Ammonta a oltre 26 miliardi di euro il tesoretto degli umbri in base all’ultimo rilevamento (a marzo 2026) contenuto nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia umbra. Depositi che, sommati a quelli delle imprese, superano i 36 miliardi di euro. Complessivamente i depositi ammontano a 20 miliardi e mezzo di euro; gli investimenti in titoli a custodia superano i 15 miliardi e mezzo di euro.
Nei conti correnti delle famiglie umbre ci sono oltre 9 miliardi di euro; i titoli a custodia ammontano a 11.722 milioni di euro.
Nel corso del 2025 i depositi bancari di imprese e famiglie residenti in Umbria, evidenzia il Rapporto, hanno conosciuto una crescita: a dicembre l’incremento è stato del 4% su base annua (1,1% a dicembre 2024). La dinamica è stata sostenuta dalla
componente a vista. Nei primi mesi del 2026 la crescita dei depositi è proseguita.
Il valore a prezzi di mercato dei titoli depositati presso il sistema bancario dalla clientela umbra è ulteriormente aumentato (7,9%). L’incremento ha interessato, come nel 2024, tutte le principali tipologie di valori mobiliari ed è stato trainato in particolare dai titoli di Stato italiani e dall’incremento del valore delle azioni e delle quote degli OICR detenute dalle famiglie. Alla fine del 2025 anche una parte rilevante degli investimenti dei fondi era in titoli di Stato italiani.

Gli investimenti in titoli di Stato delle famiglie umbre
Alla fine del 2025 in Umbria il 45,6% della ricchezza finanziaria detenuta dalle famiglie presso il sistema bancario risultava allocata in strumenti diversi dai depositi (titoli obbligazionari, azionari e quote di fondi comuni), per un valore complessivo di 12 miliardi di euro. Tra il 2021 e il 2025 questa quota ha registrato un incremento significativo (12,1%), più marcato che in Italia (9,9%), a conferma, rileva il Rapporto, di un intenso processo di finanziarizzazione del risparmio.
Il peso dei titoli obbligazionari sul totale è anch’esso aumentato, passando dal 37,0 al 42,4%. È cresciuto in particolare il valore a prezzi di mercato degli investimenti in titoli di Stato italiani (190,4%) la cui quota sul complessivo portafoglio obbligazionario è salita dal 62 al 70%. L’incremento, rilevano gli analisti della Banca d’Italia, è riconducibile a una molteplicità di fattori; in primo luogo, il ciclo restrittivo della politica monetaria della BCE, culminato nella prima metà del 2024, ha reso i titoli di Stato relativamente più appetibili rispetto alla liquidità e ad altri strumenti a basso rischio. Inoltre, vi hanno influito l’ampliamento dell’offerta di specifiche tipologie di titoli pubblici dedicate agli investitori retail (BTP Valore e BTP Più) e un contesto
macroeconomico incerto, che ha favorito la riallocazione dei portafogli delle famiglie verso attività finanziarie a rischio contenuto.
I Buoni del Tesoro poliennali (BTP) hanno continuato a rappresentare la componente più rilevante del portafoglio dei titoli di Stato (92,5% alla fine del 2025); tra questi, oltre i due quinti sono riconducibili ai BTP Futura, Valore, Più e indicizzati all’inflazione.

I fondi comuni di investimento
Nel 2025 la raccolta netta dei fondi comuni di investimento presso le famiglie umbre è stata positiva e pari a 182 milioni di euro, in calo rispetto a quella registrata l’anno precedente (293 milioni di euro). A sostenere la raccolta sono stati prevalentemente i fondi con caratteristiche di sostenibilità ambientale e sociale (fondi ESG), in particolare con riferimento alle componenti obbligazionaria e flessibile.
A settembre 2025 (ultimo dato disponibile) gli investimenti dei fondi comuni aperti in società non finanziarie umbre erano rivolti esclusivamente a imprese manifatturiere di grandi dimensioni e ammontavano a circa 36 milioni di euro (56 milioni a dicembre 2024); oltre il 55% di essi erano gestiti da fondi comuni che, ai sensi dell’art. 8 del regolamento UE/2019/2088 (Sustainable
Finance Disclosure Regulation, SFDR), promuovono prodotti finanziari con caratteristiche ambientali e sociali (light green).
I depositi delle imprese
Dei 6.253 milioni di euro di depositi delle imprese delle imprese umbre, 5.183 sono nei conti correnti. Una quota cresciuta sostanzialmente (+6,4% in un anno), segno della crescente necessità di avere liquidità, ma anche dell’incertezza nel programmare investimenti, almeno nel breve periodo.
Sono scesi drasticamente in un anno (-23,6%) i titoli a custodia acquistati dalle imprese, dovuto al crollo delle azioni (-31,1%). L’ammontare complessivo a marzo era al di sotto dei 4 miliardi di euro (3.957 milioni).
