"Ecco perché il Calendario venatorio andava pubblicato prima"

“Ecco perché il Calendario venatorio andava pubblicato prima”

Redazione

“Ecco perché il Calendario venatorio andava pubblicato prima”

Dom, 25/09/2022 - 18:44

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Le riflessioni di Sergio Gunnella (Confavi Umbria) sugli avvenimenti legati al ricorso presentato dagli ambientalisti

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Sergio Gunnella, Confavi Umbria, inviato all’inizio di una stagione venatoria partita con diverse difficoltà.

Onore al TAR dell’Umbria per aver respinto il ricorso presentato dagli intolleranti dello sforzo di caccia! Ma l’inizio della stagione venatica riservato ai seguaci di Artemide da parte delle istituzioni, è cominciato – per così dire – alla maniera di Bertoldo: pagamento della tassa regionale ingarbugliata, allenamento dei cani ondivago, una preapertura interinale, “a ore” e a “numero chiuso” che dir si voglia, regolata da app e smartphone certamente non congeniali agli estranei del web.


Ritardo nell’approvazione del Calendario venatorio
e conseguenze, il dibattito in Aula


Come si vede, non c’è un granché da stare allegri. Se poi qualcuno del palazzo pensa al trascorrere inesorabile del tempo speso per presentare, discutere, approvare un calendario fiume… Nessuno in regione s’è mai chiesto, perfino il presidente di Regione firmatario, tutti i politici del chiacchieratoio venatorio, e financo la consulta & le associazioni di caccia più o meno blasonate, il perché la L. 157/92 vuole la pubblicazione del calendario venatorio entro e non oltre il 15 di giugno? Ma se questo benedetto calendario lo si aggiusta fino ad agosto inoltrato, eludendo impunemente gli obblighi di legge, come va a finire? Va a finire che gli ambientalisti, onde evitare di vedersi contestare decisioni perennemente provvisorie e quindi censurabili, ne hanno attesa pazientemente la pubblicazione ufficiale avvenuta poi ad agosto. Mica sono fessi.

E il TAR? Quest’ultimo – come è ovvio che sia – si è messo in moto dopo l’arrivo del ricorso. Ed è così che i tempi, ormai in odore di settembre e di apertura della caccia, come le sospensioni adottate secundum ius, hanno finito per colpire esclusivamente coloro che, per esercitare, pagano profumatamente la licenza: i cacciatori. Chi firma il calendario venatico per pubblicarlo (i politici) e chi ne presenta il ricorso (gli ambientalisti), paradossalmente, sono quelli che a caccia non vanno e che delle sospensioni dell’attività venatica non gliene può fregare di meno. In verità, se tale data fosse stata rispettata, il ricorso sarebbe stato presentato dopo la mezzanotte del 15 giugno. Ergo, il fatto non avrebbe influito minimamente sulla data dell’apertura dello sforzo di caccia previsto per il 1° settembre.

La sentenza a favore del reintegro di un calendario che, pur se pubblicato in ritardo, avrebbe permesso un’apertura “regolare” e davvero tutti sarebbero vissuti felici e contenti. Meno gli ambientalisti. Ma questo non ci impedisce di dormire sonni tranquilli.

FIRMATO Sergio Gunnella, Confavi Umbria

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