Si apre domani, con la Fiera dei Soprastanti, il settembre quintanaro a Foligno. Si tratta di una rievocazione del mercato che si svolgeva per le vie della città nel Rinascimento e che per il 2009 dà appuntamento in via Scuola di Arti e Mestieri, largo Frezzi e piazza San Nicolò, con ingresso da via Gramsci. L'appuntamento acquisisce anno dopo anno un valore ed un sapore inconfondibile, tanto da risultare sempre più attesa ed apprezzata in Umbria e nel resto d'Italia, anche per la sua unicità. “L'originalità in effetti sta sì nella riproposizione di scene di quotidiana vita barocca animata da popolani e commercianti specializzati nella vendita di oggetti rigorosamente coevi – spiega l'architetto Stefano Trabalza, presidente della Commissione Artistica dell'Ente Giostra – ma soprattutto perché la ricostruzione è talmente fedele che le transazioni si concludono solo attraverso il pagamento con i quattrini”. E questo rappresenta di sicuro il punto di forza della Fiera dei Soprastanti, dettaglio non secondario che diverte i suoi avventori e che li fa ripiombare indietro di quattro secoli. Ecco allora che il visitatore dimentica il presente rituffandosi nel passato e munito dei quattrini, si perde tra le botteghe delle stoffe impreziosite da splendidi broccati, degli ori pregiati che raccontano storie di dame, libri e stampe antichissime, la fedele riproposizione dei cibi dell'epoca riscoprendone gli odori e i sapori autentici. Il quattrino era la moneta dello Stato Pontificio di papa Paolo V nella Foligno del ‘600, appositamente ri-coniato dall'Ente Giostra della Quintana. A fare da contorno alla Fiera, i mestieri presentati dai rionali: da quelli più antichi come il bordello, al baratto del bestiame. Così tra un assaggio e un sorso di buon vino, al calar della sera la luce del giorno lascia il posto alle innumerevoli fiaccole che illuminano le facciate dei palazzi e ci si può perdere tra i canti e gli stornelli proposti dai popolani e dalle compagnie teatrali ospiti della manifestazione. Ma è anche tempo di gastronomia e quindi sono le paste ripiene il tema fisso del “Gareggiar dei Convivi”, il 34° concorso enogastronomico in scaletta per i giorni 31 agosto e 1, 2, e 7, 8 settembre prossimi. Un appuntamento tradizionale quanto qualificante perché vede i dieci Rioni impegnati nella preparazione di piatti con prodotti tipici dell'Umbria, con i vini di accompagnamento ai piatti e l'olio extravergine di oliva utilizzato per la loro esecuzione prodotti anch'essi nella regione. “L'abitudine di farcire la pasta, con carne, verdure e ricotta, oppure con carne e verdure insieme – spiega il professor Giovanni Rebora, docente di storia moderna e contemporanea all'Università di Genova e autore del saggio “La civiltà della forchetta” – risale almeno al Duecento, quando Salimbene de Adam racconta di aver mangiato ravioli senza pasta e finge di scandalizzarsi per l'invenzione golosa. Vuol dire che al suo tempo(tredicesimo secolo) i ravioli erano noti e consueti. Si tratta di preparati dai nomi differenti: tortelli, tortellini, ravioli, gobbi, pansotti, gattafure, ecc. che derivano il loro nome dalle torte medievali”. La pasta ripiena si è diffusa a partire dal dodicesimo secolo lungo la via del sale. Ne parla già Mastro Martino, il più celebre chef del Quattrocento, che nel suo celebre ricettario “De Arte Coquinaria” descrive il procedimento per preparare i “pastelli con carne”, non molto diversi dai nostri cappelletti. E il ripieno, spiega l'architetto Stefano Trabalza, presidente della Commissione artistica dell'Ente Giostra della Quintana, era quasi sempre a base di carne pestata nel mortaio, con grasso (lardo) e spezie diverse a seconda della preparazione: in tavola non era affatto difficile trovare torte con carne con pesce (soprattutto tinche e anguille) o gamberi di fiume, oppure con ricotta e verdure, destinate ai giorni di magro. La cottura delle torte era fatta al forno mentre i tortelli, i ravioli e simili venivano bolliti oppure fritti. Ai fini della classifica finale, stilata dalla giuria specializzata (composta da uno storico, un gastronomo, un sommelier) sono oggetto di valutazione il primo piatto quale “Piatto di gara” (“servito di cucina”), il vino, l'allestimento scenografico, coreografico, storico; il “Piatto di Gara” deve essere comunque inserito in un menù completo, il quale però non è oggetto di valutazione. Dunque con la Quintana anche i profumi e i sapori dell'ospitalità e della quotidianità, intesi come lettura di un periodo storico che ha promosso la magnificenza del nostro territorio. Male sorprese non terminano qui. Ci sarà in pizzico di Giostra della Quintana di Foligno nella nuova fiction di Canale 5 “Il falco e la colomba” che andrà in onda nelle prossime settimane sulla rete Mediaset. Sono infatti firmati da Daniele Gelsi i costumi che indosseranno i personaggi principali di questa storia di passione e di intrighi a corte, ispirata al romanzo di Stendhal “La Badessa di Castro”, prodotta da Guido De Angelis e diretta da Giorgio Serafini. Alcuni di questi costumi sono stati utilizzati già per il rione Croce Bianca ed altri saranno utilizzati nel “Gareggiare dei Convivi” del rione Pugilli, contrada per la quale Gelsi (che vive e lavora a Gualdo Tadino) ha già realizzato diversi abiti barocchi, in particolare quello della dama. Quelli di Gelsi, peraltro, è un nome molto noto ed apprezzato nell'ambito della Quintana di Foligno. “Per la fiction ‘Il falco e la colomba' – spiega Daniele Gelsi – ho realizzato 35 costumi per i protagonisti, lavorato al fianco del costumista che ha firmato il film Luciano Capozzi. Questi abiti sono il frutto di un grandissimo lavoro di ricerca e creatività sia dal punto di vista della loro preziosità che dell'altissimo valore artistico dei ricami”. Gelsi ha impiegato qualche mese a produrre tutto il lavoro spostandosi a Roma per provare i costumi agli attori. “Insieme ai miei costumi – sottolinea ancora Gelsi – ho utilizzato per la ficton anche alcuni costumi del rione Croce Bianca della Quintana utilizzati in una scena del ballo il maschera. L'alto livello raggiunto è dovuto anche alla mia esperienza maturata in ambito quintanaro che credo sia ormai di grande qualità. A detta di tutti, ho realizzato quest'anno uno tra i più bei costumi che abbia preso parte al corteo della Quintana di Foligno, quello per la prima dama del rione Pugilli. Daniele Gelsi – che nel 2006 aveva realizzato venticinque costumi per i protagonisti della fiction “La figlia di Elisa, ritorno a Rivombrosa” (Canale 5) – è anche un grande esperto di tessuti capace di comporre l'abito con tutti i suoi accessori, mantenendo fede al bozzetto originale, o all'opera d'arte dalla quale questi trae ispirazione. Si occupa personalmente del taglio di ogni costume, nel quale è maestro, e dei relativi accessori. Attraverso un team di esperti collaboratori, riesce ad operare anche ricami su tessuto, impreziosendone il valore. ” La nostra sartoria teatrale, attraverso accurate ricerche storiche – sottolinea Gelsi – è in grado di riprodurre fedelmente abiti di tutte le epoche e di tutte le fogge, reinterpretando talvolta gli stili per accogliere le diverse esigenze dei committenti. In seguito al bozzetto o al dipinto da cui si trae ispirazione, i modelli vengono minuziosamente elaborati per ottenere le giuste proporzioni e sono perfezionati per consentirne la più adeguata vestibilità”. La fiction tv “Il falco e la colomba” avrà come protagonista Anna Safroncik; accanto a lei Giulio Berruti, Cosima Coppola, Enrico Lo Verso, Anna Galiena, Adriano Pappalardo, Franco Oppini e Fabio Testi. La vicenda è ambientata nella prima parte del ‘500 sullo sfondo della campagna romana e parla della storia d'amore tra Elena Campireali, nobildonna appartenente ad un' illustre famiglia, e Giulio Branciforti, uomo di umili origini e figlio di un brigante.