Il messaggio di Maria Cristina arriva dritto al cuore: “Il mondo non è solo da usare. È un luogo a cui appartenere"
“Il pianeta che stai inquinando è anche il mio. È di tutti noi”. Con queste parole, chiare e decise, ma dal profondo senso civico, Maria Cristina Garofani, responsabile del gruppo Retake di Trevi, apre l’intervista a Tuttoggi.
Questa non è solo una frase, è una posizione che non lascia ad altre possibili interpretazioni. È un gesto di appartenenza, solidarietà. Un atto d’amore verso ciò che troppo spesso consideriamo scontato. Sono le strade sulle quali ogni giorno camminiamo e calpestiamo, i parchi pieni di risate di bambini, i luoghi silenziosi delle nostre città che sembrano abbandonati. In quelle parole c’è un invito diretto, che non accusa né giudica ma, chiama alla responsabilità e alla sensibilizzazione. Perché ciò che è di tutti è anche nostro. E quando sentiamo che qualcosa ci appartiene, impariamo a custodirlo.
Da questa consapevolezza nasce la storia di Maria Cristina, un racconto che parla di piccoli gesti, di sguardi attenti e di una passione che, col tempo è diventata una vera missione di vita che se trasmessa con il buon esempio, potrebbe essere un piccolo seme per cambiare il pianeta che ci ospita. C’è chi insegna tra i banchi di scuola seguendo il programma scolastico e chi con amore e divertimento, continua a educare fuori, tra le vie, nei parchi, negli angoli dimenticati della città.
Maria Cristina Garofani ha quasi 58 anni ed è da sempre maestra di scuola Primaria. L’educazione è il suo modo naturale di comunicare, il suo filtro sul mondo. Ma oggi quella vocazione ha superato le pareti della scuola ed è diventata impegno civico, presenza attiva, testimonianza viva.
A Trevi è il cuore e il volto di Retake, un ruolo che lei stessa rifiuta di chiamare “secondo lavoro”. <, spiega entusiasta. “Perché nasce da una scelta consapevole, da un impulso profondo che vuole coerenza tra ciò che si insegna e ciò che si vive”, prosegue. Per lei insegnare il rispetto per se stessi e per il prossimo significa praticarlo. Ogni giorno e ovunque.
La scintilla scatta tre anni fa, quasi per caso. Un incontro come tanti si trasforma in qualcosa che ha cambiato il percorso di Maria Cristina. Conosce Rebecca Spitzmiller, fondatrice di un movimento civico nato a Roma quindici anni prima. Non una classica associazione, ma un’idea semplice e rivoluzionaria: invitare i cittadini a diventare protagonisti del cambiamento. Niente lamentele, niente deleghe. Solo azione.
La missione sembra banale ma dietro il gesto di raccogliere rifiuti c’è molto di più. Raccogliere rifiuti è il gesto più visibile ma l’obiettivo è più profondo: risvegliare il senso del bello, il rispetto, l’appartenenza. Ricordare che i luoghi non sono spazi anonimi da attraversare, ma ambienti da vivere, da sentire propri.
Da quell’incontro, Maria Cristina torna a casa con un pensiero che non l’abbandonerà: prendersi cura dei luoghi significa prendersi cura delle persone. “E’ una triste realtà ma spesso il degrado esterno nasce da una disattenzione interiore, da una distanza emotiva da ciò che ci circonda” spiega preoccupata.
A Trevi, Retake prende vita, diventa una realtà tangibile che si sta estendendo a macchia d’olio attraverso eventi, il passaparola e soprattutto il buon esempio. Non è solo un simbolo, ma azione quotidiana. Un piccolo gruppo di volontari, pochi ma con un profondo senso civico. Nessuna caccia ai colpevoli, nessuna accusa. Solo mani che si muovono insieme. Sistemare un’aiuola, pulire un angolo abbandonato, ridare colore a una staccionata. Sono gesti semplici, quasi invisibili, ma pieni di significato che possono trasformare un luogo in degrado in uno da vivere.
Ogni gesto lancia un messaggio silenzioso ma che urla. Dice che il degrado non è normale. Che si può fermare. Che tutto può cambiare, un passo alla volta, se qualcuno decide di muoversi. In questi gesti c’è un’educazione civica che non si insegna con le parole, ma con il buon esempio e soprattutto con la prevenzione. E spesso è proprio l’esempio che resta più impresso.
Maria Cristina cammina tra le vie della sua città con occhi diversi. Non sono occhi distratti né rassegnati. Sono occhi che vedono davvero. Scorgono ciò che altri ignorano: una bottiglia lasciata lì, una cartaccia trascinata dal vento, un angolo dimenticato. Si ferma, raccoglie, pulisce. Un gesto che ormai per lei è diventato naturale proprio come respirare. Anche se qualcuno la guarda con imbarazzo, come se stesse infrangendo una regola non scritta: “non è compito mio”.
Per lei, quello è il primo passo, il più difficile e anche il più urgente: svegliarsi. Rompere quel torpore collettivo che ci fa accettare il degrado come fosse parte del paesaggio, come se fosse inevitabile. Ma non lo è.
Lo dice con fermezza: “Il territorio non è un luogo anonimo, è casa nostra. E’ una casa, quando la senti tua, la curi. Anche quando nessuno ti vede”, spiega.
Il cuore della sua missione restano i bambini. Loro rappresentano la radice. Se queste radici si fortificano con la presa di coscienza, il buon esempio ci saranno speranze per un ambiente più salubre e bello. È lì che trova forza e senso. A scuola, grazie anche ai programmi di educazione ambientale e civica, semina ogni giorno consapevolezza, con la pazienza di chi sa che i cambiamenti veri richiedono tempo. Non predica, non impartisce lezioni: mostra, fa, coinvolge.
Un bambino che si ferma davanti a un rifiuto e prova disagio, che fa la raccolta differenziata con naturalezza, che corregge un adulto senza pensarci: per lei è una piccola grande vittoria. È la prova che qualcosa si muove. “Quando un bambino capisce, hai già cambiato il futuro”, confida. Ed è una soddisfazione che va ben oltre qualsiasi premio, perché parla del domani, della responsabilità condivisa, di una cittadinanza che cresce.
Accanto all’insegnamento, c’è il lavoro sul territorio. Un impegno possibile solo grazie a una rete di alleanze che collaborano continuamente. Il Comune di Trevi, l’azienda per i rifiuti, le associazioni locali, i gruppi storici come l’Ottobre Trevano: mondi diversi che si uniscono per un obiettivo comune. Ed è proprio questa rete a rendere ogni iniziativa più forte, più bella. Perché agire insieme crea legami. E i legami, se coltivati, diventano comunità. Una comunità che si riconosce è più forte, più viva, più attenta.
Ma il cammino verso un visibile cambiamento non è semplice. “Coinvolgere i giovani è una sfida. Il volontariato chiede tempo, costanza, presenza. E spesso le attività si svolgono nel weekend, quando l’interesse è altrove. Eppure la spinta non si ferma. Perché ogni piccolo gesto è un “sassolino” che può far partire una valanga positiva. Un esempio che resta. Un’azione che parla, anche in silenzio,” racconta con entusiasmo.
Oggi Retake a Trevi prosegue, tra azioni concrete, sogni futuri, feste di quartiere, parchi restituiti ai bambini e luoghi tornati vivi. Ma soprattutto continua a raccontare un’altra storia. Una storia dove ognuno può dare il suo contributo. Senza aspettare che sia sempre qualcun altro. Senza delegare ciò che è di tutti.
Il messaggio di Maria Cristina arriva dritto al cuore, senza frasi fatte né slogan: “Il mondo non è solo da usare. È un luogo a cui appartenere. E quando senti di appartenere a qualcosa, impari anche a difenderlo” spiega. Non servono gesti eroici. Basta iniziare. Raccogliere una lattina, sistemare un’aiuola, piantare un albero insomma, essere d’esempio per un bambino. Piccoli gesti, uno dopo l’altro, capaci di cambiare questo meravigliosa pianeta che ci ospita e ci accoglie. Per noi e, per chi verrà dopo.


