Ex Fonderie Tacconi
“Quanto accade ad Assisi non può essere liquidato come un episodio isolato. È parte di una riflessione più ampia su un modello industriale che, in molti casi, necessita di essere ripensato con responsabilità e coraggio”. Lo si legge in una nota dell’ex senatore Sergio Romagnoli, anche già componente della Commissione Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica, che invita tra l’altro a superare la “contrapposizione rigida tra salute e lavoro”.
“La mia esperienza politica – spiega Romagnoli – è iniziata molti anni fa, quando nella mia città, Fabriano, emerse il problema dell’inquinamento da tetracloroetilene. Una situazione complessa, tuttora oggetto di attenzione, che interessa un’area vasta, abitata e viva, e che ha posto interrogativi profondi sul rapporto tra attività produttive, tutela ambientale e salute pubblica. Da allora, insieme ai gruppi territoriali del Movimento 5 Stelle e nel lavoro svolto al Senato della Repubblica, in particolare nella Commissione Lavoro e nella Commissione d’inchiesta sugli Infortuni sul Lavoro, ho sempre cercato di tenere fermo un principio: la qualità della vita e del lavoro dei cittadini deve essere una priorità costante dell’azione pubblica. Nel mio percorso ho avuto modo di confrontarmi con realtà industriali molto complesse, come quelle dell’ILVA di Taranto e della raffineria API di Falconara”.
“In contesti simili, caratterizzati dalla vicinanza tra impianti produttivi e aree residenziali, studi e analisi hanno sollevato nel tempo preoccupazioni rilevanti, alimentando un dibattito pubblico difficile ma necessario sul possibile impatto di tali attività sulla salute delle comunità locali. In questi giorni, leggendo articoli e approfondimenti relativi alla situazione delle fonderie di Assisi, ho avvertito sensazioni che richiamano esperienze già vissute. Per questo ho ritenuto doveroso mettermi immediatamente in contatto con il Comitato di Via Protomartiri Francescani di Santa Maria degli Angeli, composto da cittadini che risiedono nelle vicinanze dello stabilimento delle ex Fonderie Tacconi, oggi Fonderie di Assisi S.p.A. e l’avvocato che li segue, Avv. Valeria Passeri”.
Oltre a ringraziare “tutti loro per la professionalità, serietà e passione che stanno mettendo in questa situazione così importante e delicata, dall’esame della documentazione disponibile, degli studi, delle analisi e dei materiali raccolti nel corso degli anni, emerge un quadro che merita attenzione, approfondimento e un confronto serio e trasparente tra tutte le parti coinvolte. È quindi legittimo porsi una domanda: com’è possibile che nel 2026, in un Paese come l’Italia, vi siano ancora situazioni in cui il rapporto tra attività industriali, salute e qualità della vita risulta così delicato e controverso? Una città come Assisi non merita di convivere con un disagio di questo tipo. Ho letto prese di posizione molto nette, talvolta contrapposte, che rischiano di trasformare una questione complessa in uno scontro ideologico. Ma ha davvero senso affrontare questi temi come se fossero una partita tra tifoserie? Ha senso continuare a riproporre una contrapposizione rigida tra salute e lavoro?”.
“Credo sia arrivato il momento di superare questa logica. Occorre andare oltre i ricatti occupazionali.
Occorre evitare semplificazioni e contrapposizioni forzate. Occorre respingere l’idea che la tutela dell’ambiente e della salute sia incompatibile con il lavoro e lo sviluppo. La sfida vera è tenere insieme questi valori. Difendere la salute e la dignità dei cittadini, l’ambiente e il lavoro non sono obiettivi alternativi, ma parti di una stessa visione di futuro. Allo stesso tempo, è giusto riconoscere gli interessi legittimi delle imprese e degli imprenditori, che hanno diritto a operare e a crescere. Tuttavia, questi interessi devono sempre essere bilanciati con quelli della collettività e con la tutela delle generazioni future.
“In questi giorni assistiamo con facilità al reperimento di ingenti risorse quando si parla di spese militari o investimenti nel settore bellico. Questo dato dovrebbe indurci a riflettere: perché non destinare risorse analoghe a soluzioni strutturali, come la delocalizzazione di impianti potenzialmente impattanti, il loro trasferimento in aree più idonee, dotate di infrastrutture moderne e tecnologie più sicure?
In questo quadro, sorge spontanea un’ulteriore domanda: i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono stati presi in considerazione per affrontare e contribuire a risolvere questa situazione? Risorse pensate per la transizione ecologica, la riconversione industriale, la tutela della salute e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini potrebbero rappresentare un’opportunità concreta da valutare con attenzione, nel pieno rispetto delle norme e degli obiettivi previsti. Investire nella prevenzione, nella salute e nella qualità della vita non è un lusso, ma una scelta di civiltà”.
“La vita, la salute e la dignità delle persone devono restare al centro delle politiche pubbliche. Finché esisteranno contesti in cui cittadini, famiglie e bambini convivono con disagi e rischi che possono e devono essere valutati e ridotti, il nostro impegno non potrà dirsi concluso. Quanto accade ad Assisi non può essere liquidato come un episodio isolato. È parte di una riflessione più ampia su un modello industriale che, in molti casi, necessita di essere ripensato con responsabilità e coraggio. I comitati, le associazioni e i cittadini hanno già dimostrato, in diverse realtà del Paese, di saper partecipare con serietà e determinazione a questo percorso. Ed è con questo spirito che intendiamo proseguire. La salute non è un favore. È un diritto sancito dalla Costituzione. E un Paese civile non può permettersi di ignorarlo. Continueremo a lavorare insieme ai comitati e ai cittadini per valutare, in modo condiviso e responsabile, le azioni migliori nell’interesse generale. Rimaniamo informati e partecipiamo”.