Città di Castello

Dall’ufficio in banca alla conquista dell’Everest | La storia di Lorenzo, coordinatore dei record

Solo un anno fa Lorenzo Pablo Mazzanti aveva tutto quello che la società definisce “stabilità”: una laurea in economia e un contratto in banca. Eppure, tra quei numeri e quelle mura, gli mancava l’aria. Oggi, a 27 anni, quell’aria Lorenzo è andato a cercarsela dove è più rarefatta e pura: a 5.364 metri d’altezza, sulla terrazza naturale che sovrasta il Campo Base dell’Everest.

Questa non è solo la storia di un giovane di Città di Castello che ha cambiato vita; è il diario di una metamorfosi che lo ha portato a coordinare spedizioni internazionali, diventando uno dei volti di punta di WeRoad, il famoso tour operator che organizza viaggi in tutto il mondo.

La svolta: 72 aerei in un anno

Il passaggio dal “posto fisso” al mondo dei viaggi è stato un salto nel vuoto calcolato. Prima il part-time, poi il richiamo della foresta (e della montagna) è diventato troppo forte. Il 2025 è stato l’anno della consacrazione: 72 voli presi in un solo anno (ha passato 12 giorni complessivi in aereo!) e una serie di timbri sul passaporto che farebbero invidia a un pilota di linea: Vietnam, Islanda, Cappadocia, Giappone, Messico, Indonesia (3 volte), fino alle terre selvagge delle Azzorre e del Marocco.

Ma la vera sfida è arrivata con la chiamata più prestigiosa: essere selezionato tra oltre 1.500 coordinatori per guidare la spedizione verso il Campo base dell’Everest.

L’impresa: 14 giorni tra ghiaccio e fatica

Partito il 29 marzo 2026 dopo mesi di allenamenti cardio per fare fiato, Lorenzo – ricordiamo, a soli 27 anni – ha guidato un gruppo di otto persone attraverso lo scenario lunare dell’Himalaya. Otto giorni di ascesa costante, tre di discesa brutale, supportati da cinque coraggiosi sherpa.

Ogni metro è stata una conquista – racconta il tifernate – Sopra i 4.000 metri il vento e la neve non ti danno tregua, con temperature che crollano fino a -15°C”. Non è stata una vacanza, ma una prova di resistenza totale: dormire su materassi di fieno, convivere con il freddo che gela le bottiglie d’acqua durante la notte, passare cinque giorni senza una doccia, mangiare continuamente zuppe e barrette per l’apporto calorico e risvegliarsi alle 5 del mattino per battere sul tempo il meteo avverso del pomeriggio.

Lacrime e adrenalina

Il momento del trionfo è arrivato negli ultimi due massacranti chilometri. Mentre il paesaggio si trasformava in una distesa di vette maestose, la stanchezza ha lasciato spazio all’emozione. Sono arrivato al Campo Base piangendoconfessa – Ero esausto ma felice, una soddisfazione indescrivibile. Farlo come coordinatore, come guida per gli altri pur essendo il più giovane del gruppo, ha reso tutto più magico”.

Il ritorno non è stato da meno: con i voli cancellati per l’alta pressione a Lukla (l’aeroporto più pericoloso al mondo), Lorenzo non si è perso d’animo, affrontando un’odissea di 21 ore in jeep per coprire 280 km di strade massacrate e poter così riuscire a prendere l’aereo di ritorno in tempo.

Il futuro: tra reality e nuovi orizzonti

Lorenzo non ha intenzione di fermarsi. Il suo “diario di bordo” continua sui suoi social, dove ispira migliaia di coetanei a inseguire la propria strada. Nel suo mirino ci sono già Canada, Brasile, Namibia e una sfida il prossimo novembre: la partecipazione a “Unmapped”, un format simile a Pechino Express, tre settimane in Asia tra i viaggiatori più esperti che sarà documentato su Youtube.

Città di Castello, oggi, riabbraccia il suo esploratore, consapevole che Lorenzo ha dimostrato una verità fondamentale: a volte, per trovare se stessi, bisogna avere il coraggio di perdere di vista la riva e puntare dritti verso la cima più alta.