Due anni fa l’allarme per la presenza di Fentanyl – la cosiddetta droga degli zombie – aveva destato preoccupazione a Perugia e in Umbria, venendo poi fortunatamente ridimensionato. Ma le indagini, che avevano portato in poche settimane ad arrestare uno spacciatore, hanno mostrato alcune reticenze informative tra il personale della cooperativa che per conto dell’Usl 1 si occupa dei servizi di cosiddetta riduzione del danno. Ed ora la Procura della Repubblica, guidata da Raffaele Cantone (nella foto), ha chiuso le indagini per concorso in favoreggiamento nei confronti di 3 persone, dipendenti appunto di tale cooperativa, a cui è stato notificato l’avviso di garanzia.
In particolare, ad aprile del 2024 sulla stampa era stata pubblicata la notizia del ritrovamento, in un piccolo quantitativo di eroina, consegnato agli operatori della cooperativa in questione da un assuntore che l’aveva ritenuta molto forte, del famigerato e pericolosissimo fentanyl quale sostanza da taglio.
La presenza del fentanyl era stata confermata dalle analisi dell’Università degli studi di Perugia e sarebbe poi stata poi confermata anche dall’Istituto superiore di sanità. Nessuno, però, aveva informato la Procura della Repubblica di Perugia dei fatti, con quest’ultima che aveva, quindi, avviato gli accertamenti solo a seguito della notizia che aveva avuto grande eco mediatica, anche a livello nazionale.
Erano stati, quindi, delegati accertamenti alla squadra mobile di Perugia con l’obiettivo principale di individuare l’assuntore della droga e attraverso di esso lo “spacciatore” per verificare se vi fossero altre dosi di eroina tagliate con il fentanyl. La squadra mobile aveva escusso una persona con un ruolo di rilievo nella cooperativa e che si era occupato della vicenda, anche rendendo in più occasioni dichiarazioni alla stampa, il quale aveva riferito che non era in grado di dare informazioni sulla persona che aveva consegnato il piccolo quantitativo di stupefacente. Questi aveva poi anche inviato alla polizia la “scheda” che sarebbe stata redatta dall’operatore di “strada” al momento della consegna dello stupefacente, dalla quale non emergevano elementi che consentivano di individuare l’assuntore ma in cui si attestava che sulla sostanza erano stati compiuti test colorimetrici che avevano già individuato come possibilmente presente il fentanyl.
Subito dopo era stato escusso l’operatore di strada che aveva confermato di non essere in grado di indicare la persona che aveva consegnato il piccolo quantitativo di stupefacente. La gravità dei fatti emersi aveva imposto un’imponente attività di indagine, con il controllo delle dosi sequestrate nei mesi precedenti agli assuntori per verificare la presenza del fentanyl in esse e con l’avvio di complessa attività di monitoraggio di tutte le piazze di spaccio, grazie ad agenti dello SCO “sotto copertura”, per accertare se nelle dosi di eroina in vendita era presente la sostanza da taglio. Contestualmente era stato avviato un controllo ad ampio spettro del dark web per verificare la vendita di fentanyl a Perugia. Da tutte le attività non era emersa traccia della pericolosa sostanza da taglio.
La squadra mobile, inoltre, con grande difficoltà, grazie anche ad intercettazioni telefoniche, era riuscita ad individuare la persona che aveva consegnato lo stupefacente agli operatori, una donna residente a Perugia, che escussa aveva negato che il piccolo quantitativo di droga che aveva consegnato fosse particolarmente forte. Aveva quindi spiegato in modo diverso le ragioni della consegna per l’analisi, fornendo anche elementi per individuare lo spacciatore.
Nel mese di ottobre del 2024, a seguito anche dell’arresto degli spacciatori che avevano ceduto droga agli agenti sotto copertura, era stata resa nota, con una conferenza stampa, l’indagine svolta, gli arresti effettuati e soprattutto l’assenza di prove concrete ulteriori della presenza del fentanyl a Perugia.
Erano rimaste inspiegabili alcune vicende soprattutto della fase iniziale delle indagini, per cui gli accertamenti delegati alla squadra mobile erano proseguiti per comprendere se le dichiarazioni rese dagli operatori fossero risultate non veritiere e quindi avessero ostacolato le indagini, impedendo l’identificazione dell’assuntrice della dose “incriminata”.
Da questi nuovi accertamenti, è emerso che i due operatori sentiti all’inizio delle indagini avrebbero saputo chi era la donna assuntrice e che avevano avuto indicazioni da parte di una persona con ruolo direttivo nella cooperativa di non fornire queste informazioni agli inquirenti, pur nella consapevolezza di quanto questa notizia potesse essere importante. Gli accertamenti hanno fatto anche emergere che la scheda che era stata consegnata alla polizia nella prima fase sarebbe stata non quella effettivamente redatta dall’operatore, ma una posticcia, redatta apposta, in quanto ne è stata ritrovata altra, che appare effettivamente redatta dall’operatore, che conteneva però alcuni dati significativi (età, sesso etc) sull’assuntrice che avrebbero consentito la sua più rapida identificazione e soprattutto non facevano cenno ad alcun esame colorimetrico sulla sostanza, che quindi non sarebbe mai stato fatto. Da ciò, la contestazione di favoreggiamento, per la quale nel corso delle indagini i due operatori sono già stati sentiti ed hanno parzialmente ammesso di non avere riferito nell’immediatezza la verità. La terza persona, invece, che ha ruolo di responsabilità nella cooperativa non è stata sentita e potrà eventualmente chiarire il suo ruolo e dimostrare la sua eventuale estraneità ai fatti a seguito della notifica dell’avviso.