Festival, Augias assolve Lucrezia Borgia “figlia di quel tempo”

Festival, Augias assolve Lucrezia Borgia “figlia di quel tempo”

Il noto giornalista e scrittore ripercorre, attraverso la controversa storia della donna, fasti e nefasti della fine del 1400

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Lucrezia Borgia, donna diabolica o innocente vittima del sistema? E’ intorno alla figura della figlia di Papa Alessandro VI, che di Spoleto sarà anche governatrice, che si muove l’ultima fatica di Corrado Augias, andata in scena ieri al Chiostro di San Nicolò nonostante l’incidente occorso al popolare giornalista e scrittore che, pur con il malleolo rotto, ha rinunciato alla Prima di venerdì solo per il tempo necessario per le incombenze sanitarie, confermando così la replica di sabato 13 luglio.

Uno spettacolo-commemorazione per i 500 dalla morte di Lucrezia. E’ stato lo stesso sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis, cultore di storia umbra e spoletina, a lanciare l’idea al Cda del Festival, dove siede anche Augias in rappresentanza della Regione Umbria. Ad accompagnare il racconto dello storico alcuni video e la voce narrante di Francesco Fisari.

L’appuntamento con la storia della giovane nobile non svela molto della stessa ma rappresenta un intelligente excursus di quell’epoca che, a cavallo tra il 1400 e 1500, vede il Bel Paese alle prese con quei difetti e pregi che ancora oggi ci trasciniamo: dalle continue alleanze politiche e repentini ribaltoni che non consentiranno la naturale Unità dello stivale, al florido sviluppo delle arti, che diventa quasi una corsa tra i tanti piccol Stati e Regni in cui è divisa. “Un patrimonio immenso” commenta il giornalista “l’Inghilterra non avrebbe molto se si togliesse Londra, la Francia altrettanto senza Parigi; a togliere Roma all’Italia resta comunque un immenso patrimonio”. Non se ne devono avere inglesi e francesi, il paragone forse un po’ minimalista resta solido per denunciare come sono gli italiani per primi a dimenticare ciò che abbiamo.

Così Lucrezia, già violata dal padre e dal fratello Cesare, diventa merce di scambio per suggellare quelle alleanze attraverso matrimoni di interesse (nei suoi appena 39 anni di vita ne fece tre, con Giovanni Sforza quando non aveva ancora 13 anni, con Alfonso d’Aragona e con Alfonso I d’Este, cognomi che bastano da soli a ricordare l’assetto geopolitico dell’epoca), tutti conclusi dopo lunghe ed estenuanti trattative diplomatiche.

Ma al tempo stesso Lucrezia – che fosse davvero bella resta un mistero, di sicuro era bionda con gli occhi azzurri, una rarità per l’epoca – grazie alla istruzione che si deve ad una nobile, sviluppò poi da sola un amore estremo per le arti. Anche per l’arte di governo. Vale qui ricordare che a Spoleto, ad esempio, amministrò con saggezza creando un corpo di marescialli per l’ordine pubblico e si adoperò per la pace con Terni.

La passione per la poesia e la letteratura la convinse, giunta a Ferrara, di circondarsi di una corte di intellettuali del calibro di Ercole Strozzi, di Pietro Brembo (figura che dovrebbe essere maggiormente ricordata, a cominciare dalle scuole superiori) e dello stesso Ludovico Ariosto che nell’Orlando Furioso così la descriverà: “Lucrezia Borgia, di cui d’ora in ora la beltà, la virtù, la fama onesta e la fortuna crescerà, non meno che giovin pianta in morbido terreno”.

Morirà di setticemia per l’ennesimo parto e si farà tumulare in un saio di terziaria francescana.

Come era nella tradizione de “I grandi Processi”, splendida intuizione di Francis Menotti che tanti spettatori richiamava a teatro, Augias finisce per assolvere in qualche modo Lucrezia per ‘non aver commesso il fatto’: né donna malvagia come la dipinge Victor Hugo nell’omonimo dramma, né la splendida creatura dell’Ariosto; più semplicemente “figlia del suo tempo”.

© Riproduzione riservata

(Foto Cristiano Minichiello/AGF per il Festival dei 2 Mondi)

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