Si è tenuta nella “Sala Monterosso” di Villa Redenta una conferenza stampa promossa da Legambiente sul tema “Rischio Industriale e la Direttiva Seveso. Il caso Spoleto”. Erano presenti il Responsabile Scientifico Legambiente Stefano Ciavani, il Referente su Rischio Industriale e Sicurezza sul Lavoro Legambiente Claudio Patricolo, il Presidente Legambiente Umbria Alessandra Paciotto, il responsabile Sezione Territorio Foligno-Spoleto Arpa Mario Segoni, il Delegato del Dipartimento Protezione Civile David Fabi, il Professore del Dipartimento di Igiene Università di Perugia Lamberto Briziarelli, il Sindaco Massimo Brunini e l’assessore Loretoni.
La conferenza è stata aperta dal Delegato del Dipartimento Protezione Civile David Fabi che ha spiegato l'importanza della Direttiva Seveso e del passo in avanti che con essa si è fatto nell'ambito della prevenzione del rischio industriale. La Direttiva chiarisce quali tipologie di stabilimenti sono da ritenersi pericolosi, attraverso una classificazione di sostanze chimiche potenzialmente dannose sia per l'ambiente sia per la popolazione. Il problema principale della Direttiva emanata nel 1999 – che impone alle aziende alcuni adempimenti normativi – è che i suoi effetti non sono retroattivi, nel senso che tutte le sue disposizioni vengono applicate esclusivamente agli stabilimenti in fase di realizzazione o non ancora esistenti, mentre per quelli esistenti e per le infrastrutture adiacenti agli stabilimenti sono previste unicamente alcune modifiche ed integrazioni. Da qui il problema di numerosi stabilimenti – come l'Italmatch realizzato nel 1929 – la cui collocazione sul territorio è prossima alle aree urbane e la cui produzione industriale prevede la lavorazione di sostanze chimiche classificate come pericolose nella direttiva stessa.
I toni dell'incontro, inizialmente pacati, hanno permesso una comprensione tanto della direttiva Seveso, quanto degli effettivi rischi ambientali, nonché dei relativi rischi per la popolazione. Proprio su questo ultimo aspetto si è concentrato l'intervento dell'esperto di Rischi Industriale Claudio Patricolo il quale, a seguito di uno studio durato più di un anno, ha sottolineato la pericolosità della Italmatch che utilizza il Fosforo come principale materia prima nelle sue produzioni. Patricolo ha sottolineato “la mancanza, nel Rapporto di Sicurezza, di dati resi obbligatori dalla direttiva, come la tossicità acuta ed eco-tossicologica di alcune sostanze chimiche utilizzate nello stabilimento”. “Si tratta di requisiti minimi – ha continuato Patricolo – che devono essere presenti. Non si capisce come il Comitato Tecnico Regionale abbia potuto approvare un documento talmente superficiale. La negligenza non è accettabile su questioni così delicate”. Patricolo nel corso del suo intervento è arrivato poi al nocciolo della questione: l'Italmatch, situata al centro della città, utilizza principalmente fosforo come materia prima ed è per questo soggetta alla Direttiva Seveso.
Su questo punto è stato ricordato l'incidente del settembre scorso, quando un incendio divampò nello stabilimento ed una nube invase le zone adiacenti. Il Responsabile per Spoleto-Foligno dell'Arpa Mario Segoni ha tenuto a precisare che, proprio in occasione dell'incidente, la stampa si scatenò cavalcando l'onda della paura che investì la popolazione. In un caso “ci sono state persone che ci hanno chiamato sostenendo di avere particelle di fosforo nei balconi, nelle piante, nei palloncini dei bambini ma, una volta analizzata la sostanza si trattava semplicemente di polline. Ed è questo – sottolinea Mario Segoni – che dobbiamo evitare, l'uso distorto delle informazioni, specie di quelle che finiscono sui giornali”
E proprio seguito di questo intervento che si i toni si sono alzati. Il rappresentante della Rsu Maurizio Dainelli ha attaccato Legambiente per aver distribuito un volantino terribile e fuorviante. “Sono quindici anni che lavoro nello stabilimento e non ricordo mai incidenti seri, infortuni o il riscontro di malattie croniche. Quello che invece non è accettabile è il terrorismo mediatico portato avanti dai mezzi di comunicazione ”. Dainelli ha poi polemizzato anche con Patricolo, colpevole di aver fatto notare come le scuole elementare e materna di Villa Redenta siano a meno di 100 metri dallo stabilimento. “Qui c'è a rischio il lavoro di 100-120 persone con famiglia e figli, con mutui da pagare, non è pensabile la delocalizzazione dell'azienda che, inevitabilmente comporterebbe la perdita dei posti di lavoro”. Forte lo scontro verbale con il Consigliere comunale Aurelio Fabiani: “Si comprende la vostra preoccupazione – spiega Fabiani – ma non è possibile ragionare partendo dal solito ricatto padronale. Ho rivolto numerose interrogazioni scritte in Consiglio comunale ma ho sempre ricevuto risposte pressapochiste”. Lo scontro è andato crescendo e in ben due occasioni si è evitato il contatto ‘fisico’ quando Fabiani è stato pesantemente insultato.
Alla fine la discussione si è ricomposta ed è tornato il dialogo, su una questione che richiederà necessariamente la convergenza di tutte le forze sociali e politiche, al fine di trovare una soluzione accettabile che tenga conto tanto dei rischi ambientali e per la popolazione, quanto delle esigenze dei lavoratori. Sarà possibile?
(modificato 17.20)