Perugia

Ferdinandi: mai conosciuto Hannoun e il Comune non c’entra | L’opposizione: confusione tra politica personale e ruolo istituzionale VIDEO

“Non ho mai conosciuto, non ho mai avuto nessun rapporto, diretto o indiretto, con Mohammad Hannoun. Chiede a una Giunta quali siano i rapporti presunti con le associazioni che finanziano Hamas è ai limiti della calunnia”. In un Consiglio molto partecipato, la sindaca Vittoria Ferdinandi ha ribadito la propria estraneità alle frange estremiste dei “Pro Pal” finite nel mirino dell’inchiesta sui finanziamenti che dall’Italia sarebbero partiti per sostenere Hamas. Ma ha anche rivendicato le finalità di un movimento che “ha portato l’Italia a scandalizzarsi di fronte ad una delle tragedie umanitarie più grandi del nostro tempo”. Ribadendo la soluzione “due popoli due stati”. Perché, ha proseguito, “essere a fianco dei palestinesi non significa essere antisionisti, non significa volere la distruzione dello Stato di Israele”.

Le opposizioni chiedono chiarezza e dissociazione dagli estremismi

Quelle scritte antisioniste che però sono comparse in alcuni striscioni esposti anche in piazza IV Novembre a Perugia, nella manifestazione in cui era presente anche Hannoun, ora in carcere perché sospettato di aver finanziato i terroristi di Hamas. Una presenza di cui l’opposizione ha chiesto il conto alla sindaca con cui diverse interrogazioni, discusse a Palazzo dei Priori. Così come per quella che si è svolta a Genova, sempre con la presenza di Vittoria Ferdinandi.

Nella prima, illustrata da Chiara Calzoni (Perugia Civica) si chiede l’attenzione che un sindaco debba avere di fronte ad iniziative che, pur non istituzionali, possono assumere una forte valenza simbolica. “E’ pertanto essenziale – si legge nel testo – evitare che la partecipazione personale a un’iniziativa politica possa essere interpretata come avallo implicito di messaggi, soggetti o orientamenti non compatibili con il ruolo istituzionale ricoperto”.

Illustrando l’altra interrogazione, Margherita Scoccia (FdI) ha detto che “sussiste un dovere di chiarezza circa la natura della partecipazione (personale, politica o istituzionale), al fine di evitare sovrapposizioni e ambiguità di ruolo”. Tanto più che alla manifestazione, oltre alla sindaca, avevano partecipato il suo capo di Gabinetto e rappresentanti della maggioranza, tanto da poter “indurre l’opinione pubblica a percepire la manifestazione come espressione di un indirizzo ufficiale dell’Amministrazione comunale”.

VIDEO

Chiarezza sulla natura della partecipazione e una presa di distanza da essa alla luce di quanto poi emerso nell’inchiesta sui presunti legami con il terrorismo palestinese: è quanto in definitiva ha chiesto l’opposizione.

La risposta sulla manifestazione di Perugia…

Quanto alla manifestazione che si è svolta a Perugia, la sindaca ha negato che ci sia stato un coinvolgimento del Comune, che, ha spiegato, si è limitato a fare ciò che è deputato a fare: coordinare la viabilità e la sicurezza urbana nei limiti delle sue competenze e coordinare gli altri enti organizzatori.

VIDEO

… e su quella di Genova

Rispetto alla manifestazione di Genova, Ferdinandi ha invece detto: “Mettere in discussione la partecipazione personale di un individuo a una manifestazione libera, pacifica e autorizzata significa mettere in discussione i principi stessi dello stato di diritto. Io ero a Genova come membro della direzione nazionale Anci, in una missione istituzionale. Abbiamo scelto di scendere in una piazza che stava rivendicando i valori dell’umanità, del diritto costituzionale, dei diritti umani fondamentali e l’ho fatto nell’esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione. Non c’era alcuna sovrapposizione tra la mia partecipazione e il mio ruolo istituzionale perché non c’erano fasce tricolori, simboli riconducibili al nostro ente. Essere sindaca significa sì rappresentare una comunità plurale ma non significa non poter esercitare il proprio pensiero critico e non poter avere una coscienza politica che mi differenzia da voi. Una coscienza politica che nel momento in cui Mattarella giudicava come grave e non più tollerabile ciò che accadeva a Gaza mi ha fatto scegliere di essere al fianco di un movimento plurale e trasversale che ha ribadito solo ed esclusivamente i principi su cui si fonda la nostra democrazia. Non ero tenuta a sapere, perché non sono la questura di Genova, di chiunque fosse a quella manifestazione; non ho mai conosciuto né avuto alcun rapporto diretto o indiretto con Hannoun e chi ha provato a fare fotomontaggi – giustamente nelle mani dei legali della sindaca Silvia Salis – ha provato a strumentalizzare e piegare un movimento la cui dignità politica e morale non verrà cancellata da nessuna di queste strumentalizzazioni”.

“Campagna mediatica per screditare un movimento trasversale”

Così Ferdinandi ha risposto alle opposizioni in Consiglio. Accusandole però di aver parallelamente alimentato “una campagna mediatica che ha tentato di piegare un’indagine giudiziaria a fini propagandistici e politici con il risultato di cercare di screditare un movimento ampio, trasversale, plurale e pacifico, di cui rivendico con forza di essere stata parte”.

FdI: confusione tra pensiero politico personale e ruolo istituzionale

Per Fratelli d’Italia quelle della sindaca sono parole “tardive”. Accusandola di far confusione tra ruolo istituzionale e pensiero politico personale: “Colpisce, ancora una volta, la difficoltà del sindaco – si legge in una nota diramata alla fine del questione time – nel distinguere tra il diritto individuale ad avere opinioni e idee politiche e il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire quando si governa una città capoluogo di regione, indipendentemente dall’indossare o meno la fascia tricolore. Governare Perugia richiede equilibrio, prudenza e senso della responsabilità”.