La mostra propone una riflessione sul ritratto nell’età digitale. Il volto non è più l’unico centro della rappresentazione: l’identità si manifesta anche nello spazio abitato, nella luce, nella memoria, nel rapporto fra corpo, architettura e tecnologia. Il ritratto diventa così immagine di una condizione umana in trasformazione, sospesa fra presenza fisica e metamorfosi digitale.
Nelle opere di Carotti la città assume la forma di un organismo mentale. Architetture brutaliste, torri, corridoi, scale, ponti e superfici di cemento costruiscono spazi sospesi, insieme reali e immaginari. Il cemento perde la propria apparente freddezza e si trasforma in materia sensibile, capace di custodire ombre, attese, ferite e possibilità di vita. L’intelligenza artificiale non è celebrata come forza autonoma, ma diventa uno strumento espressivo, guidato dallo sguardo dell’autore.
«Carotti ripensa il ritratto oltre il volto», dichiara Andrea Carnevali, curatore della mostra.
Un nucleo significativo dell’esposizione è dedicato alla maternità. Le immagini del rapporto fra madre e bambino introducono una dimensione intima e universale, nella quale il corpo, la luce e l’architettura diventano meditazione sulla nascita, sulla custodia e sulla trasmissione della vita. Il tema materno, in dialogo con la metamorfosi digitale, restituisce alla ricerca dell’artista una profondità umana che attraversa la tecnologia senza esserne assorbita.
«Il Museo Ghergo custodisce la memoria e dialoga con il presente», afferma Claudia Scipioni, presidente dell’Associazione Effetto Ghergo.
La mostra Fabrizio Carotti. Ritratti post-umani si inserisce nel percorso di valorizzazione del Museo Arturo Ghergo come luogo di memoria fotografica e di confronto con le nuove forme della visione. Nel nome di Arturo Ghergo, maestro dell’immagine e della costruzione del volto pubblico, il lavoro del fotografo jesino apre una riflessione sul destino del ritratto nell’epoca contemporanea: non più semplice somiglianza, ma spazio di attraversamento, trasformazione e interrogazione del presente.
Luogo: Montefano, Piazza Bracaccini
Tipo evento: Altro
Data Inizio: 18/07/2026
Data Fine: 23/08/2026
Ora: 18:00
Artista: Fabrizio Carotti
Info:
Fabrizio Carotti nasce a Jesi nel 1980. Laureato in Filosofia, con indirizzo estetico, presso l’Università di Bologna, sviluppa una ricerca fondata sul dialogo tra fotografia, video, pittura digitale e tecnologie dell’immagine. Dal 2008 intraprende un percorso artistico nell’ambito della pittura digitale, intesa come rielaborazione poetica e concettuale della fotografia attraverso strumenti tecnologici.
Nel 2011 partecipa alla 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia, nella sezione di Urbino, all’Orto dell’Abbondanza, a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2023 è presente al Premio Marche – Biennale d’arte contemporanea, nell’ambito della mostra Intorno allo Stato dell’arte nelle Marche, ospitata al MARV – Museo d’arte Rubini Vesin di Gradara.
La sua ricerca indaga il rapporto fra percezione, memoria, spazio e identità, trasformando l’immagine digitale in un luogo di interrogazione critica del reale. Nelle sue opere la tecnologia non è semplice strumento operativo, ma dispositivo poetico capace di generare visioni sospese, nelle quali l’immagine fotografica, rielaborata e trasfigurata, apre a una riflessione più ampia sulla condizione contemporanea.
Tra le principali mostre personali si ricordano Notte oscura dell’anima, ospitata nel 2013 alla Pinacoteca Civica di Jesi; Anime salve, presentata nel 2012 alla Galleria Artespressione di Milano, a cura di Gianluca Marziani; Solo Exhibition, allestita nello stesso anno presso la Galleria RVB Arts di Roma, a cura di Michelle Von Buren; e Anime salve, mostra museale tenutasi nel 2011 a Palazzo Collicola, Museo Carandente di Spoleto, sempre a cura di Gianluca Marziani.