Dimissioni respinte, Marini si vota e prende tempo | “Nessuno può ricattare un Presidente di Regione”

Dimissioni respinte, Marini si vota e prende tempo | “Nessuno può ricattare un Presidente di Regione”

Scontro con Leonelli, ma la maggioranza rigetta le dimissioni | Il lungo Consiglio chiude senza un “chiusura”

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Ore 14.37 – Inizia l’intervento di Catiuscia Marini. Spiega il suo voto “tecnico”, per consentire di partecipare ancora ai lavori dell’Assemblea e “per esercitare i, mio ruolo autonomo come presidente della Regione”. Usa più volte la parola “autonomia”, Catiuscia Marini, come aveva fatto nel discorso del 7 maggio giorno in cui aveva presentato le sue dimissioni in Consiglio. Spiega il perché delle motivazioni scelte il 16 aprile per le sue dimissioni. E non per fatto personale “come magari qualcuno avrebbe voluto”. Rivendica il percorso politico, perché “si entra nella Regione con un percorso democratico e quel percorso democratico va seguito”. “Autonomia – ribadisce – dell’Umbria, dell’Istituzione e del presidente della Regione. Se non la usassi ci sarebbe qualcosa che renderebbe molto delicato questo passaggio”.
Ricorda la “frettolosità” di chi è venuto il 17 aprile in piazza Italia (Matteo Salvini, ndr) “che non fa onore a una forza politica e a un ministro degli Interni”. E aggiunge: “Ma l’Umbria è terra di santi birichini e da quel giorno si sono aperte vicende non meno gravi” afferma alle inchieste giudiziarie che nel Nord hanno coinvolto esponenti anche della Lega.
“Non c’è un game over che nasce dal fatto del farsi da parte del presidente della Regione. Non c’è qualcuno che può pensare, dopo essere stato protagonista, possa essere a capo di una presunta moralizzazione. No. Perché le responsabilità personali vengono assegnate esclusivamente dalla giustizia. E i partiti si danno codici che dicono altro e andrebbero letti”.
“Ho riflettuto su una decisione, le dimissioni, che ho voluto – rivendica – condurre e guidare”. Una riflessione sul perché di quanto accaduto intorno a lei dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati. “Ho tirato fuori il codice etico del mio partito” ricorda. Ribadisce di aver ricevuto un diverso trattamento rispetto ad altri amministratori del suo partito coinvolti in vicende giudiziarie “perché sono una donna: non è esattamente la stessa cosa – dice alle donne che vorranno competere in politica con gli uomini – e l’ho vissuta anche su di me”.
Poi l’attacco frontale al Pd: “Il presidente di una Regione non può essere sottoposto a ricatto, né da parte della società, né da parte delle forze politiche, né dalla comunità politica di appartenenza”. E rivolgendosi a Leonelli respinge “il tentativo che  anche in questa Aula qualcuno ha tentato di fare” che si volti pagina “risolvendo il tema del presidente”.”Queste scorciatoie – aggiunge – non vanno bene”. A Leonelli ricorda poi il suo ruolo di segretario del Pd che ha partecipato alla stesura delle liste che hanno portato a questa legislatura.
Nel mirino mette anche la linea Verini-Zingaretti, stigmatizzando il comportamento di chi “ha provato a parlare a nome del Pd senza ascoltare interamente il Pd”.
“Non lascio macerie in questa regione. Neanche nel sistema sanitario”. E ricorda le tante cose fatte per garantire servizi di qualità, ma anche per evitare le vicende sulle quali sta indagando la Procura.
“Una decisione di una carica eletta democraticamente deve essere presa in autonomia”: senza condizionamenti esterni. Una decisione presa in autonomia, pur ascoltando la società.
Sull’inchiesta dice: “So di aver rispettato la legge. E spero che un giorno potrò dimostrarlo”.
Poi, trattenendo a stento la commozione, annuncia che in tempi brevi annuncerà se confermare le proprio dimissioni respinte dall’Assemblea.

Ore 14.31 – L’Aula respinge le dimissioni della presidente Catiuscia Marini con 11 voti favorevoli (tra cui quello della stessa presidente) e 8 contrari.


Ore 14.09 – Il capogruppo del Pd, Gianfranco Chiacchieroni: “Tutti dobbiamo interrogarci politicamente su quanto avvenuto in questi anni. L’opposizione ha decapitato il suo candidato, sono spariti due gruppi”. Chiacchieroni fa ripercorre la storia del centrosinistra umbro, sino alle ultime riforme spesso imposte dalla crisi economica. Chiacchieroni parla della sanità, con l’inchiesta da un lato, ma la qualità dall’altro, riconosciuta anche dal Ministero e dal commissario dell’Azienda ospedaliera di Perugia. Rivendica il buon livello della sanità. E aggiunge che qualora i fatti contestati nell’inchiesta venissero accertati “sarebbero personali, anche se non mi sfugge la responsabilità politica del Partito democratico”. Annuncia il voto favorevole personale “e speriamo che tutto il gruppo del Pd converga su questa ipotesi”. Pur ribadendo la prospettiva delle elezioni anticipate.


Ore 13.58 Ero Brega (Misto – Liberi e forti) parte dal suo percorso politico. Ribadisce la propria ragione garantista. Ma chiede di fare un’analisi politica vera su quello fatto in 25 anni dal centrosinistra. “Vedo tanti Cappuccetti Rossi del Pd, partito dal quale fortunatamente sono uscito, che si svegliano ora” il suo affondo. E attacca Leonelli, “che ha fatto il segretario del Pd”, perché non disponibile ad un percorso per consegnare una Regione migliore a chi verrà dopo. “Colpa, colpa di cosa?” afferma rivolgendosi verso i banchi del Pd. Dice che il progetto politico del Partito democratico “è fallito dopo un anno o due” e da allora “abbiamo pensato di più ad una competizione interna”. Ma oggi “non è il momento di dire io mi sfilo, Da cosa? Nessuno di noi si può sfilare da una responsabilità politica che ognuno ha, anche nell’opposizione”. E guardando ai cinquestelle: “Mi auguro che qualcuno abbia la capacità di creare una classe politica alternativa”. E poi, rivolgendosi verso Leonelli: “Ma politicamente siamo responsabili tutti noi che in questi anni abbiamo partecipato a questo progetto politico”. Quindi annuncia che respingerà le dimissioni. Aggiungendo: “La presidente Marini saprà poi cosa è meglio fare”.


Ore 13.51 Roberto Morroni (Forza Italia) afferma che pur nel rispetto del principio della separazione dei poteri, quanto emerso nell’inchiesta è di una gravità politica tale da minare la credibilità delle Istituzioni.


Ore 13.40 Maria Grazia Carbonari (M5s) parla della frustrazione provata all’inizio “perché mi facevate capire che qui comandavate voi”. E quindi ha iniziato a controllare tutti gli atti, “pur con spirito costruttivo”, rivendica.


Ore 13.19 L’intervento del vice presidente Fabio Paparelli, il più atteso nella conta dei voti. Parla delle eccellenze mostrate dall’Umbria, ma anche delle sue fragilità strutturali. “Non è più il tempo delle notti dei lunghi coltelli: serve chiarezza, rigore e fermezza”. Riconosce il “fardello” che si è assunto Catiuscia Marini con le sue dimissioni. E aggiunge: “Non possiamo cedere alle tentazioni delle scorciatoie”. Ma chiede alla sinistra di soffermarsi sugli errori. A cominciare dai controlli: “Abbiamo fatto tutto?”. Rivendica la qualità della sanità in Umbria. Ed il lavoro fatto anche negli ultimi giorni, fino al piano per abbattere le liste d’attesa. Rivendica il lavoro, anche personale, fatto nei giorni dell’emergenza per il sisma e sulla promozione turistica. In economia invita a guardare anche alle cose positive, a cominciare dai dati sull’export.

Paparelli parte dalla scollatura dopo le politiche dello scorso anno e sulla necessità del centrosinistra di fare uno scatto, soprattutto nella lotta alle diseguaglianze. Poi pronuncia la frase tanto attesa: “Questo è il motivo, tutto politico, per cui ritengono conclusa questa fase”. Quindi il colpo di scena: “Da qui la mia decisione di respingere le dimissioni di Catiuscia Marini”.


Ore 13.08 Emanuele Fiorini (Misto): “Sempre più convinto che la politica abbia bisogno di un percorso di moralizzazione, a tutti i livelli ed in tutti i partiti”. Cita Massimo Cacciari a proposito del giudizio sulla Sanitopoli umbra. E ricorda le persone capaci “messe all’angolo” nella sanità per far posto a chi aveva dietro qualche politico. “Non aver preteso di avere al proprio fianco professionisti di assolto livello”, accusa, è la colpa più grave dei politici del Pd. “Io direi di farla finita con i politici nella sanità”, attacca. E poi: “Lasciate queste poltrone, non sono le vostre”.


Ore 12.57 Parla Carla Casciari (Pd). “Ho scelto il silenzio, a differenza di altri colleghi, per il rispetto che porto ai cittadini, alle Istituzioni e alla Magistratura”. E’ la prima ad esprimere la propria vicinanza alle persone coinvolte nell’inchiesta. Attacca le strumentalizzazioni della minoranza. Ma anche chi, nel Pd, “che pensavo un partito garantista”, parla del rispetto delle persone oneste. “Onesto è chi rispetta il proprio mandato” rivendica Casciari. Non le piace il clima “che inneggia alla rigenerazione” e certi comunicati notturni che disegnano il gruppo “sotto assedio”. Chiarisce: “Non ne faccio una questione di attaccamento alle poltrone”, ma serve la presenza di un’Umbria forte nelle prossime trattative sulla programmazione comunitaria. E al Pd e al centrosinistra: “Non basta voltare pagina se il libro è lo stesso”. E ancora: “Non ritengo utile abbandonare la barca che perde acqua”.  E annuncia il suo voto alla mozione per respingere le dimissioni.


Ore 12.45 “Lo stillicidio sembra finalmente volgere al termine” la premessa di Sergio de Vincenzi (Misto – Umbria Next), ricordando quanto accaduto nell’ultimo mese. “La violenza di tante cose pubblicate richiedevano una presa di coscienza” dice, pur nel rispetto del corso della giustizia. “Allungare i tempi non ha fatto bene a questa comunità” prosegue. Ricorda lo strappo con l’allora assessore Barberini nel 2016. Il dibattito nel 2017 sulla questione morale, ma quando si votò la legge sull’omofobia: “Le mie parole non le avete volute ascoltare, all’epoca”. Il giudizio farà il suo corso, ma “il giudizio politico è inequivocabile ed è necessario voltare pagina”. De Vincenzi parla di danno politico “incalcolabile” per la regione Umbria, già segnata nell’ultimo voto da un forte astensionismo. Ma De Vincenzi, al di là della vicenda Sanitopoli, parla del cambio di passo che non c’è stato, in economia, nelle infrastrutture, nei trasporti, nella riorganizzazione dei servizi e della macchina regionale. Quindi la replica a Solinas: “Non siamo stati in silenzio, ma abbiamo tenuto un profilo basso per rispetto delle Istituzioni”. E ricorda le segnalazioni sui concorsi da sospendere e sugli appalti in proroga da troppo tempo.


Ore 12.27 “Si conclude oggi una cavalcata politica durata 49 anni. Vorrei dire: noi c’eravamo”. Inizia così il discorso del pentastellato Andrea Liberati. Che fa riferimento alla denuncia da lui presentata, da cui è scaturita l’inchiesta sulla Sanitopoli: “Noi saremmo i Corvi? Quella missiva, nel 2016, è arrivata a molti altri. Cosa hanno fatto altri esponenti politici, anche dell’opposizione, stampa, ed altri”. Liberati parla di “complicità” da parte di chi non ha invece denunciato. Applausi fragorosi da parte dei sostenitori pentastellati tra il pubblico. Liberati prosegue: “Al di là di quello che sarà l’esito delle indagini, portare avanti una riflessione perché questo non accada mai più”. Secondo Liberati dalle carte della Procura emerge un sistema “paramafioso”. Liberati chiama in causa anche l’Università, con lo “strambo dibattito” in corso sulle elezioni in corso per il nuovo rettore.


Ore 12.11 Valerio Mancini (Lega) ascolta Solinas e aggiusta il suo intervento. “Vero che le dimissioni della Marini sono per una guerra nel Pd, ma a pagarla sono i cittadini umbri”. Come avvenuto nella gestione della sanità, con le pressioni delle varie correnti. E rispetto agli indagati in altre parti d’Italia: “Per questo noi dovremmo avere un giudizio benevolo in Umbria?”. Mancini ricorda la proposta avanzata nel 2016 per le rotazioni dei manager nella sanità e per un cambio di merito. “Se aveste ascoltato la minoranza, approvando questo atto, noi oggi non saremmo qui”. Mancini dibatte con l’assessore Cecchini sui fondi Ue. Poi concude: “Le guerre interne al Pd fatele, ma non fatele ricadere sui cittadini”.


Ore 12.00 “Io non sono qui per seppellire Catiuscia Marini ma per votarla” esordisce Attilio Solinas (Misto). “Se questa mattina si voterà mi esprimerò per respingere le dimissioni”. Solinas riconosce la correttezza della presidente Marini a differenza di quanto fatto da altri governatori ha fatto un gesto di responsabilità. Ricorda che le sue dimissioni sono state determinate anche da una umana debolezza di fronte alla pressione mediatica. Ma ne evidenzia il preciso significato politico. Solinas attacca il Pd, il segretario nazionale Zingaretti, il commissario Verini ed esponenti come Calenda, che hanno fatto pressioni per spingerla a dimettersi. “Paura dei sondaggi in calo per le europee?”. E ancora: “Per giochi di potere all’interno del Pd si costringe la presidente Marini a dimettersi ed a porre termine alla legislatura”. “Caro Leonelli, lo sciacallaggio politico non l’ha fatta la minoranza, ma dobbiamo guardarci in casa. Marini muore di fuoco amico”. La proposta di Solinas è quindi quella di proseguire la legislatura per il tempo necessario a completare alcune riforme ed assumere alcuni provvedimenti.


Ore 11.52 Tra il pubblico arriva anche la candidata a sindaco a Perugia per il Movimento 5 stelle, Francesca Tizi.


Ore 11.43 Inizia l’intervento di Claudio Ricci (Misto – Rp), che in premessa dà atto della correttezza della presidente Marini. Poi, però, aggiunge: “I fatti rendono chiusa la legislatura. Con esiti negativi”. Perché ha fallito proprio in una delle sue missioni più importanti, la sanità. Marini, nel frattempo, si avvicina per parlare prima con Carla Casciari e poi con la presidente dell’Assemblea Donatella Porzi. Ricci prosegue: i processi si fanno nei tribunali e non in piazza, ma deve valore sempre e per tutti. “Dubbi da quella piazza che giudicò Gesù Cristo”. Tuttavia, ribadisce, la missione sanità con gli esiti negativi “non può che portarci alla conclusione della X legislatura e la presidente della Giunta regionale alla conferma delle sue dimissioni”. Ricci guarda avanti, come del resto dimostrano le sue vele elettorali che continuano a girare per piazza Italia. E propone per la futura legislatura “un unico coordinamento” per le quattro aziende sanitarie e ospedaliere.


Ore 11.31 Prende la parola Marco Squarta (FdI). Annuncia che non entrerà nel merito delle vicende giudiziarie, compito che spetta alla Magistratura. Il suo giudizio è meramente politico: “Non ci sono le condizioni per andare avanti, non esiste una maggioranza forte e credibile, come abbiamo visto in questo mese, di fronte alle risposte urgenti che gli umbri attendono”. E ancora: “Non si può tirare a campare ancora un anno: la legislatura deve finire perché gli umbri non possono più attendere”.

Squarta parla dei ritardi dell’Umbria. Il forte arretramento economico, la carenza di infrastrutture, la mancanza di strategia su temi fondamentali come il turismo, la sanità, i rifiuti.

Sparta conclude: “La maggioranza, come visto questa mattina, è frammentata. Come pensate di poter andare avanti?”.

Ore 11.11 Parla Giacomo Leonelli (Pd) che legge il suo intervento politico e avanza la sua proposta: giudizio positivo sull’operato della maggioranza, ma dimissioni. Leonelli attacca le opposizioni (in Umbria come a livello nazionale) per la retorica tesa a disegnare come una landa “da ricostruire”. Rivendica il buon livello della vita e dei servizi in Umbria, grazie anche a quanto fatto dalla politica in questi anni. Ed anche i risultati raggiunti dalla maggioranza che l’ha governata in questi quattro anni. Parole dette mentre la presidente Marini, chiamata al telefono, lascia l’Aula. Leonelli, prosegue, dando atto anche del buon lavoro fatto da tutti coloro che lavorano ogni giorno nella sanità regionale. La presidente rientra mentre Leonelli sta ricordando le cose fatte dal Consiglio, anche grazie all’opera dell’Esecutivo regionale. Leonelli, dopo aver premesso la sua cultura garantista, ribadisce però che il respingimento delle dimissioni non è un atto di accusa. “Qualcuno in quest’aula può dire che non ci sia stato un atteggiamento clientelare?” domanda l’ex segretario dem. Che prosegue: prima degli interessi personali dovrebbe arrivare l’interesse del proprio partito, ma prima ancora quello dei cittadini e delle Istituzioni. Leonelli ribadisce però le proprie perplessità per la procedura scelta dalla presidente Marini per le due dimissioni, investendo il Consiglio regionale. Dimissioni che non sono arrivate da una bocciatura dell’Aula. Quindi, al di là di quello che sarà il percorso della legislatura, per Leonelli bisogna ritrovare la connessione con la gente e con gli elettori, voltando pagina. Perché “non basta chiedere due volte scusa”. Lenelli termina annunciando il proprio voto sfavorevole sull’eventuale respingimento delle dimissioni.


Ore 10,57 La presidenze Porzi apre la seduta. E’ arrivata la presidente Marini, che ha preso posto al centro dei banchi riservati alla Giunta.

Prende la parola Rometti (Socialisti) che chiede un’uscita “ordinata” dell’Assemblea verso il voto anticipato “che si può svolgere anche entro l’anno”. Parla delle cose che l’Aula può fare: sisma, nuove regole e controlli nella sanità, fondi europei. Rometti ribadisce di essere sempre stato contrario a dimissioni giudicate “frettolose”, visti anche i guai giudiziari di altri amministratori in tutta Italia. “L’unica che si è dimessa è la Marini” ha detto. Rometti accusa il Pd, per la scarsa “solidarietà” dimostrata. Marini ascolta e annuisce.


Ore 10.50 I consiglieri di maggioranza entrano in Aula. Subito convocata la conferenza dei capigruppo. Eloquente il gesto di Silvano Rometti verso alcuni colleghi di minoranza: “E’ finita”.


E’ il giorno più lungo per Catiuscia Marini e per la legislatura regionale. L’Assemblea, dopo la sospensione dello scorso 8 maggio seguito al discorso con cui la presidente ha confermato le dimissioni rassegnate per ragioni politiche a seguito dell’inchiesta sulla Sanitopoli perugina, è chiamata al voto.

Gli irriducibili del gruppo consiliare hanno provato fino all’ultimo a salvare la legislatura, spostando in là la data delle elezioni anticipate. In serata è stato inviato alla segreteria nazionale del Pd un documento con la road map per andare avanti.

Ma dalle notizie filtrate pare che non ci sia stato alcun ripensamento da parte della segreteria nazionale. Catiuscia Marini non è arrivata a Palazzo Cesaroni, da cui trapelano indiscrezioni secondo cui la presidente, proprio alla luce di quanto emerso nel colloquio con Orlando, sarebbe intenzionata ad inviare una nota all’Aula.

I consiglieri di maggioranza sono riuniti nella saletta attigua all’Aula. La tensione è altissima. “Allora ci dimettiamo tutti” una delle frasi catturate. Uno sfogo, che però è indice di come il barometro in casa Pd segni tempesta.

Fuori da Palazzo Cesaroni c’è un presidio degli estremisti di sinistra, che manifestano in modo pacifico. Lo striscione esposto è però pesante: “Pd servi e traditori, dimissioni subito”.

Intanto, nell’anello di piazza Italia girano le vele elettorali di Claudio Ricci.

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