Migliaia di fedeli provenienti da ogni parte del mondo sono saliti a Cascia, il 22 maggio, giorno della festa di S. Rita. La cittadina umbra si è trasformata nel colle della speranza per tutti coloro che erano alla ricerca del perdono e della carità, virtù proprie della Santa casciana. A presiedere il solenne pontificale, quest'anno per la prima volta sul sagrato della basilica, c'era il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Con lui l'arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Riccardo Fontana, il vescovo di Malolos, nelle Filippine, mons. Josè Oliveros, il generale degli agostiniani, padre Robert Prevost e altri sacerdoti. Molte le autorità civili e militari presenti: c'era la Presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, il presidente della Provincia di Perugia, Giulio Cozzari, il sindaco di Cascia, Gino Emili, e i parlamentari umbri.
Antonelli ha definito la presenza di S. Rita nella storia un faro luminoso, un raggio d'amore. “A noi cristiani, ha detto il porporato, è chiesto di fare il bene anche quando costa sacrificio. Siamo i tralci di Cristo, dobbiamo essere uniti a lui, ascoltare la sua parola, coltivare con lui un rapporto personale. In questo siamo sorretti dai Santi e, in particolar modo da S. Rita: sono i rami più vigorosi, più belli, più ricchi di frutti. Portano l'amore di Cristo agli altri. Sono un aiuto per la nostra poca fede”. Non poteva, poi, mancare un riferimento del cardinale Antonelli alla famiglia, trovandosi nella terra di S. Rita, che è stata moglie e madre. “Le famiglie, ha detto, oggi sono isolate, devono affrontare tante sfide e spesso non le reggono. Invoco S. Rita affinché in ogni parte del mondo possano nascere delle reti di famiglie, perché si promuovano degli incontri fatti di amicizia, ascolto del Signore, di festa. Deve nascere una rete di solidarietà delle famiglie. Così è possibile fronteggiare questa cultura secolarizzata, l'indifferenza religiosa, il relativismo religioso e morale. Il cristianesimo sociologico non regge. Ci vuole un cristianesimo appassionato, mistico, missionario e comunionale”.
La festa del transito e l'arrivo della fiaccola della fede, la sera del 21, hanno suggellato il gemellaggio tra Cascia e Guiguinto, città delle Filippine, dove, lo scorso mese di aprile, si è recata una delegazione della terra di S. Rita. “La perla dell'Oriente, l'unico paese cattolico del Sud Est asiatico – le Filippine – ha detto mons. Oliveros, è onorata di poter pregare vicino al corpo della Santa”. Il gemellaggio con le Filippine, terra devotissima di S. Rita, afferma la dimensione della famiglia di Dio, che non conosce confini. “Nella Chiesa non esistono stranieri e passaporti, ha detto l'arcivescovo Fontana; è Dio che ci unisce”. Al presule spoletino ha fatto eco il generale degli agostiniani padre Robert Prevost: “S. Rita ci invita a non far sentire nessuno straniero, ci chiede di accogliere tutti, di considerare tutti figli di Dio”.
Inoltre, uno dei principali appuntamenti della festa di S. Rita a Cascia è il riconoscimento internazionale che viene dato a tre donne che, nella loro vita, hanno testimoniato la speranza, il perdono e la carità, cioè le stesse virtù per le quali la Santa dei cosiddetti “casi impossibili” è conosciuta nel mondo.
Il premio è stato istituito nel 1988 e in questi ventidue anni è andato, tra gli altri, a Rosa Russo Iervolino, Enza Sampò, alla vedova del commissario Calabresi, a Chiara Lubich. Quest'anno il riconoscimento è andato alla memoria di suor Maria Laura Mainetti, a Paola Stocco e alla filippina Ferminia Sacdalan Punongbayan.E' stato il vescovo di Malolos, Filippine, insieme a quello di Spoleto, mons. Riccardo Fontana, a consegnare il premio, durante la celebrazione del transito della Santa.
Suor Maria Laura Mainetti, religiosa delle Figlie della Croce, fu uccisa il 6 giugno 2000 a Chiavenna, provincia di Sondrio, Diocesi di Como. Quella sera la comunità religiosa riceve una telefonata: una ragazza chiede l'aiuto della suora per non abortire. Suor Maria Laura andò in aiuto della giovane, che riuscì a convincere a stare in convento; era in attesa che prendesse i suoi effetti, depositati, a suo dire, in una macchina posteggiata in un sentiero. Al mattino presto del giorno dopo suor Maria Laura, irriconoscibile, è stata trovata dissanguata, colpita da 19 coltellate, proprio nel punto dove doveva trovarsi l'automobile posteggiata. Tre ragazze minorenni le assassine. Sull'esempio di S. Rita è stata disponibile per gli altri fino a dare la vita, con atteggiamento di perdono per tutti.
Ferminia Sacdalan Punongbayan, appartiene alla Parrocchia di S. Rita di Guiguinto, città delle Filippine quest'anno gemellata con Cascia. Dopo 10 anni di matrimonio – sei figli – il marito si ammalò di cancro al fegato e morì. divenne padre e madre per i suoi figli. Nel 1986 un'amica che aveva dei dissesti finanziari le chiese aiuto. Ferminia in nome della loro amicizia, pur non avendo essa stessa soldi sufficienti per vivere, decise di ipotecare le sue proprietà. L'amica promise di restituire la somma appena le fosse stato possibile: ma non lo fece. La casa fu pignorata e la somma raddoppiò. Fece un appello alla banca: le fu accordato e lei s'impegnò a restituire i soldi un po' per volta, senza recare fastidi all'amica. Non portò rancore, ma le rimase amica comprendendo la sua difficoltà economica. Come S. Rita è riuscita a pensare agli altri, donando tutta sé stessa, chiedendo in cambio solo un sorriso.
Paola Stocco, 50 anni, di Verona, casalinga, sposata da 27 anni con Eugenio Marrone. Fanno parte del cammino neocatecumenale. Hanno sei figli naturali e quattro adottati, altri sette figli sono in cielo. “Avevamo sei figli, tutti voluti, desiderati, cercati”, dice. “Ciò che ci interrogava e ci turbava, non era il pensiero di queste stupende creature, ma il fatto che oltre a loro, ce n'erano altri sette volati in Cielo senza venire alla luce. Con la preghiera, con il dialogo con Dio, con la costanza nei Sacramenti, si è concretizzata l'idea di aprirci all'adozione”.