Coronavirus, quel confine regionale "invalicabile" che divide famiglie e affetti

Coronavirus, quel confine “invalicabile” tra Castiglione e Chiusi che divide famiglie e affetti

Redazione

Coronavirus, quel confine “invalicabile” tra Castiglione e Chiusi che divide famiglie e affetti

Burico e Bettollini si incontrano sul ponte del Tresa per lanciare un appello a Conte
Mer, 29/04/2020 - 19:35

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Coronavirus, quel confine “invalicabile” tra Castiglione e Chiusi che divide famiglie e affetti

Un confine regionale “invalicabile”, anche per l’ultimo Dpcm sull’emergenza Coronavirus, che divide anche familiari e affetti, residenti in Umbria o in Toscana. Ma magari a poche centinaia di metri gli uni dagli altri.

I sindaci di Castiglione del Lago e di Chiusi si sono incontrati sul ponte del torrente Tresa, che divide i due comuni e segna il confine tra Umbria e Toscana, “invalicabile” anche nella Fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Un divieto, quello dello spostamento tra regioni, che penalizza fortemente i territori di confine. E così Matteo Burico e il collega Juri Bettollini si sono ritrovati sul confine per lanciare un appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e porgli le istanze dei territori di confine.

Chiediamo al presidente Conte – spiega Burico – di tenere in considerazione le esigenze di quei municipi che condividono, di fatto, lo stesso territorio anche se posti in regioni diverse. I nostri cittadini spesso hanno in comune affetti familiari o relazioni personali, separati a poche centinaia di metri da un confine che è solo geopolitico. Mentre è possibile andare in città lontane, anche centinaia di chilometri“.

“Rivedere la norma sui divieti tra confini”

I due sindaci, come molti altri colleghi di città di confine, chiedono una revisione della norma che vieta il superamento del confine regionale, almeno per quanto riguarda i Comuni di confine.

“Autonomia sulle aperture delle attività commerciali”

L’altra richiesta è che sindaci e Consigli comunali siano investiti di maggiore responsabilità: “Decidere autonomamente l’apertura o la chiusura non solo delle aree verdi, ma anche e soprattutto delle attività commerciali dei propri territori, sempre nel rispetto di tutte le normative di sicurezza e prevenzione per il contrasto del virus. In questo modo – conclude Burico – aiuteremmo la ripartenza della microeconomia, un settore vitale per la sopravvivenza delle famiglie delle nostre città“.

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