False chianine e bovini infetti / I nomi dei presunti trafficanti di bestiame - Tuttoggi

False chianine e bovini infetti / I nomi dei presunti trafficanti di bestiame

Sara Minciaroni

False chianine e bovini infetti / I nomi dei presunti trafficanti di bestiame

I bovini arrivavano da fuori, quasi sempre dal sud. Una volta trasformati in chianine tornavano a Perugia
Mer, 11/06/2014 - 19:05

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False chianine e bovini infetti / I nomi dei presunti trafficanti di bestiame

I bovini arrivavano da fuori, quasi sempre dal sud e nel cortonese, diventavano vitelli e vitelloni di razza chianina purissima. Una volta trasformati da meticci a razza pura ripartivano alla volta di Perugia pronti per la macellazione ad un prezzo quattro volte superiore a quello reale.

Il tutto, secondo le indagini del Nas di Perugia con la compiacenza anche di un veterinario della Usl 8 che lavora in zona Valdichiana e che si è beccato un’accusa di associazione a delinquere nell’ambito dell’indagine denominata Lio, finalizzata “a una serie indeterminata di reati di contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanza alimentari nocive e falsi”.

Padre e figlio, Attilio e Maurizio Piselli dell’azienda agricola Santa Maria sarebbero secondo le indagini stati a capo dell’organizzazione grazie alla quale i bovini venivano rastrellati al sud Italia e poi, attraverso un un autotrasportatore romano, Fabio Darini ( e con lui altri come Intropicco Enzo, e Mario Leoni e Ilio Leoni) venivano trasferiti in una stalla di transito di Cortona di cui è titolare Alberto Camorri. Qui, sempre secondo le ipotesi accusatorie dei Nas coordinati dal capitano Marco Vetrulli, e della procura di Perugia per mano del sostituto Massimo Casucci, gli animali cambiavano identità e albero genealogico.

Come ovvio per ora si tratta di ipotesi di reato, tutte ancora da verificare e da stabilire in sede di processo dopo l’eventuale rinvio a giudizio. Ma restando alla ricostruzione degli inquirenti le vitelle di chissà quale origine e in alcuni casi affetti da patologie infettive, diventavano così capi di ottima qualità, in piena salute e pronte per il macello, grazie anche, sempre secondo le indagini, al dottor Romano Faldi, 55 anni, uno dei veterinari della Usl nella zona al confine tra Umbria e Toscana.

Nell’inchiesta ci sono anche Galullo Pasquale e Galullo Vincenzo, allevatori di bovini che si sarebbero occupati di reperire le bestie “a basso costo” sul mercato meridionale, privi delle marche auricolari di riconoscimento per poi farsele fornire proprio da Piselli e con l’aiuto del veterinario Raffaele Arcangelo Lellis, che avrebbe fatto false attestazioni.

I due Piselli, i due Galullo, Camorri, e i veterinari Lellis e Faldi si trovano ora ad essere indagati per la pesante accusa di aver anche “permesso la movimentazione di animali malati provocando la diffusione delle malattie infetive diffusive della brucellosi e della tubercolosi negli allevamenti di Umbertide, di Todi e Giano dell’Umbria”. Ricordiamo che gli indagati nell’inchiesta sono ben 65 e che quelli citati sarebbero solo i protagonisti principali di un giro di malaffare che tocca da vicino i consumatori. Gli altri coinvolti sono in gran parte piccoli allevatori di bestiame che si sarebbero occupati, sempre secondo l’accusa del transito degli animali.

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