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Decameron2.0, lo scandalo della società che non cambia

Carlo Ceraso

Decameron2.0, lo scandalo della società che non cambia

Non è il nudo a scandalizzare ma i selfie, i video dei baby influencer | Applausi al termine della Prima
Lun, 02/07/2018 - 22:53

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Decameron2.0, lo scandalo della società che non cambia

Decameron2.0, lo scandalo della società che non cambia. E’ stata accolta con interesse dal pubblico del Festival dei 2 Mondi la Prima dell’opera boccaccesca rivisitata in chiave moderna. Una intuizione felice per denunciare che, seppur passati non pochi secoli dalla raccolta di novelle trecentesche, lo spirito dell’uomo non è cambiato. Cambiano i piaceri, il ricorso sfrenato al “piacere”. I piaceri della carne hanno ormai lasciato spazio ad altre negazioni dell’individuo: la  continua ricerca del successo, i “disperati” tentativi di costruirsi una immagine facendo ricorso ai social network o l’immortalare nefandezze che la quotidianità ci riserva. Nell’era in cui già tutto è stato visto, o almeno così si crede, le immagini forti da postare sembrano diventate uno dei pochi strumenti per affermare la nostra stessa esistenza.

Un esperimento teatrale, diretto da Letizia Renzini per il Teatro Metastasio di Prato e lo stesso Festival, di forte impatto visivo ed emotivo. Con il chitarrista Andy Moor, davvero pregevole il suo lavoro, quattro performer – Marina Giovannini, Lucrezia Palandri, Jari Boldrini e Maurizio Giunti – ballano, mimano seminudi fino all’ultima scena, quando toglieranno anche l’ultimo accessorio. Nessuno scandalo al Festival, dove il nudo è stato sdoganato da decenni: quello integrale maschile risale al 2006 quando debuttò “Ercole sul Termodonte” con il tenore statunitense Zachary Stains che mise in mostra tutta la propria prestanza fisica. Lo scandalo , o quello che dovrebbe essere, sono i selfie che i perfomer fanno sulla macabra scena del Nastagio degli Onesti condividendo le immagini sui loro profili. Un po’ come quando in autostrada si trovano lunghe code per i soliti che non mancano di scattare foto all’incidente avvenuto sulla corsia opposta. O chi va in pellegrinaggio sui luoghi dove si sono consumati efferati delitti o gravissimi incidenti per poter dire “io c’ero”.

Lo spettacolo va avanti in un turbinio di immagini digitali, voci fuori campo, con la narrazione che si alterna tra latino, italiano e inglese. E’ il 1348 quando dilaga la peste. E’ oggi, il 2018, dove il dramma è la malattia dell’essere, del sopravvivere.

Decameron 2.0, con linguaggio tanto moderno quanto poetico, parla alla nostra coscienza, unica entità capace di farci decidere se abbandonare la strada di tali “piaceri” o proseguire così, come avviene da centinaia di anni.

© Riproduzione riservata

Foto Maria Laura Antonelli / AGF per il Festival dei 2 Mondi

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