A 150mila medici e dirigenti del Servizio Sanitario nazionale verrà bloccato il rinnovo del contratto dopo una attesa lunga 10 anni. Questo il risultato di un’estenuante contrattazione fra Stato e Regioni che non ha portato una stabilizzazione delle posizioni contrattuali. Ma il blocco alla stipula di nuovi contratti e rinnovi contrattuali per i medici e i dirigenti non può essere imputato solo al Governo.
“In realtà – attacca il consigliere regionale De Vincenzi – il Governo ha solamente recepito, come affermato dalle sigle sindacali dei medici e dei dirigenti) una linea di indirizzo promossa proprio durante la Conferenza Stato-Regioni dello scorso novembre, che fa fede rispetto all’attuale natura della contrattazione. Anche la Regione a guida Marini, evidentemente, si è allineata a questa prospettiva e non ha preso una posizione coerente a favore dei medici“.
De Vincenzi concorda con la posizione del dott. Giorgio Cavallero, segretario del sindacato medici e dirigenti Cosmed: un bel guaio per medici, dirigenti, ma anche per gli stessi pazienti, perché salta tutto l’impianto di un accordo complesso e articolato e se passa l’interpretazione che la norma è retroattiva, allora per 150.000 medici e dirigenti del Servizi Sanitario Nazionale e degli Enti locali si riparte da zero, dopo dieci anni di attesa, con una infinità di adempimenti: nuovo atto di indirizzo per accordo quadro, ipotesi accordo quadro con parere di Ragioneria e Corte conti, approvazione Consiglio dei Ministri, nuova determinazione della rappresentatività sindacale, nuovo atto di indirizzo per il contratto e quindi per l’undicesimo anno consecutivo niente contratto anche per il 2019.
“Una realtà fattuale – commenta ancora De Vincenzi – che colpisce evidentemente anche il sistema sanitario della nostra regione e va contro ogni forma di storytelling che ancora oggi ascoltiamo dai banchi della giunta regionale, circa il tema delle assunzioni del personale medico e delle figure dirigenziali, tanto del comparto sanitario quanto di quello veterinario. Zero assunzioni da una parte e un aumento esponenziale delle mansioni e delle competenze dall’altro per garantire la continuità di servizio“.
Per il consigliere di Umbria Next si tratta di un atto decisamente contraddittorio e incoerente: “Se da un lato le Regioni possono far pesare la propria voce sui temi della sanità, dall’altra si adagiano su uno scarica barile nei confronti del Governo centrale, depotenziandosi proprio nelle fasi più delicate come sono quelle contrattuali”. Uno stallo politico che porterà probabilmente allo sciopero, in programma per il prossimo 25 gennaio, con ulteriori disagi per i cittadini.
“Una forma di inerzia politica – prosegue De Vincenzi – che non va certo verso la direzione di efficienza dei servizi medici e sanitari, spesso raccontata dal nostro governo regionale, e che inciderà in modo sempre più netto nella vita quotidiana di migliaia di professionisti e pazienti, oltremodo provati dalle inefficienze della nostra sanità regionale. Abbiamo il legittimo sospetto che manovre di questo genere possano essere funzionali al percorso di inesorabile privatizzazione della sanità in evidente stato di avanzamento anche nella nostra regione. Tuttavia – conclude – auspichiamo che il Governo possa riconsiderare tutta la questione per tutelare sia gli interessi dei medici e quelli dei pazienti“.