Festival dei 2Mondi

“Esencia”, aspettando Cromm la prosa del Due Mondi riserva enigmatiche sorprese

Una tensione narrativa che scorre lenta e improvvisamente accelera, per poi arrestarsi nuovamente. Ironia che si alterna al dramma e al dolore. Routine quotidiana spezzata dagli interrogativi sulla storia umana, passata, presente e futura. Con finzione e Realtà (quest’ultima rigorosamente con la maiuscola) che si rincorrono, attraverso la riflessione sulla potenza del linguaggio. Aspettando Cromm, l’enigmatico scrittore che, a differenza di Godot, potrebbe essere stato sempre presente sulla scena, volutamente scarna, eppure riempita da Pierre e Cecil, i due amici – uno giornalista e scrittore; l’altro intellettuale accademico – che si ritrovano dopo 14 anni in un ristorante nel Quebec.

Sul palco del Teatro Menotti, Juan Echanove e Joaquín Climent, sotto la regia di Eduardo Vasco, hanno portato in scena “Esencia”, l’enigmatico testo di Ignacio García May, impressionando, divertendo, ma soprattutto portando alla riflessione il pubblico – sulla parola, sul teatro, sull’attualità – attingendo anche alle tecniche del genere poliziesco. Pubblico del “Menotti” che ha potuto seguire la narrazione in lingua spagnola, comunque piacevolmente comprensibile, anche attraverso la traduzione scritta simultanea.

Tutto viene messo in discussione, durante il dialogo tra i due protagonisti. Iniziato, appunto, come un incontro di amici che a distanza di tanti anni si ritrovano con naturalezza a parlare di attualità e vicende personali. In un crescendo fatto di strappi narrativi, fino al culmine, in cui sembra drammaticamente essere svelata una Realtà che poi però torna ad essere indicata come una finzione. Lasciando nel dubbio lo spettatore anche dopo che il sipario si è chiuso.

Una grande rappresentazione di quella prosa che all’interno del Festival dei Due Mondi resta generalmente nell’ombra della musica, dell’opera e della danza, ma che invece spesso riserva, come in questo caso, grandi e positive sorprese. Una prosa che nell’intimità del Teatro Melisso, piuttosto che nel dispersivo Teatro Menotti, trova però il suo spazio ideale.