Terni

“Contare i femminicidi è una questione di potere”. Donata Columbro alla Casa delle Donne

“A cosa serve quantificare i dati sui femminicidio? Serve a rendersi conto che non c’è niente di normale nella violenza”. Così si chiude l’incontro nella Casa delle donne di Terni con la giornalista Donata Columbro, che ha presentato il suo ultimo libro “Perché contare i femminicidio è un atto politico”. Moderatrici Paola Gigante e Valentina Capati. E’ nella sintesi di queste frasi che emerge il senso del data journalism sui femminicidi. Non si tratta solo di contare un numero ma di raccontarlo e metterlo in relazione con un ambiente e con il potere.

I dati sui femminicidi

In Italia, non esiste un registro ufficiale dei femminicidi, e il modo in cui vengono classificati gli omicidi di donne rispecchia un sistema che spesso minimizza la violenza di genere. Il lavoro di raccolta dati condotto dai movimenti femministi (Casa delle donne, Non una di meno) e dalle associazioni assume un’importanza cruciale. Il conteggio dei femminicidi è una questione di potere e resistenza. Il femminismo dei dati è fatto di processi e scelte umane, cosa contare e in che categorie mettere i dati. Nel 2006 si è avuta la prima racconta di dati dall’Istat, nel 2014 la seconda indagine. Poi nel 2025. 11 anni senza avere dati sul sommerso. Perché perché costa formare le persone, non c’è la volontà di investire, sono cambiate le modalità di raccolta, ora le giovani non rispondono più a un telefono fisso. La politica fa il resto: Trump è andato a eliminare data set pubblici, che riguardano liste di parole come donna, vittima, trauma). Nel frattempo si sono attivati gruppi di ricercatori che hanno cercato di fare archivio.

Il femminicidio non si vede

I femminicidio non esistono così come non esiste la siccità. Ma occorre misurare il fenomeno, devo prendere delle decisioni. Diana Russell sociologa e criminologa sudafricana, nel 1976 parla di “femicidio” per descrivere l’uccisione di donne da parte di uomini motivata dal genere. Oggi si parla di femminicidio, di morti di violenza patriarcale, ma ci sono altre definizioni per inquadrare il fenomeno. Cosa c’è dentro il femminicidio? C’è il nucleo domestico, ci sono le sex worker, esistono i femminicidio “vicari” dei figli/e quando il marito vuole punire la moglie. “Non è un atto privato, una relazione intima, domestica ma riguarda tutta la società”, continua Columbro. E la maggior parte ha a che fare con una radice economica.

Cura e incuria

Se da una parte c’è l’incuria e la sciatteria istituzionale nel raccogliere questi dati, che denota scarsa intenzione di volerlo considerare un tema importante, c’è la necessità di colmare un vuoto. Chi lo fa? In Italia dal 2005 la Casa delle donne di Bologna ha messo con righe e tabelle per iscritto i dati sui femminicidi. Dopo che un padre, medico, di buona famiglia uccise sua figlia perché non era d’accordo sui termini della separazione con la moglie. Questo archivio riempito da 20 anni è usato anche da chi vuole fare ricerca e dalle famiglie che vogliono ottenere giustizia. Sempre che non si voglia diffondere il dato (molto spesso gli uomini che hanno commesso il delitto). Non una di meno nel 2020 ha fatto lo stesso dopo l’omicidio di una donna lesbica ma raccontato i modo diverso dai media.

La classificazione è importante

Anche la classificazione è importante: “Le donne che scompaiono devono essere definite subito femminicidio“. O i casi di donne che hanno diagnosi psichiatriche vengono derubricati “allontanamenti volontari” (caso Mara Favro in Val di Susa). Dai report della polizia emerge la definizione di “omicidi per pietà”. E’ uno stereoripo: se un uomo vive con una donna disabile è normale che non regge e la uccida e si uccide. Il sottotetto è che non sono casi da contare. Viceversa casi di donne che uccidono uomini non accadono. Anche sui figlicidi non c’è un report ufficiale. Lo fanno le associazioni e l’Eures che prende in considerazione sì l’età ma non sai da chi vengono compiuti.

L’obiettivo dei dati

Il mio obiettivo non è avere la tabellina con i dati ma capire la situazione che porta alle violenze“, aggiunge la giornalista Columbro. La situazione economica, abusi, Child penalty: secondo dei dati sui dipendenti una donna che fa figli non recupera lo stipendio totale per circa 15 anni, quando tuo figlio è adolescente. Questo non succede ai padri che anzi ricevono premi. Il femminicidio poi avviene molto spesso quando c’è più emancipazione, le donne non stanno più in silenzio e riportano il tema nel dibattito pubblico. “Bisogna recuperare la centralità delle emozioni che adesso sta soccombendo all’esaltazione della razionalità“, aggiunge.