Cronaca

Dallo Stargate del Sacro Convento alla ricerca di Francesco, insieme ai nuovi pellegrini credenti e laici | Foto e video

Pellegrini nella fede. O anche, semplicemente, curiosi, attratti dalla figura di San Francesco. E’ anche questo uno dei miracoli del Poverello di Dio: “chiamare” ad Assisi persone animate da differenti motivazioni. Unite, se non sempre dalla fede, almeno dal rispetto e dall’ammirazione per quell’uomo minuto capace di lasciare un segno così grande. Un segno ancora vivo, a 800 anni dalla sua morte.

Del resto, sanfrancescovive.org è emblematicamente il nome scelto per il portale attraverso il quale si prenotano le visite per l’ostensione del corpo mortale del Santo, iniziate domenica 22 febbraio. Un mese nel quale ossa umane, elemento tangibile della morte, diventano la testimonianza di un grande messaggio di vita, che attraversa i secoli, sempre con rinnovato vigore.

L’ingresso al Sacro Convento come uno stargate

Entrando nel Sacro Convento, in effetti, come in uno stargate sembra di percorrerli a ritroso quegli otto secoli che ci separano dal giorno della morte di Francesco. Anche tra le luci e i faretti che illuminano il lavoro di operatori e cronisti arrivati da tutto il mondo per raccontare il mese della straordinaria ostensione prolungata. Proiettati nel Medioevo, anche se i frati che accompagnano i gruppi (nelle visite guidate del fine settimana) hanno microfono e auricolari. E quelli che per qualche ora non sono impegnati nell’accoglienza ai pellegrini approfittano di un attimo di riposo per una telefonata con il cellulare.

Basta alzare lo sguardo al cielo, al campanile che svetta imponente su tutto il complesso francescano, e ti ritrovi in quel luogo che da secoli, pur nel mutare dei tempi, caratterizza la vita dei frati francescani. Così attuale proprio perché plasmata sull’esempio di una figura inarrivabile, che pure richiama irresistibilmente a sé. Ora anche con il proprio corpo, che resterà visibile per un mese.

Il percorso del pellegrino

Visibile ai pellegrini. Perché tutti, anche quanti non sono spinti dalla fede, sono pellegrini in questo viaggio dalla vita alla morte e ritorno, con San Francesco.

Un viaggio iniziato ben prima delle 7 di domenica mattina, per i primi che hanno prenotato la visita. Nel tendone in piazza dove, effettuato il controllo della registrazione, si riceve il libretto del pellegrino, la preghiera di Francesco e un foglio sul quale, chi vuole, può chiedere la protezione, al Santo, per sé e per i propri cari. Oltre alle informazioni per agevolare la visita e il lavoro della grande macchina organizzativa, che vede mobilitati, insieme ai frati e alle istituzioni, oltre 400 volontari.

L’ingresso nel Sacro Convento è giù un’emozione. Come varcare uno stargate, appunto. Con lo stesso timore iniziale e il senso di pace trasmesso accedendo nel chiostro, pur animato dall’inusuale flusso di persone.

Il rinnovo della promessa battesimale

I pallegrini vengono quindi accolti nella Sala Bonaventura, un misto di antichità e modernità. Qui incontrano l’immagine scelta come simbolo di questa straordinaria ostensione. Francesco viene ritratto mentre abbraccia il mondo. Non un anonimo pianeta, bensì un agglomerato di monti e animate case. Una comunità viva, su cui Francesco, frutto uscito da un chicco di grano, chiama a protezione la mano di Dio.

Quei semi che i pellegrini ricevono in un bicchiere di carta riciclata. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto“. Ecco perché le ossa di Francesco mostrate al mondo non rappresentano un macabro rituale di morte, ma una celebrazione della vita attraverso la morte.

E’ questa l’essenza del Vangelo per i cristiani. Che nel fonte battesimale, da adulti, possono rinnovare le promesse fatte per loro conto dai genitori.

La “riconciliazione”

Dal chiostro si accede alla sala per l’occasione adibita per la confessione. La “riconciliazione”, come la chiamano i frati. Perché non c’è giudizio su ciò che è stato fatto, ma una presa di coscienza e il pentimento dell’uomo peccatore, qui accompagnato dalla fede di Francesco.

Bandierine, fuori da ciascun confessionale, indicano la lingua del confessore. Così che ogni pellegrino, giunto da qualsiasi parte del mondo, possa trovare chi è disposto ad ascoltarlo.

Salendo nella parte superiore del chiostro, ci si può imbattere in momenti della normale vita dei frati all’interno del Sacro Convento. Una novità che, volentieri, anche con divertimento nonostante la fatica, viene accolta dai frati. Qualcuno, nel meraviglioso loggiato da cui si domina la valle umbra, cerca un momento di riservatezza o di semplice riposo.

Il ritrovamento della Tomba di Francesco, come una crime story

Ma prima di avvicinarsi alle spoglie mortali di Francesco, il percorso offre una crime story. Quella che racconta le tappe del ritrovamento della tomba del Santo. Dalla costruzione della Basilica, su quel Colle dell’Infernaccio diventato il Colle del Paradiso. Sino al ritrovamento, nella notte del 12 dicembre del 1818, che ha portato alla sepoltura attuale. Nella preziosa urna aperta con le due chiavi a forma di “s” e di “f”.

Nella Basilica Inferiore

L’imponente campanile accompagna il pellegrino verso il momento più atteso, quello dell’incontro con i resti mortali di Francesco. Nella Basilica Inferiore, lungo il percorso che si snoda sotto il prezioso cielo stellato delle volte. Tra i cicli pittorici che raccontano la vita di Gesù e del Santo che, più di tutti, ne ha saputo seguire il messaggio. E soprattutto, trasmetterlo nei secoli.

L’incontro con Francesco

Francesco è lì. Davanti all’altare maggiore. Nella teca in plexiglass che, in assenza di ossigeno, ne protegge i resti. L’urna metallica è aperta, mostrando il “cuscino” dorato dove riposa il Santo. Il tutto, per questa ostensione, protetto da un’ulteriore teca di vetro infrangibile. Su cui i pellegrini allungano una mano che poi portano alle labbra e al cuore, a conclusione del segno della croce. Perché la storia di Francesco, nella sua meravigliosa semplicità, ci appare così incredibile da sentire il bisogno di toccarla materialmente.

Certo, nel mondo di oggi, tangibile diventa ciò che si può fotografare. Gesto non consentito, nella Basilica Inferiore. Se non agli operatori della comunicazione, chiamati a testimoniare quanto di incredibile, ancora una volta, sta avvenendo ad Assisi. A giornalisti e operatori, dopo l’anteprima di sabato, sono ancora concessi pochi minuti in appositi spazi. Quelli in cui anche qualche religioso, prima del ritorno dei pellegrini, cerca qualche momento di intima preghiera insieme a Francesco.