di Carletto Ceraso (*)
Una rete dei Comuni, con il supporto quotidiano e costante della stampa, per combattere il dramma delle morti sul lavoro. E’ l’iniziativa lanciata questo pomeriggio dal sindaco di Campello Sul Clitunno, Paolo Pacifici, che ha voluto commemorare in questo modo le vittime della tragedia alla Umbria Olii di due anni fa costata la vita a Giuseppe Coletti, Maurizio Manili, Tullio Mottini e Vladimir Todhe. Quattro vite inghiottite in un istante dalle fiamme dell’inferno scatenato dall’esplosione dei silo dell’azienda olearia. L’appello del primo cittadino del piccolo comune umbro è stata subito raccolto da Articolo 21 (presente con Giuseppe Giulietti), dalla Carovana del lavoro sicuro (oggi c’era il portavoce, l’ex ministro Cesare Damiano) e dalla Federazione Nazionale della Stampa rappresentata da Santo della Volpe. Non erano però gli unici. Con loro c’erano le troupe di Canale 5, Rai 1 e Rai 3, La7, gli inviati della carta stampa e quelli on line: tutti uniti nel sostenere il progetto di questo coraggioso sindaco, la cui idea può contribuire a contrastare la piaga delle morti bianche.
La rete – Già da domani, sul sito di Articolo21, comparirà un suo articolo che meglio spiegherà il progetto (e il Protocollo) con il quale si cercherà di aggregare, attraverso la rete, tutti i comuni della penisola affinchè si impegnino ad avviare campagne di educazione civica e ad aumentare i controlli nei cantieri per quanto nelle facoltà delle municipalità. Ed un impegno formale a restare vicini alle famiglie delle vittime “come abbiamo cercato di far noi, per quanto possibile, sin da quel maledetto 25 novembre di due anni fa” dice il sindaco.
Per non dimenticare – Senza il ricordo e la memoria si è destinati a commettere gli stessi errori. A non correggerli. La memoria deve servire, in casi del genere, come denuncia. E’ anche per questo che, subito dopo l’apertura della celebrazione commemorativa, vengono riproposti gli special tv dedicati in questi mesi alla catastrofe della Umbria Olii. Il servizio di Elisa Anzaldo per Rai1, di Nevio Casadio per RT dell’indimenticato Enzo Biagi (Rai3), di Claudia Marchionni per Matrix (Canale5) e di Silvia Testa per La7.
Mani e lacrime – Scorrono le immagini. Impietose, come la morte di Giuseppe, Maurizio, Tullio e Wladimir. Alcuni dei familiari presenti alla cerimonia cedono alla emozione. Piangono gli adulti come i bambini. Figli, mogli, fratelli e sorelle di quei poveri operai. Le loro mani si cercano e si trovano, si stringono forte. Si lasciano qualche istante solo per asciugare le lacrime. A differenza di quanto è a volte avvenuto nelle aule del Tribunale, dove la rabbia ha preso il sopravvento, il loro dolore oggi è composto. Forse, forse perchè sentono le istituzioni vicine. Non tutte. Dalla giustizia, ad esempio, si aspettano una accelerazione del procedimento che porterà a stabilire eventuali responsabilità (al momento l’unico indagato resta l’a.d. della azieda olearia Giorgio del Papa). Su un angolo della Sala comunale è appoggiato Klaudio Demiri, l’unico scampato alla strage, il superstite che ancora si sveglia in piena notte in preda all’incubo di quella giornata di lavoro. “Mi chiedo perché io sono qui oggi mentre gli altri sono morti sopra a quel silos” ha detto pochi giorni fa a Massimo Solani de L’Unità, rompendo così un silenzio durato quasi due anni “mi tormento, mi dico che forse sarebbe stato meglio se fossi morto anch’io, magari al posto di uno di loro. Loro avevano figli che ora devono crescere senza un padre, e mogli che dovranno allevarli da sole. Per me è dura, ma è niente in confronto a quello che hanno passato e stanno passando loro».
Altre mani e orecchie – a seguire la cerimonia ci sono anche semplici cittadini. Non sfugge ai più la presenza di un uomo che maneggia nervosamente fra le mani un registratore. Non è un giornalista, forse vuol solo ‘immortalare’ la celebrazione. Forse. Verso la fine della cerimonia riceve una telefonata. Il clima in sala e il tono tenuto dai relatori consentirebbe di sentire anche il volo di una mosca. “No, no, di te ha parlato solo quello della Cgil” dice l’uomo al suo interlocutore.
Le autorità – A Campello ci sono quasi tutte le amministrazioni del comprensorio. Sindaci e assessori di Foligno, Spoleto, Terni, Spello, Bevagna, Giano dell’Umbria, Narni, Massa Martana, Castel Ritaldi. C’è il consigliere regionale Cintioli, l’assessore provinciale Granocchia. Ci sono anche i sindacati di Cisl (Ulderico Sbarra), Cgil (Mario Bravi), Uil (Umbro Conti) e l’Ugl. Durissimo l’intervento di Sbarra che ha denunciato come il sindacato “non sia in grado di sostenere da solo questa battaglia. La mia esperienza sindacale viene dal mondo edile, ho visto almeno cinque colleghi, cinque amici morire nei cantieri. Bisogna dire basta a queste stragi, a cominciare proprio dall’Umbria che ha un triste primato”. Mario Bravi ripercorre la tragedia campellina, la vicenda giudiziaria e denuncia quanto ci sia ancora da fare sul tema della sicurezza nei posti di lavoro.
La Umbria Olii – l'azienda olearia oggi è rimasta chiusa in segno di lutto (un cartello appeso sulla cancellata avvisa del blocco delle attività). Se non ci sono al momento novità sul fronte giudiziario, in attesa che la Cassazione decida sul ricorso presentato da Giorgio del Papa che ha chiesto la ricusazione dei giudici del Tribunale di Spoleto, sembrano essercene (il condizionale è d’obbligo) sotto il profilo societario della Umbria Olii.
Che, a guardare il sito, da S.p.A. sarebbe stata trasformata in S.r.l. acquisendo la nuova denominazione di Umbria Olii International. La notizia è trapelata nel pomeriggio e ci sarebbero dei cambi anche al vertice societrio. La sede legale è stata fissata a Roma mentre a Campello restano gli uffici. Nulla di invariato invece per l’altra azienda del gruppo, l’Olivella, azienda di prodotti cosmetici, che di recente ha sponsorizzato alcuni eventi culturali umbri (da ultimo il Trevi Noir Festival).
(*) La favola (triste) di Carletto
C’era una volta, tanti anni fa, un bimbo che aspettava il rientro di suo Papà. Corrado, il Papà, era un muratore e in quei giorni lavorava al restauro della facciata del Duomo di Amelia. Quel giorno però Corrado volò via, o meglio giù dal Duomo. Senza poter far più ritorno a casa, dove lo aspettavano la moglie e i quattro figli. Il più piccolo di loro si chiamava Carlo, come chi scrive, ma ad Amelia lo chiameranno sempre tutti Carletto (già, proprio come la famosa canzone di quell’altro Corrado, il più noto presentatore televisivo). A lui dedico questo articolo, prendendo in prestito, per una volta, il suo soprannome. Posso permettermelo, quel bambino era mio nonno.