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Elezioni, a Ponte San Giovanni prove di dialogo anti Lega

Come spesso sta avvenendo nelle assemblee pubbliche di questa insolita estate elettorale umbra, anche al termine di quella con la quale i firmatari del manifesto “Da sinistra per l’Umbria del futuro” hanno chiamato all’adunata tutte le forze politiche e civiche che possono opporsi all’avanzata della destra a traino Lega, in molti sono usciti canticchiando quanto ascoltato sulla base della musica che avevano in testa già prima di entrare.

E così, il segretario del Pd umbro, Walter Verini, guarda con fiducia alla possibilità di avere alleati nel centrosinistra allargato anche quei compagni di viaggio persi già all’epoca dei Ds. Al bicchiere mezzo pieno guardano i due civici Andrea Fora e Luca Ferrucci. Il primo perché, al cospetto di un tavolo che nei giorni scorsi aveva detto il proprio no “al candidato apparecchiato da Verini” (parole di Stefano Vinti) avrà pensato che la platea “rossa”, in fondo, può essere conquistata. Il professore perché, sostenuto dall’ala sinistra del movimento civico, rivede al rialzo le sue quotazioni circa una possibile candidatura a presidente ai danni proprio di Fora, che negli ultimi giorni aveva innestato decisamente la marcia.


L’appello “Da sinistra”


Gli organizzatori dell’iniziativa ed i loro sostenitori possono essere soddisfatti perché hanno sentito dire da Verini che il Pd perseguirà quella discontinuità, nel programma e nelle persone, richiesta a gran voce a sinistra. Tanto che l’estrema sintesi del pomeriggio di interventi, fatto da sinistra, era del tenore: candidature “azzerate“, con Fora pronto a ritirare la propria.

In realtà, il collante è rimasto lo spauracchio della Lega e della destra “fascistoide, sessista e xenofoba” e grossi passi in avanti, per superare le divergenze che a sinistra ci sono state in questi anni, a due mesi dalle elezioni regionali non se ne vedono. Perché una sintesi, prima o poi, dovrà essere fatta, con tanto di nomi messi nero su bianco.

Il dibattito

A sinistra si parte dagli errori compiuti dal Pd e dai governi regionali di questi ultimi anni: sviluppo, lavoro, sanità, coesione sociale. Per fare un passo avanti – è la visione da sinistra –  può servire l’apporto di tutti, da un Pd pronto a tagliare i pronti con il passato sino al Movimento 5 stelle. Ma stavolta ci si rende almeno conto che la sinistra, da sola, non può essere un’alternativa di governo. E allora si parla, con tutto ciò che non è destra (anche se qualcuno, tipo Brutti, escluderebbe anche il Pd “che di sinistra non è“).

In attesa che il M5s umbro batta un colpo l’invito al dialogo lo raccoglie il Pd, presente con qualche esponente e con il segretario, Walter Verini. Che continua a predicare di essere pronto a dialogare con tutti. E per farlo con la sinistra, riconosce le colpe del Pd, prospettando l’attesa discontinuità programmatica e nelle persone. “Non abbiamo ancora nessun candidato” assicura. Ma Verini, proprio mentre a Roma Luigi Di Maio sembra frenare sul nascente governo giallorosso, si spinge oltre, dicendo di essere favorevole anche alla presenza dei pentastellati nella grande coalizione civica e politica per non consegnare l’Umbria alla destra. “Se il mio partito me lo lascerà fare” aggiunge però. E chissà se si riferisce di più ai compagni di partito a Roma o a Perugia.


Elezioni in Umbria, il sondaggio di Ricci


A segnare la disponibilità al dialogo di tutte le componenti del centrosinistra ci sono anche esponenti dei vari partiti come Luciano Bacchetta, Massimo Monni, Attilio Solinas. Anche una rappresentanza di quell’Umbria dei Territori che sabato a Todi avrà la propria assemblea costituente e che aveva manifestato un certo disappunto per la fuga in avanti di Fora.

Ed a proposito del nuovo cantiere civico, non temono il confronto con i duri e puri della sinistra neanche i gemelli diversi Fora e Ferrucci. Il primo, di fronte alla parola “discontinuità” che suona quasi come un veto sulla sua candidatura per una scelta che non ha coinvolto i possibili alleati della sinistra e degli altri partiti al di fuori dei dem, spiega che per l’Umbria occorre scrivere “una storia nuova“. Ribadisce di non essere “il candidato del Pd“, e di essersi messo a disposizione, insieme ad altri cittadini che non si rassegnano alla prospettiva di una Regione a guida leghista. Ma rivendica anche di “averci messo la faccia, a differenza di altri“. Che a questo punto invita ad uscire allo scoperto, come ha fatto lui. “Costruiamo prima il cantiere, poi pensiamo ai nomi” è il suo messaggio. Che al cospetto di persone che hanno posto il veto sulla sua candidatura come condizione per dialogare, appare già un compromesso accettabile. Certo il suo mezzo passo indietro appare meno convincente nel giorno in cui annuncia di lasciare la guida umbra dell’Alleanza delle cooperative.


Andrea Fora lascia l’Alleanza delle cooperative


Anche Ferrucci, seduto accanto al segretario della Cisl Ulderico Sbarra, avverte: se un progetto politico parte dai nomi è destinato a sconfitta certa. E al microfono di Pasquale Punzi, che gli chiede del compagno di viaggio Andrea Fora risponde che è “una persona di valore“. Ma “non è l’unico profilo”, si affretta ad aggiungere. Lui può fare anche il gregario, all’occorrenza, ma il campione, ancora, non è stato scelto.

Le candidature, nelle assemblee larghe e pubbliche, non si decidono. Altrimenti, tanto vale fare le primarie per scegliere il campione con cui la coalizione di centrosinistra dovrà affrontare le elezioni regionali più difficili della sua storia.