del Polo armi di Terni colonnello Gabriele Ghione. La Guardia di finanza era presente con il comandante della Regione Umbria generale Zaccagnini e il comandante provinciale di Perugia colonnello Tuzi. La Polizia di stato vedeva in piazza la più alta autorità, il capo della polizia Alessandro Pansa e il direttore della DIA Arturo De Felice (già questore di Perugia). Presenti anche i prefetti Tizzano e Cardellicchio.

LE INTERVISTE IN PIAZZA DUOMO
Fra aperitivi e cene – accogliendo l’invito partito dalla Fondazione festival tutti gli sponsor ufficiali hanno rinunciato alle tradizionali cene di gala che animavano la serata finale. I più hanno preferito ricevere i propri ospiti con dei sobri aperitivi come quello offerto dalle Casse di risparmio dell’Umbria a palazzo Collicola: l’asse delle Casse con Intesa Sanpaolo e Fondazione Cassa risparmio di Spoleto quest’anno è risultato vitale per il Festival con oltre mezzo milione di euro investiti in favore della kermesse menottiana. O l’aperitivo che la Rolex ha fatto allestire nella splendida cornice del giardino di palazzo Bufalini. Diverse però sono state le cene ‘private’ come quella offerta da Costadoro a palazzo Leti Sansi o di Aleteia Communication a casa Mahler. Carla Fendi, che a pranzo aveva ricevuto i suoi ospiti a palazzo Vincenti Mareri, ha preferito cenare al San Lorenzo con pochi amici (notata la presenza della Aspesi) prima di ripartire per Roma, non prima di aver ricevuto in dono dalla chef Giovanna Tomassoni un vassoio dei tipici strangozzi di cui la mecenate va pazza. Blindatissima la cena offerta dalla contessa Dolores Campello e preparato per l’occasione dallo chef Andrea Scotacci dell’Apollinare.
Finale col botto – numeri da record per i ristoratori della città del festival che hanno lavorato su due turni fra chi ha anticipato la cena pur di non mancare allo spettacolo dei tradizionali fuochi di artificio e chi invece ha raggiunto i tavoli dopo il concerto. Lo spettacolo pirotecnico, offerto dalla locale Confcommercio, è stato seguito da migliaia di persone che si sono riversate lungo il giro della Rocca come in altri punti della città che si affacciano sulla valle dominata dal Monteluco.
L’abbraccio alle maestranze – fin qui la cronaca della serata ieri. Questa mattina invece il presidente Benedetti e il d.a. Ferrara hanno voluto incontrare
l’intero staff del Festival per ringraziarlo del lavoro svolto e dare il fatidico “rompete le righe”. Durante l’incontro, svoltosi nella suggestiva cornice di piazza Duomo, Giorgio Ferrara è stato omaggiato dalla gioielleria Tomasini Francia di un piatto in argento, donato al d.a. per ringraziarlo dell’impegno profuso nella realizzazione della splendida edizione appena conclusasi.
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