E’ stato finalmente pubblicato, sul sito delle Farmacie comunali di Spoleto, al centro di una bufera politica che ha registrato una interrogazione al sindaco da parte di Alleanza civica e alcune richieste di accesso agli atti dalla opposizione (AC e Fd’I), il verbale dell’assemblea dei soci tenutasi lo scorso 30 luglio presso lo studio del notaio Fabio di Russo e che, alla fine dell’era amministrativa del conte Franco Silvano Toni di Cigoli, fortemente voluto dal primo cittadino dal 2023, ha registrato la nomina ad amministratore unico del dottor Bruno Toniolatti, in quota alla lista Ora Spoleto dell’assessora Renzi e della consigliera Coltorti.
E cominciamo dalle notizie positive perché, neanche il tempo di insediarsi e il dottor Toniolatti, già il 5 agosto, ha voluto incontrare, presso la sede del sindacato, la Uiltucs dei segretari Nicola Bauzzi e Simona Gola, che nelle scorse settimane aveva proclamato lo stato di agitazione del personale, la controparte sociale alla presenza dei direttori delle due farmacie. Una scelta per cercare di mitigare le preoccupazioni dei lavoratori e che sembra aver prodotto un primo effetto, se il sindacato ha deciso di sospendere (non annullare) lo stato di agitazione fino al prossimo settembre.
“Il nuovo A.U.” scrivono i due sindacalisti “si è impegnato nei primi giorni di settembre prossimo a sanare le mancanze contrattuali (erogazione buoni pasto da gennaio 2025 come previsto dal Ccnl in assenza del servizio mensa) sospesi dal precedente amministratore (Toni di Cigoli, n.d.r.) in modo unilaterale. Il dottore Toniolatti si è impegnato a proseguire nel percorso di condivisione sindacale di tutte le tematiche contrattuali e di welfare aziendale per tutti i lavoratori e lavoratrici, ivi compreso sanare nei tempi e modalità previsti dallo statuto, la carenza del personale. Dopo tale confronto siamo a sospendere la protesta aperta a seguito delle mancate risposte alle comunicazioni, richieste di incontro, richieste per il personale inviate all’AU precedente e al sindaco Andrea Sisti”, concludono i due.
E si arriva al verbale del notaio, redatto il 5 agosto, che si apre con la richiesta di Toni di Cigoli ai soci (l’85% delle quote in mano al Comune era rappresentato dall’assessore Albertella con Sisti e l’assessora Renzi collegati da remoto, il restante 15% a cinque farmacisti, 4 in quiescenza, 1 in servizio) di approvare il precedente verbale, quello del 6 giugno scorso, in cui il primo cittadino aveva indicato al suo posto l’avvocato Valia Fedeli Alianti (che ha rinunciato per incompatibilità con la professione legale) e ringraziato l’A.U. per il lavoro svolto tanto da concedergli la manleva da ogni responsabilità nell’amministrazione. Il voto resta in linea come per il passato: favorevole il Comune, astenuti i 5 soci privati.
Si passa quindi al tema della “uscita” dei 4 farmacisti chiesta invano da mesi, tanto da denunciare nella seduta la scarsa “collaborazione del socio di riferimento (il Comune)” per la liquidazione delle rispettive quote societarie, su cui sono pronti peraltro a subentrare altri quattro farmacisti tra quelli che sono in servizio presso la Afc. Toni di Cigoli, come aveva anticipato Tuttoggi, informa che è stata elaborata una “perizia” che sarà messa a disposizione dei soci (ad oggi non sarebbe stata ancora consegnata).
Ma è a leggere la terza pagina che si ha conferma di quanto queste colonne avevano anticipato circa una inchiesta interna condotta da Toni di Cigoli per verificare eventuali fughe di notizie. Leggiamo. “nel corso dei correnti mesi di giugno e luglio notizie apparse hanno generato uno strepitus fori (letteralmente il clamore della piazza, in contesti legali l’allarme che una vicenda giudiziaria crea nell’opinione pubblica, ma finora, meno male, di indagini non se ne ha notizia, n.d.r.) che ha pregiudicato…il buon nome della società medesima e dell’amministratore, generando il sospetto che fossero fuoriuscite dalla società informazioni sensibili”.
Ma il bello (si fa per dire) deve ancora arrivare. E arriva quando il conte mette a verbale, testualmente, che “è stato dato incarico perché il sistema informativo gestionale sia integrato e ottimizzato così possa essere comunque ovviato per il futuro ogni inconveniente eventualmente in corso; sono in corso verifiche promosse circa l’eventuale venuta meno del rapporto fiduciario e di fedeltà di dipendenti, ‘eventuale responsabilità specifica di sottrazione e divulgazione di dati informatici societari da parte di dipendenti” e, dulcis in fundo “l’eventuale verifica di condotte diffamatorie/calunniatorie”.
Non è chiaro a quale società o ditta sia stato affidato tutto questo lavoro, che appare più una vera e propria indagine sul lavoro svolto nel tempo dai farmacisti e loro assistenti.
Quando, per il momento, nell’occhio del ciclone sollevato dalla politica, è finito proprio l’ormai ex amministratore cui viene richiesto di chiarire non pochi aspetti: dall’uso di una carta di credito aziendale, all’acquisto di vasi farmaceutici di antiquariato.
Notizie che il sindaco Sisti avrebbe già confermato ai consiglieri comunali Profili e Dottarelli avendo invitato Toni di Cigoli a non utilizzare la carta di credito aziendale già dalla fine di marzo scorso, come pure dell’avvenuto acquisto dei vasi per 12mila euro che che sarebbero stati poi assicurati per “più del doppio il valore delle ceramiche”.
Va a capire perché assicurare beni per 25mila euro quando ne costano meno della metà. Da far tornare in mente, senza così aspettare il prossimo 25 dicembre, quando andrà immancabilmente in onda su Italia 1, la scena del film “Una poltrona per due”, più precisamente quella in cui Billy Ray Valentine (Eddie Murphy) rompe un vaso cinese dei magnati Mortimer e Randolph Duke (Don Ameche e Ralph Bellamy) con la risposta di quest’ultimo che è rimasta un cult del cinema “credo che lo abbiamo pagato 35mila dollari, ma mi sembra di ricordare che lo stimammo 50mila dollari per la compagnia di assicurazioni….vedi Mortimer, Valentine ci ha già fatto guadagnare ben 15mila dollari” conclude Randolph per la gioia di tutti i presenti.
Non è dato sapere se l’acquisto delle ceramiche sia accompagnato da una perizia e quale antiquario abbia fornito le ceramiche, acquistate con i ricavi delle Afc (il 2024 ha chiuso con un utile netto di poco superiore a 28mila euro) che altro non è che la spesa in medicine e prodotti vari degli spoletini.
Da poche settimane i vasi compaiono nella Farmacia 2 di San Venanzo, messi in una posizione a dir poco infelice. Non lungo il percorso obbligato che deve “seguire” la clientela per raggiungere il farmacista di turno, troppo facile, bensì quasi nascoste alla sinistra dell’ingresso, sistemate in una teca di cristallo senza neanche un “cavaliere” che ne indichi l’epoca, la fornace o bottega, il maestro ceramista, il materiale usato, la tecnica di pittura. Nulla di nulla. Siamo andati a visitarle e scattato alcune foto, sperando non se ne abbia a male il nobile ex amministratore.
Impossibile per chi scrive – con solo qualche conoscenza nell’arte ceramica gualdese, quella di certi maestri che si chiamavano Robbia, Santarelli, Frillici, etc – poter dire se e quanto sono antichi quei “vasi”. Di certo la maggior parte non riporta, almeno sul fondale, marchi, impressioni e neanche firme di mastri ceramisti. In uno di questi si vede il marchio di una azienda di Teramo; su un altro è dipinto il nome di un’erba (in antico dialetto toscano) che è omonimo a quello di una nota azienda leader nei prodotti farmaceutici la cui fondazione risale al 1978.
Per saperne di più bisognerà attendere probabilmente quella Commissione di garanzia e controllo che tanto il presidente Catanossi quanto diversi consiglieri di minoranza (ma non sembra tutti) vorrebbero attivare quanto prima per fare piena luce sulla gestio degli ultimi due anni. Mentre il sindacato si prepara a dare battaglia in difesa dei lavoratori su cui l’ex amministratore ha calato il sospetto di chissà quali congiure.
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