“Architetto della città: un ruolo attuale o superato?” è il titolo della tavola rotonda che ha concluso oggi gli eventi di “Disegnare Foligno tra storia e utopia”, iniziati venerdì mattina con l’inaugurazione dell’omonima mostra al Centro Italiano di Arte Contemporanea, e proseguiti nello stesso pomeriggio con il seminario di studi di presentazione dell’iniziativa e dei progetti. Anche la tavola rotonda di questa mattina si è tenuta nella Sala conferenze di Palazzo Trinci, ed oltre al ritardo di 45 minuti sull’inizio dei lavori, ha fatto registrare ancora una volta l’assenza di qualcuna delle autorità cittadine. Il programma, infatti, annunciava l'intervento di Nando Mismetti, Sindaco del Comune di Foligno, assente per impegni sopraggiunti, di Carlo Bertelli, Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario di Giuseppe Piermarini, ripartito improvvisamente alla volta di Milano per obblighi sopraggiunti nel tardo pomeriggio di venerdì, e di Joseph Flagiello, Assessore all’Urbanistica del Comune di Foligno. Inoltre, è saltato l’intervento di Raffaello Di Benedetto della Provincia di Perugia, anch’esso lontano dal convegno per doveri giunti inaspettatamente. Sono invece intervenuti Roberto de Rubertis, dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Enrico Antinoro, del Comune di Perugia, Paolo Lattaioli, dell’Istituto Interregionale per gli Studi Storico-Urbanistici di Perugia, Alfiero Moretti, architetto del Comune di Foligno, Vittorio Salmoni, dell’Area Studi per il territorio ISTAO di Ancona, Francesco Scoppola, della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria e Aldo Tarquini del Comune di Terni. Tra gli uditori c’erano inoltre Marisa Tabarrini, docente di Storia dell’Architettura e curatrice della mostra “Giuseppe Piermarini tra barocco e neoclassico. Roma Napoli Caserta” e l’ex sindaco del Comune di Foligno, Manlio Marini, vicino alle iniziative che coinvolgono la città, assente ieri all'apertura del convegno.
L'Arch. Alfiero Moretti si è preoccupato di fare gli onori di casa, prima di lasciare la parola a Roberto de Rubertis, che si è occupato di coordinare i numerosi interventi della tavola rotonda. “Si è tentato di disegnare Foligno per omaggiare Giuseppe Piermarini, ma anche per sviluppare un ragionamento intorno alla contemporaneità dell’architetto” ha dichiarato Moretti. “La mostra, visibile al CIAC fino alla fine del mese di Agosto grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, dà valore e giusto merito al volontariato culturale. Oggi siamo invece qui a trattare il tema del ruolo dell’architetto pubblico nella costruzione della città. E’ una riflessione sul suo ruolo tecnico pubblico ed un’occasione per confrontarci con gli ordini professionali. Dovendo organizzare il programma in tempi stretti non siamo riusciti ad andare fuori dall’Umbria, ma l’idea andrebbe ancora più approfondita in futuro. Dobbiamo riflettere in un momento particolare della nostra storia dove il lavoro pubblico è un po’ bistrattato e troppo generalizzato”.
Prima di lasciare spazio ai propri colleghi, Roberto de Rubertis ha tenuto a far presenti le proprie considerazioni. “Una volta si assisteva all’allargamento ai rapporti tra architetto e città. Un rapporto meraviglioso che si era costruito ma si è spezzato. La città viene ora fatta per caso, con altre cose e finalità. E’ fallito il ruolo dell’architetto vero. I grandi architetti di oggi fanno la propria opera rimarchevole, ma rimane un monumento isolato nella città, non preoccupandosi più dell’equilibrio della città. L’architetto produce l’opera e lì si ferma. Giuseppe Piermarini, invece, ha sempre agito in pieno equilibrio con la città, cosa che ora non accade più. L’invenzione tecnologica rischia di essere più potente di quella architettonica. L’attenzione si è persa”. Per Enrico Antinoro “non è mai capitato un tema così provocatorio, insidioso ed ambiguo. La provocazione viene dal costringere a riflettere, l’insidia dalla tentazione di recuperare il patrimonio e la definizione di architetto della città e l’ambiguità dall’accostare la nostra professione a quella di Giuseppe Piermarini. E’ un dibattito sul tema dell’architettura non nuovo ma importante. L’architetto, oggi, deve avere grande umiltà, esprimere passione e dare spazio al genio umano”.
L’architetto della città è dunque attuale o superato?
(Elisa Panetto)
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