Spoleto

Fallimento Scs, sospese le aste: speranze per 18mila soci | Ritirato Palazzetto Pianciani

La notizia circolava già da qualche settimana in città, ma solo in queste ultime ore, insieme a un documento ufficiale, è arrivata la conferma: i curatori del fallimento della Scs, la Spoleto Credito e Servizi – già holding di quella Banca Popolare di Spoleto che da 10 anni è transitata nelle solide mani di Banco Desio e della Brianza – hanno sospeso tutte le aste, a cominciare da quella fissata per mercoledì prossimo per Palazzetto Pianciani di via Fontesecca.

E partiamo proprio da quest’ultima asta – ancora presente come “attiva” su diversi siti immobiliari – il cui prezzo base partiva da 235mila euro per circa 900 metri quadri composti da quattro piani (i primi tre destinati ad uffici, il quarto ad appartamento, un tempo in uso all’ex direttore generale della fu Bps), giardinetto interno, loggiato e servizi seminterrati. Il prezzo base di partenza, risalente al 2024, era poco inferiore a 1,2 milioni di euro.

Un immobile su cui, a quest’ultimo prezzo, si erano inevitabilmente accesi i riflettori di più di un acquirente. Qualche lungimirante aveva proposto l’acquisto per farne la sede della Fondazione Festival dei Due Mondi, ma l’idea non avrebbe trovato ascolto da parte del vertice dell’istituzione menottiana.

Tuttoggi ha visionato il decreto di sospensione, che reca la firma dei curatori Eros Faina e Paolo Sambuchi, che lo scorso aprile hanno comunicato la sospensione dell’asta.

Contattata al telefono, la curatela del fallimento della Scs si limita a precisare che “tutte le aste sono sospese”, quindi anche le prossime che avrebbero interessato, solo per fare un esempio, anche Palazzo Pianciani, sito nell’omonima piazza intitolata al celebre deputato, già Gonfaloniere di Spoleto, Ispettore delle gabelle (le attuali dogane), Presidente del consiglio provinciale di Roma, Sindaco di Roma, corrispondente di Garibaldi e Mazzini e molto stimato e difeso da Vittorio Emanuele II. Peccato, per inciso, che il busto a lui intitolato giaccia ancora altrove, in un campo.

Ma torniamo alla situazione della Scs il cui fallimento è stato decretato nel 2017 dal Tribunale di Spoleto (e confermato a inizio 2018 dalla Corte d’Appello di Perugia) senza indicare l’ammontare dei debiti che sarebbe stato intorno ai 40 milioni di euro.

Cifra ovviamente da prendere con le molle, ma su cui pesava senz’altro quella dei 15 milioni di euro che la Scs doveva restituire al Monte dei Paschi di Siena (per i patti parasociali legati alla quota di circa il 25% che Rocca Salimbeni deteneva dell’Istituto di credito) dopo la transazione con i Commissari di Palazzo Koch. Di più i curatori non dicono: “se volete potete fare un accesso agli atti, non possiamo aggiungere nulla”.

Fonti attendibili però danno per certo che la chiusura della procedura fallimentare sia attesa entro il prossimo dicembre. Solo a questa data quindi si potrà avere una puntuale situazione patrimoniale.

Le stesse fonti darebbero per molto probabile un nuovo accordo transattivo con Mps ad una cifra inferiore a quella pattuita alla fine del commissariamento di Bankitalia che decretò comunque il conseguente acquisto dell’istituto da parte di Banco Desio.

Non è da escludere che il lavoro svolto in poco più di sette anni dai due curatori, tra le vendite di alcuni immobili, di opere d’arte, la chiusura di società che facevano capo alla ex holding e la fine della azione di rivalsa intentata dai Commissari nonché la quota azionaria ancora presente in Desio (circa il 2%), possano far presumere ad un prossimo ritorno in attivo della cooperativa. Non si spiegherebbe altrimenti, per le informazioni fin qui disponibili, la sospensione di “tutte le aste” dei beni immobili finiti nel fallimento.

Se si tratti di spiccioli o di una cifra più generosa non è dato sapere.

Una notizia però che, se confermata, potrebbe ridare qualche speranza ai 18mila soci che, a cavallo dei primo decennio di questo millennio, hanno visto le proprie quote azzerate per la cattiva gestione di holding e partecipate che ne avevano decretato il commissariamento del Mef su proposta di Bankit.

Speranze che di certo, se la coop tornerà in bonis, non restituiranno il valore intero delle quote ma potrebbero rendere meno amara l’intera vicenda vissuta.

(ha collaborato Franca Barozzi)

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