Coronavirus, dubbi e perplessità della ristorazione a pochi giorni dalla Fase 2 - Tuttoggi

Coronavirus, dubbi e perplessità della ristorazione a pochi giorni dalla Fase 2

Simone Pompili

Coronavirus, dubbi e perplessità della ristorazione a pochi giorni dalla Fase 2

Intervista a Paolo Martellini, imprenditore spoletino che ci racconta in che modo sta riorganizzando la propria attività.
Sab, 02/05/2020 - 08:14

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Coronavirus, dubbi e perplessità della ristorazione a pochi giorni dalla Fase 2

A netto del nuovo DPCM redatto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte del 26 aprile scorso e che prevede una prima uscita dal lockdown, non sono poche le modifiche che il mondo della ristorazione dovrà prevedere per cercare di mantenere a galla uno tra i settori più martoriati da questa emergenza sanitaria.

Infatti, per la somministrazione ai tavoli di cibi e bevande, ancora non si hanno né date certe anche se la Regione Umbria ha presentato istanza per una riapertura anticipata sulla data nazionale. Tantomeno ci sono regole chiare; di sicuro invece sappiamo che si potrà continuare con il servizio di consegna a domicilio, e che ci sarà la possibilità di aggiungere la ristorazione da asporto.

Quest’ultima prevederà ovviamente l’obbligo del distanziamento sociale di almeno un metro, il divieto assoluto del consumo del prodotto acquistato all’interno del locale, e l’interdizione della sosta nell’immediate vicinanze dello stesso.

A tal proposito abbiamo raccolto la testimonianza e le preoccupazioni di Paolo Martellini, che gestisce insieme al figlio Jacopo e alla moglie Simona il “Silver Spuleti”, locale caratteristico situato nel cuore del centro storico di Spoleto.

In che modo state organizzando una eventuale riapertura – se così possiamo definirla?

Ovviamente parlare di riapertura è qualcosa di azzardato per quanto riguardo la “fisicità” del nostro lavoro. Il decreto ancora non prevede somministrazione di cibo e bevande all’interno dei locali, e al momento ci sono solo supposizioni e fantasiose idee che arrivano da ogni parte d’Italia.

A mio avviso, comunque, nel caso si dovesse ripartire più in avanti (e me lo auguro di cuore), le regole che verranno imposte saranno sicuramente molto severe; tra queste ci sarà il distanziamento sociale, dispostivi di protezione, sanificazione interna dei locali e degli strumenti, che noi già abbiamo predisposto – come ozono ecc.

Inoltre doteremo ogni tavolo, bagni e ingresso con gel igienizzanti, e se il decreto governativo lo predisporrà metteremo dei pannelli divisori tra un tavolo e l’altro, ma come ripeto, si naviga ancora a vista.

Ci faccia un’ipotesi di come sarebbe un’eventuale riorganizzazione del suo locale nel rispetto del distanziamento sociale.

Il nostro locale prevede una capienza interna, attraverso tre sale, di circa 75 posti complessivi e una pedana all’esterno che ne conta circa una trentina.

Sicuramente attraverso il distanziamento sociale, il numero di clienti che potranno essere ospitati, si ridurrebbe del 50%. Tutto questo, quindi, imporrebbe una turnazione per fasce orarie, in modo da non creare eventuali assembramenti.

Oltre a ciò siamo davvero preoccupati perché non sappiamo se saremo in grado di garantire il pagamento dei tributi locali, statali e gli affitti commerciali nel corso dell’anno e anche del prossimo, avendo perso una parte di fatturato e non disponendo quindi di liquidità necessaria per le restrizioni che saremo costretti ad affrontare.

Ancora, noi non offriamo solo cibo, ma come tutti i ristoratori dispensiamo sorrisi, abbracci, serenità, tranquillità e cordialità. In un periodo come questo mancheranno anche quelle che sono le caratteristiche principali dell’essere ristoratore: la vicinanza con il cliente.

Il delivery o il take away rappresenteranno una valida alternativa per la sopravvivenza del vostro locale?

Sicuramente sì. Il nostro locale già effettuava cibo da asporto e, in maniera minore, anche la consegna a domicilio. Certamente in questo periodo di lockdown abbiamo avuto il tempo per organizzare meglio il delivery, che per noi rappresenterà una valida alternativa a quello che facciamo attualmente.

Infatti è nostra intenzione potenziare questa attività attraverso un progetto che stiamo sviluppando e che riguarderà un ampliamento dei canali social, dove aumenterà la varietà dei nostri menù che a breve metteremo a disposizione dei clienti.

Quali sono le vere problematiche che il governo sta sottovalutando per quanto concerne il vostro settore?

Sicuramente il Governo ha fatto uno sforzo importante per cercare di tamponare la situazione sanitaria, unica dal dopoguerra. Purtroppo però, questa, non è solo un’emergenza sanitaria, che ovviamente ha la priorità, ma anche economica e sociale.

Inoltre, questo obbligherà il settore della ristorazione a seguire norme stringenti che comporteranno un esborso economico importante in assenza di un normale flusso di cassa.

Per di più il rinvio delle tasse non fa diminuire la preoccupazione, anzi, tutt’altro; così come il pagamento degli affitti commerciali che rimane tutt’ora un rebus a cui nessuno ha dato una concreta spiegazione.

Una sua visione, da imprenditore, su cosa andrebbe fatto di concreto, sia in questo momento che in futuro, nel caso dovessimo riaffrontare una drammatica fase 1.

E’ proprio in questo momento di inattività forzata che occorre progettare il futuro. Sarà necessario parlare nel nostro settore di un’epoca pre-virus e di una post-virus. Sicuramente in futuro il mercato cambierà moltissimo e le attività ristorative che già erano in difficoltà dovranno reinventarsi, in quanto tutto questo ha aggravato ulteriormente la situazione.

Quindi, quando torneremo alla vita normale dovremmo fare i conti con uno scenario profondamente diverso e vorremmo trovare soluzioni attraenti e alternative per i nostri clienti, mantenendo alta la qualità della materia prima, ampliando il servizio, rafforzando il take away e le consegne a domicilio attraverso l’utilizzo di specifiche piattaforme online.

Per non parlare poi delle idee che stiamo cercando di realizzare proprio in questo periodo e che, con ogni probabilità, costituiranno anche il futuro della nostra ristorazione nel locale di Spoleto.

Inoltre, sarebbe auspicabile che le amministrazioni comunali favorissero, in vista della prossima stagione estiva, la concessione di maggiori spazi pubblici all’esterno, rispetto a quelli che i ristoratori già hanno, per aumentare i posti disponibili ridimensionati dal distanziamento sociale e soprattutto concedendoli gratuitamente.

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