“La stampa nazionale riferisce sempre più spesso sul dilagare della droga a Perugia e sull'impennata delle morti per overdose nella nostra regione. E' una pubblicità che fa dell'Umbria un supermarket delle sostanze e la cosa ci preoccupa molto.” Così Franco Zaffini, capogruppo An in Consiglio regionale, a margine di un articolo uscito oggi sul quotidiano La Stampa che approfondisce la difficile situazione creatasi a Perugia e in Umbria a causa della droga.”Le morti da overdose continuano, il problema – dice Zaffini – diventa sempre più difficile da evitare e da nascondere, ma la politica regionale è sempre più lontana dal capirlo. Combattiamo – aggiunge – questa politica ogni giorno su due fronti: su quello ideologico, contro le ottuse proposte di riduzione del danno, come la distribuzione di farmaci salvavita e la sperimentazione delle narcosale; su quello pratico, contro la testardaggine di voler continuare a basare le soluzioni sull'attività dei SerT che, ormai se ne sono accorti tutti, è completamente inadeguata anzi dannosa.” “Il testo unico Dpr 309/90 – ricorda il capogruppo – descrive i criteri di costituzione dei SerT: prevede che l'organico deve essere sufficiente a garantire attività di prevenzione, cura e riabilitazione, che deve essere disponibile 24 ore su 24, che deve provvedere a coordinare gli interventi relativi a Hiv, gravidanze, sessualità etc. Ebbene, l'organico del SerT di Perugia dispone di soli 15 operatori per circa 800 utenti, lavora con orari d'ufficio, in fasce ristrette durante le feste ed è chiuso la notte; non ha un ambulatorio per le donne tossicodipendenti in stato di gravidanza; non fornisce informazioni per prevenire infezioni e danni ai feti e ai neonati; non comunica con i reparti ginecologici dell'ospedale, né con i reparti di malattie infettive; non ha gli ambulatori per i tossicodipendenti malati di Hiv. Le cose non cambiano per la riabilitazione. Tutto il processo riabilitativo – continua Zaffini – passa attraverso le cooperative, un muro altissimo che è stato volutamente elevato per arginare qualsiasi altro soggetto desideroso di collaborare. Nulla vieterebbe di istituire rapporti con normali aziende, fabbriche, istituzioni. Non c'è motivo per creare una manovalanza da cooperativa, apparentemente bisognosa, e tollerare che questa sia finanziata dallo Stato”.”Queste – conclude il consigliere regionale – sono le basi su cui il governo regionale ha intenzione di perseguire la sua politica antidroga. E' angosciante e continuando così, i giornali continueranno a descrivere l'Umbria come la terra della roba a basso costo, dello sballo e dell'overdose, e purtroppo della morte”.