Approvate in Terza Commissione regionale le modifiche alle Norme di riordino in materia di edilizia residenziale sociale (legge regionale n.23/2003). Modifiche proposte attraverso emendamenti predisposti dalla Giunta e dai consiglieri di maggioranza Fabrizio Ricci (Avs), Cristian Betti (Pd), Bianca Maria Tagliaferri (Ud – Pp) e Luca Simonetti (M5S).
Le modifiche riguardano l’inserimento di un nuovo indirizzo per le politiche abitative regionali mirato a
“promuovere protocolli di intesa con i Comuni, l’Ater, gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna e gli enti del Terzo settore, finalizzati al supporto abitativo, all’inclusione sociale e al reinserimento dei detenuti in misura alternativa alla detenzione o comunque delle persone in esecuzione penale esterna, che non dispongono di un domicilio”.
Altra novità è la revisione dei criteri richiesti ai beneficiari con “abolizione della previsione di un periodo minimo di residenza in Umbria”. E poi, la necessità di “non avere riportato condanne penali passate in giudicato, per le quali non sia stata interamente eseguita la pena, per delitti non colposi in ordine ai quali è prevista la pena detentiva non inferiore a sette anni, salvo che sia intervenuta la riabilitazione di cui all’articolo 178 del codice penale oppure sia intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena”.
Le altre modifiche riguardano alcuni “paletti” che stavano particolarmente a cuore del centrodestra: la cancellazione della previsione della presenza “nell’ambito territoriale regionale da almeno cinque anni consecutivi”; l’esclusione dell’incensuratezza quale requisito necessario per
l’intero nucleo familiare; l’abrogazione del limite dei 4 anni per i figli minori a carico per la riserva di alloggi a favore dei giovani nuclei familiari e famiglie monoparentali; la previsione di punteggi
specifici nell’assegnazione degli alloggi in “presenza nel nucleo familiare di persone con disabilità con percentuale d’invalidità non inferiore al 75% o di minori in possesso della certificazione della legge 104/1991”; la definizione di tre fasce (>15mila abitanti, 5mila-15mila, <5mila) di popolazione per le dimensioni dei Comuni che devono riservare determinate percentuali di alloggi all’emergenza abitativa; l’inserimento tra le “condizioni di emergenza” delle donne vittime di violenza, delle persone
discriminate per orientamento sessuale o identità di genere, individui sottoposti a rilascio forzoso dell’immobile di residenza pignorato; la riserva di alloggi in favore delle persone con disabilità, nell’ambito dei progetti di vita individuale personalizzati e partecipati e tramite attribuzione degli stessi alle Asl e agli enti del Terzo settore, previa intesa tra i Comuni, l’Ater regionale; l’assegnazione delle procedure di mobilità volontaria all’Ater, in accordo con i Comuni; la cancellazione della decadenza dal beneficio dell’alloggio per le famiglie che non rispettano l’obbligo scolastico.
Un emendamento elaborato dalla Giunta regionale ed inerente l’autorecupero prevede infine un bando apposito per gli appartamenti che devono essere ristrutturati prima dell’assegnazione.
Ci sarà poi la possibilità, per l’assegnatario dell’alloggio, di effettuare direttamente i lavori di ristrutturazione. Attività che verranno regolamentate da un apposito atto dell’Esecutivo regionale.