Falcone e Borsellino si potevano salvare.
E’ la tesi sostenuta dallo spoletino Francesco Macrì, 58 anni, con una esperienza decennale nei sistemi tecnologicamente più avanzati nel campo della sicurezza che lo hanno portato a collaborare con diverse istituzioni italiane e straniere.
Una sorta di 007 con la passione per la radio-elettronica con la quale, come dimostra il materiale che detiene, ha conquistato la fiducia dei servizi segreti come di alcuni magistrati.
Nel suo curriculum vanta anche un incarico svolto presso il supercarcere di Maiano di Spoleto dove, nel 1996, gli viene presentato un apparecchio in grado di inibire la telefonia mobile e le varie trasmissioni radiomobili così da porre uno ‘scudo’ elettromagnetico.
E’ uno dei primi modelli di jammer presentati in Italia, dispositivo ora usato per blindare zone e proteggere personalità ad alto rischio di attentati.
La tesi e gli studi portati avanti da Macrì sono stati raccolti nel recente libro “Quando il boss non telefona più” della giornalista Valentina Roselli (editrice Alpes Italia).
Un testo in cui si sostiene non solo che la vita dei due magistrati e degli agenti di scorta si sarebbe potuta salvare, ma che, grazie al device jammer, i boss della mafia non impartirebbero più ordini dalle loro celle.
“Toto Riina non avrebbe potuto programmare le stragi a Roma e Milano dalla sua cella, come accadde nel 1993” scrive infatti la Rosselli.
“Se all’interno delle vetture blindate fossero stati installati i dispositivi le comunicazioni sia radio che della telefonia mobile si sarebbero interrotti.
Gli ordigni non sarebbero esplosi” assicura Macrì.
“Se oggi la scorta del Giudice Nino Di Matteo è equipaggiata di un sistema Jammer che lo protegge da ordigni comandati a distanza è grazie esclusivamente a due persone.
Il sottoscritto, che ha informato le Istituzioni e l’opinione pubblica, e Salvatore Borsellino che ne ha fatto una vera e propria battaglia di vita” continua Macrì.
Eppure le istituzioni non potevano non sapere della possibilità di utilizzare questi dispositivi. “E’ così, negli anni ’70 Scotland Yard già li utilizzava per la sicurezza della Regina” dice Francesco Macrì.
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