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E’ tornato alla Casa del Padre mons. Remo Serafini, per 56 anni parroco a Sanfatucchio in Castiglione del Lago

Redazione

E’ tornato alla Casa del Padre mons. Remo Serafini, per 56 anni parroco a Sanfatucchio in Castiglione del Lago

Il funerale di monsignor Remo Serafini si terrà questo pomeriggio, presieduto dal vescovo
Gio, 21/08/2025 - 08:22

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«Mons. Remo Serafini, circondato dall’affetto dei suoi parrocchiani e dei suoi parenti, si è spento nella tarda mattinata del 20 agosto 2025, memoria liturgica di San Bernardo di Chiaravalle, il grande scrittore e cantore della Madonna. Vogliamo pensare che sia stato proprio lui ad accoglierlo in paradiso accompagnato da tutte quelle anime buone che don Remo ha guidato come pastore nella sua lunga vita sacerdotale e da tutti coloro dei quali ha scritto nei suoi testi, perché la memoria diventasse preghiera». Così il vicario generale mons. Simone Sorbaioli nel dare la notizia, al Clero e alla comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve, del ritorno alla Casa del Padre di mons. Remo Serafini, nato a Castiglione del Lago il 7 agosto 1938, ordinato sacerdote il 28 giugno 1964.

Le esequie, presiedute dall’arcivescovo Ivan Maffeis, si terranno giovedì 21 agosto, alle ore 16, nella chiesa di San Felice, a Sanfatucchio (Castiglione del Lago), dove don Remo è stato parroco dal 1967 al 2023. Durante il suo ministero sacerdotale ha ricoperto diversi incarichi pastorali di rilievo diocesano e regionale. E’ stato padre spirituale del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, vice direttore della Caritas diocesana, archivista diocesano di Città della Pieve, appassionato studioso di storia locale, raffinato scrittore, animatore di opere di carità e missionarie coinvolgendo non pochi giovani per il suo essere particolarmente attento al mondo giovanile.


Nota biografica di mons. Remo Serafini

Remo Serafini, figlio di Angelo ed Ernesta Vecchini, nasce a Badia San Cristoforo – Castiglione del Lago (PG) – il 7 agosto 1938 e viene battezzato il 13 agosto successivo. Ha studiato nel seminario diocesano di Città della Pieve, dove è stato ammesso il 15 ottobre 1952, e nel seminario regionale Pio XII di Assisi dal 5 ottobre 1956. Viene ordinato prete nella Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio in Città della Pieve il 28 giugno 1964 dal Vescovo di Città della Pieve Mons. Ezio Barbieri. Successivamente viene nominato Padre Spirituale nel seminario diocesano pievese dal primo ottobre 1964, fino al luglio 1967. Contestualmente è Cappellano Corale del Capitolo della Cattedrale di Città della Pieve dal 17 febbraio 1967 al 30 settembre 1969.

Il 16 febbraio 1967 viene nominato Parroco di Sanfatucchio. Rimarrà ad abitare lì, nella sua parrocchia anche dopo il 7 ottobre 2023, quando cesserà il suo ufficio di parroco.

Negli anni del suo ministero, don Remo ha ricoperto numerosi incarichi sia in aiuto alle parrocchie della sua zona pastorale, sia a livello diocesano e regionale. Per 9 anni, dal 2004 al 2013, è stato padre spirituale del Seminario Regionale Umbro riscuotendo la fiducia e l’ammirazione di seminaristi, sacerdoti dell’equipe formativa e vescovi della regione Umbra, dai quali fu richiesta per lui la nomina a Cappellano di Sua Santità.

Sempre vicino al mondo giovanile, non si contano i pellegrinaggi presso santuari e luoghi di missione organizzati da don Remo insieme ai suoi ragazzi.

Altra grande passione di don Remo è stata lo studio della storia locale. Dovendo affrontare, su sollecitazione dei vescovi, il riordino dell’Archivio Diocesano di Città della Pieve, nell’arco di circa 30 anni ha pubblicato una decina di testi di storia locale, oltre a una quindicina di articoli dello stesso tenore.

Il lavoro certamente più poderoso fu quello riguardante il clero della ex diocesi pievese nel XX secolo. Pubblicando quell’opera in 2 volumi nell’anno 2003 affermava: “Ho faticato, perché più scrivevo e più scoprivo qualcosa da dire di questo o di quel prete. A dar retta alle notizie o alle cose in genere da dire, non avrei finito mai: rischiavo di fare la storia di tutte le parrocchie e delle realtà ecclesiali della diocesi di Città della Pieve. Allora mi sono fissato dei limiti, al di là dei quali non andare. Anzi mi sono imposto di parlare dei preti più come persone che come preti, che come realizzatori e costruttori di edifici di culto o a scopo pastorale. Ho cercato di guardare chi fossero: la loro santità anche nella miseria della debolezza umana: alle volte ho detto anche cose che hanno realizzato o costruito materialmente, ma solo per rivelare lo spirito che li animava…e ho raggiunto la gioia di avere scritto questo libro, perché ho scoperto l’anima dei preti, la santità e la debolezza dei preti. E così ho scoperto me stesso”.


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