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Elezioni 2013: Grillo, scopa! Ma Beppe ora è preoccupato – La rossa Umbria tinta di giallo, l’analisi del voto – Video

Redazione

Elezioni 2013: Grillo, scopa! Ma Beppe ora è preoccupato – La rossa Umbria tinta di giallo, l’analisi del voto – Video

Mar, 26/02/2013 - 23:00

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Carlo Ceraso
Mentre cittadini, politologi, costituzionalisti e osservatori attendono di capire se ci sarà un Governo di scopo (sperando che la prima ‘o’ sia aperta) o di minoranza sulla scia di quello siciliano, partiti e movimenti assistono impotenti all’esito del voto che rende orfana l’Italia anche della seconda Repubblica. Nessuno gioisce, ad eccezione dei grillini che brindano al clamoroso successo che in appena 21 ore, quanto è durato il voto, ha spazzato via Idv, Fli, Prc, Udc, Forza Nuova e un’altra mezza dozzina di liste sparse per l’Italia in cerca di successo. Un brindisi per pochi, rispetto al fiume di schede ottenute, perché di supporters e simpatizzanti a brindare ce ne erano ben pochi nei locali dove ieri sera si erano dati appuntamento per il post-voto. A dimostrazione che quello ottenuto è un voto di protesta verso la politica di questi ultimi 20 anni, anzi un voto di scopo (con la ‘o’ aperta).
Bersani ha pagato lo scotto di una campagna sottotono, priva di contenuti concreti e di errori madornali come l’aver ‘rotto’ il patto siglato per le Primarie con i socialisti e l’aver traccheggiato rispetto all’occhiolino strizzatogli da Monti, o il dover constatare che una parte del movimento renziano non ha mancato di sostenere lo tsunami grillino. Berlusconi dalla sua respinge di andare a nuove elezioni, e c’è da comprenderlo vista la rimonta che lo consegna definitivamente alla storia come un vero gladiatore, seppur fra colpi bassi e mirabolanti promesse. E Grillo? Per il momento si gode la vittoria anche se il guru Casaleggio non nasconde una qualche preoccupazione “per il Paese che è in una situazione di stallo”. Ora spetta a M5S dire chiaramente che intenzioni hanno, anche in vista della elezione del nuovo presidente della Repubblica. Su questo Bersani sa di poter giocare di rimessa e appare ovvio che dovrà giocare d’anticipo, presentando un programma, per lasciare poi ai contendenti la decisione di mandare tutto a rotoli o meno. Per il ‘garante’ delle 5 stelle i giochi possono cominciare da oggi. E qualcuno già se ne intravede all’orizzonte. E’ il caso del candidato Massimiliano Gambardella il quale, appresa la notizia che Grillo “andrà al Quirinale per le consultazioni, essendo il capo politico il garante del M5S”, ha messo un paletto grande quanto un baobab: “A parlare con Napolitano andrà il capogruppo, se Grillo vuole, può venire anche lui” ha dichiarato in tv Gambardella.
La scossa umbra – Il fenomeno ‘Grillo’ è stato devastante dappertutto, anche nella rossa Umbria che oggi si presentava un bel po’ sbiadita. Basta confrontare i dati di ieri con quelli di cinque anni fa per capire che il primo partito della regione, il piddì, ha lasciato sul campo 12,31 punti alla Camera (44,37% nel 2008 – 32,06% ieri) e 10,05 punti al Senato (44,49% – 34,44%). Decisamente peggio è andata al Pdl dove il cambio al vertice regionale di pochi giorni fa (Rocco Girlanda ha sostituito Luciano Rossi) è risultato a dir poco tardivo se gli uomini del Cavaliere lasciano sul campo 15,02 punti alla Camera (34,48% nel 2008 – 19,46% ieri) e 14,17 al Senato. Perdendo la seconda posizione a livello regionale in favore di M5S che ottiene il 27,16% alla Camera e il 25,30% al Senato, a dimostrazione che il movimento è decisamente preferito dagli under 25. Una curiosità: ai più giovani piacciono anche Monti (9,61% il dato regionale alla Camera; 8,34% al Senato) e Ingroia (2,53% e 2,04%). Nelle sedi regionali di Pd e Pdl ieri sera nessuno se la sentiva di commentare. Il Pdl ha chiuso i battenti quando non erano ancora le 22 (guarda la videointervista al neosenatore Luciano Rossi), il Pd ha atteso la mezzanotte per finire di inserire i dati anche se le stanze erano pressochè vuote di big già da tre ore (guarda l’intervista al segretario Lamberto Bottini).
Eletti e trombati – il Partito Democratico ottiene comunque 5 seggi a Montecitorio (Marina Sereni, Gianpiero Bocci, Giampiero Giulietti, Anna Ascani e Walter Verini) e 4 a palazzo Madama (Miguel Gotor, Gianluca Rossi, Nadia Ginetti, Valeria Cardinali). I grillini ne prendono addirittura 3 con gli onorevoli Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella e il senatore Stefano Lucidi. 2 seggi ciascuno a Pdl (Laffranco a Montecitorio e Rossi al Senato, se Berlusconi non opterà per il seggio senatoriale umbro) e Lista Monti (Adriana Galgano e Linda Lanzillotta). Il Pdl paga lo scotto registrando la mancata riconferma per due big quali Rocco Girlanda e Ada Urbani. Fra i delusi spicca la mancata elezione di Elisabetta Piccolotti (Sel), data per certa fino alla viglia e che nella ‘sua’ Foligno si è dovuta accontentare di un modesto 4,56% (3,2% il dato regionale). Arriva dalla circoscrizione estera (America del nord) la mancata rielezione dell’onorevole pidiellino Amato Berardi, di casa in Umbria e a Spoleto essendo consuocero dell’ex presidente di Bps/Scs Giovannino Antonini.
Nelle città – Il piddì che governa la quasi totalità delle amministrazioni locali umbre è chiamato a farsi un bell’esame di coscienza se ha potuto perdere decine di migliaia di voti. I casi più eclatanti, a guardare l’esito per la Camera, si sono verificati a Spoleto e Foligno dove i grillini sono da oggi il primo partito cittadino; il secondo a Perugia, Terni e Città di Castello. Vediamo i casi più clamorosi.
Spoleto feudo grillino… – è nella città del festival che M5S ha fatto il botto alla Camera, forse perché è di Spoleto il neosenatore Lucidi o forse perché qui già da 4 anni il movimento vanta un consigliere comunale (Placidi). Fatto sta che il movimento del Beppe nazionale ha staccato di quasi 2 punti il partito democratico (30,5% contro 28,82%). E sì che qui tanto il capo dell’esecutivo (il sindaco Daniele Benedetti) con buona parte della giunta, quanto quello politico (il segretario comunale Andrea Bartocci ma anche quello provinciale Dante Rossi), hanno poco più di 40 anni. Rispetto al 2008 il piddì lascia sul campo poco meno di 15 punti alla Camera (43,13% – 28,82% ieri) e 12,7 al senato (43,92% – 31,23%) anche se mantiene il primato al Senato. Peggio ha saputo fare solo il Pdl con – 15,6% a Montecitorio (36,91% – 21,33%) e – 15,07 al palazzo Madama. Durissimo il commento del consigliere provinciale Giampiero Panfili, sentito da TO® sul voto cittadino: “Il voto ha dimostrato che c’è un centro destra che non funziona e un centro sinistra allo sbando. Se non ci fosse stato Berlusconi registreremmo un risultato a 1 cifra. Se a Spoleto e Foligno perdiamo fino al 17% è per la cattiva gestione del partito….l’ex coordinatore (Luciano Rossi, n.d.r.) dovrà fare mea culpa. La cosa più assurda è che oggi qualche dirigente locale andava dicendo di aver vinto, è da far ricoverare, roba da ospedale psichiatrico. Avevamo 7 deputati, oggi ne possiamo contare appena due!”, chiude l’esponente del centro destra. Male anche Rivoluzione Civile di Ingroia che qui poteva contare sul segretario provinciale Idv Alfredo Andreani (speriamo non si picchi come quando scrivemmo della poca affluenza di pubblico al comizio di Di Pietro dopo la quale provò, ingenuamente, a bacchettare una nostra corrispondente).
…Foligno pure – se il duo B.B. (Bartocci-Benedetti) piangono, non ride di certo il primo cittadino di Foligno Mismetti e la segretaria Epifani. Anche qui gli elettori per la Camera hanno sancito che il M5S è il primo partito (28,57%) seppur per uno scarto decimale (il Pd ha ottenuto il 28,3% dei consensi). I dirigenti di Bersani perdono 13,4 punti alla Camera (41,71% nel 2008; 28,3% ieri) e 11 al Senato (42,05% – 31,11%) dove però si confermano al primo posto. Peggio anche qui ha fatto il partito di Berlusconi, nella patria proprio di Luciano Rossi, con un secco – 16,5% per Montecitorio (36,4% – 19,97%) e – 16,2% a palazzo Madama (37,36% – 21,01%).
© Riproduzione riservata
(hanno collaborato Sara Cipriani e Sara Minciaroni)

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