Festival dei 2Mondi

Spoleto59 conferenza stampa, buona la terza | Manca la Prima…di Tim Robbins

Via i mocassini feticcio, arriva l’ora dei pantaloni di lino rossi, e pure con il risvolto sartoriale classico di 4-5 centimetri. Oggi alla terza conferenza stampa che precede il rush finale dell’ultima settimana di Spoleto59, il Direttore Artistico Giorgio Ferrara si presenta alla stampa per illustrare le aperture di sipario conclusive del Due Mondi.
Colorato al punto giusto, asciutto e conciso, Ferrara non darà nessuna anticipazione sulle cifre cardine della manifestazione, come gli incassi o le presenze, che ricorda “hanno in dote quelle 5mila persone in più della prima settimana”. Per il resto bocche cucite fino a domenica 10 luglio quando alle 15, presso il Teatro Caio Melisso, si terrà la conferenza stampa finale con tutto il “bottino” di una 59esima edizione che ha già avuto un responso chiaro e verificato: la qualità di quasi tutti gli spettacoli proposti. E non lo dice certo solo chi scrive, piccolo giornalista di campagna, ma anche la migliore critica nazionale che ha potuto apprezzare alcune novità ed anche i nomi di grido confermati anno dopo anno. Considerando che manca all’appello ancora il lavoro di Bob Wilson Lecture on Nothing, l‘Odissea con la regia di Emma Dante al debutto questa sera a San Simone, l’atteso Eugenio Onegin con la regia di Rimas Tuminas ed il Vakhtangov State Academic Theatre of Russia. A seguire poi il balletto Romeo e Giulietta di Youri Vàmos, il celebrato Dj Jeff Mills con la Roma Sinfonietta.
“Vi annuncio una sorpresa col fiocco- esulta un Ferrara beneaugurante- torna per una prima assoluta nazionale Bernard Enry Lévy che presenta il suo ultimo film-reportage, visto solo da pochi invitati a Cannes, e dal titolo Peshmerga sulle truppe che combattono in Kurdistan”.
Per la primizia i biglietti sono gratuiti (ma ci si deve prenotare) e l’autore ovviamente sarà presente alla proiezione il giorno 9 luglio al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti.

Attesa anche per il concerto finale in Piazza Duomo dove Sir Antonio Pappano  dirigerà l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia in un programma che, al solito, spiazzerà i  pensosi commentatori orfani del tempo che fu. In programma la musica di Arnold Schönberg, Franz Lehár e George Gershwin, quest’ultima eseguita al piano nella parte solista dal vulcanico ed imprevedibile Stefano Bollani.
Abbiamo lasciato fuori dalla lista della spesa, volutamente, lo spettacolo a firma Tim Robbins, Harlequino: on to freedom.
La terza prova spoletina del celebrato attore-regista-cantante folk-combattente di cause social e politicamente scomode, californiano, sta per diventare (o forse lo è già) il caso scoop di questa edizione.

Scoop- Tutto era partito egregiamente con il concerto divertente e partecipato dell’istrione americano con la sua band di amici e parenti al Teatro Romano, per poi proseguire con i soldout al San Nicolò per 1984 di Orwell, ma già con qualche nervosismo a causa dello stretto divieto imposto da Robbins per foto e video, su uno spettacolo andato in scena per la prima volta nel lontano 2005. A nostro parere una imposizione tardiva e senza nessuna giustificata motivazione vista la vetustà della piece a firma del regista californiano, a cui ci si sarebbe dovuti ribellare per la negazione del sacrosanto diritto di cronaca (i classici 3 minuti di ogni spettacolo del mondo) riservati ai giornalisti e operatori foto-video accreditati.
Ma Robbins è “amerecano” come direbbe Albertone nostro (Sordi). E pur non mangiando pane imburrato con mostarda e marmellata, ha deciso di lasciare una sua impronta indelebile di artista, artistoide. Su tutti i programmi di sala e manifesti urbi et orbi del Festival, si sa che questa sera andrà in scena la prima di Harlequino: on to freedom, al Teatro San Nicolò alle ore 19 in punto. Ebbene in giornata si è saputo in via informale e in qualche caso anche con il capo cosparso di cenere, che Robbins ha deciso che quella di questa sera è una anteprima o anche detta prova generale aperta al pubblico e che la stampa non può partecipare. Dio ce ne scampi per foto o video. Mancano solo i Rottweiler all’ingresso tenuti al guinzaglio da qualcuno di quei gentili bodyguard “amerecani” anche loro di 190 kg altri 2 metri e mezzo.

Dunque Robbins supera in immaginazione anche il Mago Otelma e fa sparire in men che non si dica la prima ufficiale del suo terzo spettacolo spoletino al quale potranno assistere solo i paganti biglietto già prenotati da tempo e pagati per ‘buoni’, non per assistere a una prova, che, come spiritosamente asserito da una collega in conferenza stampa, avranno il ruolo di cavie umane.
Quando noi di TO proviamo a chiedere spiegazioni di questo simpatico avvenimento festivaliero, a Ferrara, l’atmosfera diventa subito formale, e al Direttore Artistico gli si stira anche la riga ai pantaloni rossi.
“Guardate, queste sono abitudini degli americani. Gli americani quando debuttano in uno spettacolo fanno di solito fino a 10-20 preview per cercare di capire come si comporta il pubblico, se c’è da modificare qualcosa. In questo caso siccome è una anteprima mondiale, Robbins ha chiesto in più oggi e domani (6 e 7 luglio ndr.) e voi lo vedrete venerdì (8 luglio ndr.). Io me lo immaginavo, non me lo aveva chiesto prima, ma durante le prove si è accorto che deve sistemare delle cose e preferisce presentare a voi uno spettacolo definito”.

Insomma Robbins ci tiene a consegnare un prodotto ben confezionato. Peccato che nel frattempo lo avranno visto qualche centinaio di spettatori e che magari foto e video fatte con i cellulari saranno su Facebook e Youtube in men che non si dica, come sempre accade, alla faccia dell’ossessione del controllo su tutto e tutti tipico degli americani.
E per fortuna che poco prima, nel suo intervento, il sindaco di Spoleto, Fabrizio Cardarelli, aveva ringraziato ancora una volta la stampa per aver raccontato il Festival ai lettori consentendo di condividere con quante più persone possibili il successo della 59esima edizione.
Tralasciamo di raccontare nei dettagli tutta la discussione successiva, sollecitata da TO, su come la stampa a volte non venga messa in condizione di poter fare il proprio mestiere a causa dei veti insensati di alcuni artisti o compagnie alle quali (e qui è evidente il ruolo dell’organizzazione italiana che li contrattualizza, qualunque essa sia), non si chiarisce il contesto del diritto di cronaca che spetta a chi lavora per l’informazione. Tutti hanno detto la loro, inclusi alcuni colleghi che sembravano paracadutati dalla luna due minuti prima, e che continuavano a confondere l’orgia dei telefonini accesi degli spettatori con il sacrosanto lavoro di giornalisti e operatori. Passi anche la versione di Giorgio Ferrara che non dimentica di essere lui stesso un regista ed attore, prima ancora che un Direttore Artistico, e che definisce la discussione proposta da TO “una polemica sterile”.

Ma a noi il fatto che “ l’amerecano” Robbins decida senza colpo ferire che una Prima (dopo essere stata annunciata ufficialmente) diventa invece una preview e nemmeno per un giorno ma per due, e senza la stampa, a noi tutto questo sembra non una sterile polemica ma un semplice e concreto gesto di arroganza. Dice in chiusura Ferrara “Questi grandi artisti vengono da noi e dobbiamo rispettarli, se hanno delle necessità dobbiamo farlo”.
Certo, ma non a tutti i costi e sopratutto non quando pretendono di essere “grandi artisti” toutcourt. Sono umani e se fanno una frescaccia è bene che si sappia. E con loro anche chi ha il compito di agevolarli nel luogo dove si trovano.
Peccato, perchè a noi Tim Robbins “l’amerecano” piace molto, anche quando canta le canzoni country. Quelli come lui da noi a Spoleto li chiamiamo “Tardamelloni”. Non sono cattivi, ma qualche volta fanno frescacce, anche a loro insaputa.

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Foto: Sara Fratepietro