Nella giornata di oggi 18 febbraio il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha presentato la nuova giunta nella sala consigliare di Palazzo Spada. I nomi sono quelli ampiamente noti ormai da giorni: Paolo Tagliavento (vice sindaco e assessore allo sport), Michela Bordoni (Bilancio e Partecipate), Gabriele Ghione (Sviluppo economico, Commercio, Artigianato e Agricoltura), Tiziana Laudadio (Cultura, Bct, Turismo, Eventi, Istruzione, Università, Alta formazione), Alessandra Salinetti (Pari opportunità, Welfare, Edilizia residenziale pubblica). Nelle ultime ore si è aggiunto Sergio Anibaldi, altro fedelissimo di Bandecchi e project manager dello stadio-clinica. A lui vanno le deleghe all’Urbanistica, Lavori pubblici, Suape, Area vasta, Mobilità, Trasporti, Viabilità, Agenda urbana, Verde pubblico, Manutenzioni, Arredo urbano, Pnrr, Lavori pubblici, Servizi cimiteriali, Efficientamento energetico, Edilizia privata, Pianificazione.
Per gli assessori uscenti è previsto il ‘premio fedeltà’ promesso da Bandecchi con la distribuzione delle poltrone nelle partecipate e l’assorbimento dei vacanti nelle aziende private del dominus. Il fortino che Bandecchi aveva costruito è dunque crollato e l’azzeramento della precedente giunta è, di fatto, il fallimento politico dell’azione politica di Alternativa Popolare. Ripicche, sgambetti e personalismi hanno falciato le basi del partito del sindaco e minato la conclusione del mandato, con i consiglieri ridotti a ruolo di comparsa e passacarte accondiscendenti, così come confermato dagli ex assessori dimissionari, Lucio Nichinonni e Mascia Aniello e dall’ex capogruppo Guido Verdecchia e una base del partito divisa tra i correntoni Corridore-Altamura e fedelissimi di Bandecchi. Preso atto della paralisi che rischiava l’esecutivo, Bandecchi è corso ai ripari e il fortino è diventato feudo con tanto di vassalli, valvassori e valvassini.
Bandecchi, come sempre, è stato strategicamente impeccabile. Ha mantenuto due assessori politici per ‘salvare’ il salvabile di AP e tenere insieme la base del partito, si circonda di fedelissimi che hanno ruoli chiave in vari settori strategici della città e procura agli uscenti un lavoro per renderli, ancora una volta, debitori nei suoi confronti. Se i precedenti assessori erano, almeno formalmente, espressione politica di un voto e di un preciso indirizzo politico, i nuovi sono legati personalmente al sindaco e non rispondono più alle esigenze programmatiche di un partito, ma soltanto alla volontà del sindaco stesso. Bandecchi lo aveva detto “Voglio fare tutto da solo”. Ci sta riuscendo. Sarà comunque interessante vedere come risponderà il consiglio comunale e la maggioranza dell’emiciclo e se qualcuno prima o poi, superata la paura del ‘sistema bannale’, inizierà a manifestare pubblicamente il dissenso che serpeggia dentro AP.