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Ex Merloni, in mobilità 400 lavoratori | Sindacati, “irricevibile” – AGGIORNAMENTI

Redazione

Ex Merloni, in mobilità 400 lavoratori | Sindacati, “irricevibile” – AGGIORNAMENTI

Sindaci chiedono tavolo al Mise | Preoccupazione del consigliere Smacchi | Circa 700 i lavoratori tra Umbria e Marche | La decisione comunicata da Porcarelli
Ven, 29/07/2016 - 20:50

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Ex Merloni, in mobilità 400 lavoratori | Sindacati, “irricevibile” – AGGIORNAMENTI

AGGIORNAMENTO SABATO 30 LUGLIO, ORE 13:06 – Inattesa come un temporale improvviso è arrivata nella serata di venerdì 29 luglio la notizia che Jp Industries di Giovanni Porcarelli, l’azienda che ha acquisito la ex Antonio Merloni,  ha avviato la procedura di mobilità per 400 lavoratori su un totale di 684 dipendenti. Si tratta nei fatti di un licenziamento collettivo di quasi il 60% della forza lavoro“. A scriverlo sono i sindaci di Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Fabriano e Sassoferrato (Massimiliano Presciutti, Giovanni Bontempi, Giancarlo Sagramola e Ugo Pesciarelli).

In media dall’anno dell’acquisizione ad oggi ci sono sempre stati 480 lavoratori in Cigs e il piano industriale di fatto non è mai decollato. Soprattutto, secondo J.P., per le conseguenze del contenzioso nato dal ricorso delle banche creditrici contro l’acquisizione dell’ex Merloni. A detta di J.P. si è determinata una situazione negativa ”definitiva e strutturale”, che impone scelte di “efficientamento produttivo” e una ”riduzione del personale“.

Sulla vicenda, che rischia di compromettere definitivamente la tenuta economia e sociale del territorio della fascia appenninica tra Umbria e Marche i Sindaci Presciutti, Bontempi e Sagramola hanno così stigmatizzato: “la volontà espressa della J.P. Industries di mettere in mobilità 400 lavoratori su 684 complessivi  è una decisione irricevibile, provocatoria e fuori da ogni regola – sottolineano i Sindaci –  che non può essere tollerata.  Non si gioca sulla pelle e la dignità delle persone che da anni vivono una condizione di difficoltà. Il nostro territorio rischia ancora una volta di essere fortemente penalizzato e intere famiglie che intravedevano uno spiraglio di luce, ora si ritrovano a vivere paure ed ansie che sembravano poter essere superate. Auspichiamo dunque una mobilitazione generale ed un impegno istituzionale forte e concreto per cercare di risolvere questa delicata questione. Da parte nostra  con tutte le nostre  forze siamo già in prima linea per fare chiarezza sulla vicenda, Giovanni Porcarelli non può permettersi tutto ciò, il suo atteggiamento è offensivo e privo di senso, dopo anni di trattative e di promesse mai mantenute, non possono e non devono essere sempre i lavoratori ed il territorio a pagare il prezzo più alto, chiediamo pertanto da subito di poter incontrare l’azienda e contestualmente chiediamo al MISE di riconvocare con urgenza le parti al Ministero per scongiurare quella che potrebbe diventare una vera e propria catastrofe”.

Alta la preoccupazione anche da parte dei sindacati. “Siamo davvero stupiti dalla decisione del titolare della J.P. Industries, Giovanni Porcarelli, di avviare le procedure per la messa in mobilità di 400 lavoratori della ex Antonio Merloni. Negli incontri che si sono susseguiti negli ultimi tempi questa eventualità non era emersa minimamente. Non vorremmo che, visto il caldo di questi giorni, qualche colpo di sole possa aver giocato un brutto scherzo”. Ad affermarlo in una nota congiunta sono i segretari di Fim, Fiom e Uilm di Perugia e dell’Umbria, Adolfo Pierotti, Simone Pampanelli e Daniele Brizi. “Con l’imprenditore però – proseguono i tre segretari – c’è un punto comune, ovvero la volontà, esplicitata in tutti gli incontri istituzionali, di creare occupazione stabile per i 700 lavoratori di Jp. Una volontà che tuttavia – proseguono Pierotti, Pampanelli e Brizi – continua a scontrarsi con una burocrazia che in questo paese si conferma di ostacolo allo sviluppo e alla creazione di lavoro”.

Fim, Fiom e Uilm si preparano ora all’incontro con l’azienda previsto dalla procedura in caso di attivazione della mobilità: “Il nostro obiettivo è solo uno – insistono i tre segretari – quello di evitare che la fascia appenninica si trasformi in un deserto ancor più desolato di quanto non sia già ora. Sappiamo che nei prossimi giorni è previsto un confronto ai massimi livelli tra azienda, governo e altri parti interessate, un incontro decisivo per il futuro della ex Merloni, che come sindacato abbiamo sollecitato per primi. Ebbene – concludono Pierotti, Pampanelli e Brizi – ci aspettiamo che quando incontreremo l’azienda ci siano novità sostanziali, a partire dalla salvaguardia di tutti i posti di lavoro. Altrimenti le nostre organizzazioni sindacali metteranno in campo tutte le azioni necessarie alla tutela dei lavoratori e per costringere il governo a rispettare gli impegni presi verso questo territorio”.

Questa la reazione di Filippo Ciavaglia, segretario generale Cgil Perugia. “Chissà se il presidente del consiglio Matteo Renzi passando da quelle parti giovedì scorso, tra un taglio di nastro e una visita ufficiale, si è accorto di quella che una volta era l’azienda più importante del territorio e che oggi invece è ferma, bloccata e, adesso, anche con 400 lavoratori alla porta. Chissà se la Regione Umbria si renderà finalmente conto della reale gravità della situazione e metterà in campo, attraverso l’assessorato preposto, interventi concreti per evitare un ulteriore, drammatico colpo all’occupazione di un territorio, la fascia appenninica, già ridotto all’osso in termini di lavoro e opportunità. Chissà poi se l’imprenditore Porcarelli si deciderà a presentare un piano industriale serio, credibile, che possa riscuotere la necessaria fiducia anche delle banche, che, da parte loro, non sono disponibili a rischiare un centesimo, nemmeno se in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. E infine, chissà se il Mise e il governo, anche alla luce del fallimento dell’accordo di programma, prenderanno finalmente in mano la situazione, svolgendo quel ruolo di regia tra impresa, sistema del credito e territorio, che appare assolutamente fondamentale, se si vuole davvero uscire da questo pantano. Un pantano che unisce, come la Quadrilatero, Umbria e Marche, ma per il quale non ci sono nastri da tagliare, né brindisi da fare, ma solo centinaia di posti di lavoro da salvare”.

VENERDì 29 LUGLIO, ORE 20:50 – La ex Merloni, oggi J.P. Industries di Giovanni Porcarelli, ha avviato la procedura di mobilità per 400 lavoratori. A comunicare la notizia, dopo le lunghe trattative con proprietà e enti, è il segretario della Fiom Cgil di Fabriano Fabrizio Bassotti, che considera ”irricevibile” la decisione, e chiede alla Regione Marche ”di agire nei confronti dell’imprenditore perché ritiri la procedura”. Stando a indiscrezioni, Porcarelli farebbe riferimento a ”mutamenti del mercato elettrodomestico” e difficoltà di rapporti con le banche.

Apprendo con preoccupazione la notizia della messa in mobilità di 400 lavoratori della Jp Industries da parte di Giovanni Porcarelli”. Così il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd) a proposito delle ultime vicende della Jp Industries, che conta 700 lavoratori tra Umbria e Marche, negli stabilimenti di Fabriano e Gaifana, e che era impegnata in una trattativa con le banche per avviare il rilancio. L’azienda si difende, affermando che in media all’anno ci sono stati 480 lavoratori in Cigs. L’avvio della procedura è stata comunicata anche ai Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro, e verrà avviata entro 120 giorni se non si troverà un accordo sindacale.

La decisione, resa nota dai sindacati, è allarmante – dice Smacchi – e consegna il territorio in uno stato di incertezza che sembrava essere superato. Come in un terribile gioco, siamo di nuovo al punto di partenza, anche se si pensava di aver scongiurato il peggio,  soprattutto alla luce dei buoni esiti dei bandi per la riqualificazione industriale del territorio, ma anche dopo le tante riunioni al ministero dello Sviluppo Economico, che sembravano aver fatto raggiungere un accordo con gli istituti di credito”.

Ora – conclude Smacchi – per fare chiarezza sulla vicenda e sulle reali intenzioni dell’imprenditore, è opportuno che arrivi il prima possibile una nuova convocazione del tavolo al Ministero, oltre ad una azione sinergica delle Regioni Umbria e Marche, affinché l’imprenditore ritiri la procedura”.

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